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L’Aquila e San Giorgio, Patrono della città

Oggi l'Archeoclub racconta con il Capoluogo.it la figura di San Giorgio, Santo Patrono della città dell’Aquila. Corrado IV dopo la fondazione della città ordinò la costruzione di una chiesa per il Santo più venerato.

dal socio dell’Archeoclub L’Aquila, Sandro Zecca

Sandro Zecca racconta il legame storico e religioso tra L’Aquila e San Giorgio, Santo Patrono della città, per la rubrica “Archeoclub per il Capoluogo”

Nel 1098, durante la prima crociata, l’esercito occidentale composto da cavalieri crociati e condottieri nordeuropei assediava vanamente la città di Antiochia. L’arrivo dei Genovesi, al grido di battaglia “Genova e San Giorgio”, rovesciò l’esito dell’assedio.

san giorgio

Secondo la leggenda, durante la battaglia San Giorgio sarebbe miracolosamente apparso ai combattenti cristiani, accompagnato da splendide e sfolgoranti creature celesti con numerose bandiere bianche sulle quali campeggiavano delle croci rosse.

Dopo questa crociata San Giorgio divenne il santo più venerato del mondo cristiano.

Il suo combattimento contro il drago fu scelto come simbolo della lotta del bene contro il male e rappresentato da mille artisti.

San Giorgio e il secondo diploma di Corrado IV per l’Aquila

Quando nel gennaio del 1254 Corrado IV, con un diploma, consentì agli aquilani di costruire la loro città, sapeva di essere scomunicato e che di certo Innocenzo IV non avrebbe ascoltato nessuna sua richiesta. Per dare una chiesa all’Aquila doveva muoversi in autonomia.
Così con un secondo diploma ordinò che fosse costruita una chiesa intitolata a San Giorgio “nella nostra città di Aquila” perché “abbia un esimio Santo come protettore” e vi pose un prevosto e sei canonici da “remunerare con la decima parte di ogni provento e reddito”.

San Giorgio fu il santo patrono della città per tre anni

Il prevosto di Corrado IV è con ogni probabilità il Mastro Angelo che Papa Alessandro IV nomina nella bolla del 20 febbraio 1257, nella quale parla anche della “chiesa dei SS.Massimo e Giorgio dell’Aquila che state edificando … e che decretiamo sia d’ora in poi Cattedrale”.
In realtà Alessandro IV, successore di Innocenzo IV, non poté che prendere atto di quanto stava accadendo: una città in forte crescita con una chiesa ed un prevosto non riconosciuti dalla chiesa di Roma. E così il 22 dicembre 1256 invitò con ‘littera gratiosa’ il vescovo di Forcona, Bernardo da Padula, a trasferire all’Aquila la sua diocesi insieme a quella Amiternina, richiesta accolta dal vescovo dopo aver rogato l’atto per la fusione delle due diocesi con gli arcipreti di S.Vittorino, Barete e Coppito il 21 gennaio 1257 e dopo la già menzionata ‘littera executoria’ del 20 febbraio conosciuta anche come “Bolla di traslazione”.

Solo a quel punto la chiesa di Roma entrò in città unendo il titolo della vecchia Cattedrale forconese a quello della chiesa di Corrado IV che diventò così dei SS. Massimo e Giorgio, santi protettori della città.

Poi la distruzione di Manfredi. Nel 1267 con la ricostruzione angioina della città, Niccolò Sinizzo, secondo vescovo dell’Aquila, iniziò la fabbricazione della nuova cattedrale ai piedi del Mercato, chiesa che mantenne il vecchio titolo e in cui fu seppellito nel 1294.

Ma dove si trovava la chiesa di San Giorgio ?

Con ogni probabilità, è quella ricostruita dai bazzanesi dopo la distruzione operata da Manfredi e tuttora intitolata a Santa Giusta, capoquarto di San Giorgio. Tra i primi studiosi a formulare questa teoria ci fu Luigi Rivera, che fu anche Balì Gran Croce di Giustizia del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio. Il duca fece notare subito che gli affreschi del XV secolo raffiguranti le gesta di San Giorgio intento a salvare la ‘Real donzella’, venuti alla luce nel 1926, andavano visti insieme alla rappresentazione dei protettori SS. Massimo e Giorgio intagliati ai lati del coro.
Questa tesi è oggi condivisa da altri studiosi come Mons. Orlando Antonini, massimo esperto di architettura religiosa aquilana, lo storico Sandro Zenodocchio che tenne una conferenza sulla Chiesa di San Giorgio dopo la pubblicazione della scoperta degli archivi svevi su Deutsches Archiv n.62 del 2006 e l’arch. Maurizio
D’Antonio autore di “Due documenti inediti di Corrado IV sulla fondazione dell’Aquila” pubblicato sul B.D.A.S.P. nel 2017.

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