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Consiglio comunale, la scomparsa di PD e FI

Come è cambiato il Consiglio comunale dell'Aquila dopo un anno e mezzo di amministrazione Biondi: PD e FI con gruppi inconsistenti.

Dopo un anno e mezzo dalla formazione del nuovo Consiglio comunale dell’Aquila, i due principali partiti hanno già perso i pezzi e il loro peso politico nell’Assise civica.

Il primo partito a collassare è stato il PD: dopo aver rovinosamente perso la guida della città, nella nuova amministrazione targata Biondi il Partito Democratico era la principale forza di opposizione, con un gruppo formato da 5 consiglieri: Stefano Albano, Stefano Palumbo, Emanuela Iorio, Antonio Nardantonio e Americo Di Benedetto. Agli inizi di luglio, il PD ha perso il suo peso specifico in Consiglio, andando letteralmente in frantumi, con l’uscita dal gruppo di Antonio Nardantonio ed Emanuela Iorio, confluiti in Il Passo Possibile insieme ad Americo Di Benedetto. Nell’occasione, gli ex PD avevano imputato al partito una “rigidezza” che di fatto impediva un’espressione plurale delle diverse anime dell’opposizione. Da lì lo sbocco verso la soluzione civica. Risultato, un partito che fino all’anno scorso guidava la città, è rimasto con soli due esponenti in Consiglio comunale, dopo un breve passaggio come gruppo più numeroso dell’opposizione.

Più delicata la situazione all’interno della maggioranza. Se i “travasi” nell’opposizione non cambiano gli equilibri in Consiglio – almeno finché il Consiglio di Stato non si esprime sull’Anatra zoppaquanto successo ieri in Forza Italia, oltre ad avere risvolti sulle elezioni regionali, può portare a minare gli equilibri o quantomeno a una ridefinizione per quanto riguarda l’assegnazione delle deleghe in Giunta.

Il partito di Berlusconi, infatti, è arrivato in Consiglio con ben 7 consiglieri: Roberto Jr. Silveri, Ferdinando Colantoni, Vito Colonna, Giancarlo Della Pelle, Maria Luisa Ianni, Roberto Tinari ed Elisabetta De Blasis, la prima a lasciare il gruppo (a maggio), per aderire alla Lega. Una forza valsa a Forza Italia un vicesindaco (Guido Liris), il presidente del Consiglio Roberto Tinari e tre assessori (lo stesso Liris, Annalisa Di Stefano e Sabrina Di Cosimo). Anche in questo caso, però, a seguito delle note vicende che hanno portato alla rottura con il coordinatore regionale Pagano e il commissario cittadino Martino, il gruppo più numeroso (questa volta della maggioranza) si è svuotato, con l’uscita di Ferdinando Colantoni, Vito Colonna, Giancarlo Della Pelle e Roberto Jr Silveri che, insieme a Leonardo Scimia di Benvenuto Presente, hanno dato vita a un nuovo gruppo consiliare: Insieme per L’Aquila.

Da 7, quindi, i consiglieri di FI sono diventati 2: il presidente Roberto Tinari e Luisa Ianni. Dopo il congelamento delle deleghe di Annalisa Di Stefano, in Giunta rimangono il vicesindaco Guido Liris, con un piede già in Fratelli d’Italia, e Sabrina Di Cosimo, in passato già nel mirino di “fuoco amico”. Capitolo a parte per il presidente Tinari, presente con Annalisa Di Stefano alla conferenza stampa di Martino costata le deleghe all’assessore di FI. «Perché Di Stefano paga e Tinari la passa liscia?» si sono chieste le consigliere di opposizione Emanuela Iorio ed Elisabetta Vicini, insieme alla responsabile cultura del PD, Fabiana Costanzi. La risposta, forse, nel fatto che il sindaco può disporre direttamente delle deleghe, mentre il presidente del Consiglio comunale viene eletto da tutta l’Assise. Quindi la resa dei conti potrebbe non essere finita: con il nuovo gruppo di Insieme per L’Aquila, insieme a FdI e Lega, la “nuova maggioranza” avrebbe gioco facile a presentare il conto anche a Tinari, ammesso e non concesso che lo voglia davvero fare.

Certo è che con lo “svuotamento” di FI e la formazione del nuovo gruppo gli equilibri cambiano e con essi dovrà cambiare anche l’assetto in Giunta. Se Liris “si salva” con l’ingresso in FdI, a farne le spese – oltre ad Annalisa Di Stefano, già fuori Giunta – potrebbe essere Sabrina Di Cosimo, in virtù delle probabili rivendicazioni del nuovo gruppo consiliare, che conta 5 elementi, contro i 2 di Forza Italia, e che naturalmente vorrà dire la propria sul futuro assetto, quindi è probabile che il sindaco dovrà rimettere in gioco anche altre deleghe, oltre quelle “lasciate libere” da Annalisa Di Stefano. Tutto questo, senza contare la sentenza del Consiglio di Stato sull’Anatra zoppa, attesa a giorni, che potrebbe ulteriormente rimischiare le carte.

Intanto però il commissario locale di Forza Italia, l’onorevole Antonio Martino, dovrà spiegare a Berlusconi come ha fatto prendere in mano un partito con un gruppo di 6 consiglieri comunali (maggioranza nella maggioranza) per ritrovarsi nel giro di una decina di giorni con lo stesso numero di consiglieri del PD (e forse tra un po’ anche di meno).

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