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Rigopiano, Regione insensibile ma non responsabile

Rigopiano e carta valanghe: il perché delle archiviazioni per i politici abruzzesi. La Regione Abruzzo poco sensibile ma no responsabilità penale

La Regione Abruzzo a livello politico è stata scarsamente sensibile e attenta sul pericolo valanghe, ma non c’è responsabilità penale da parte dei politici abruzzesi nel disastro di Rigopiano.

Queste alcune delle motivazioni delle archiviazioni chieste, nell’inchiesta su Rigopiano, riguardo alle posizioni dei tre ex presidenti della giunta regionale Luciano D’Alfonso, Ottaviano Del Turco, e Gianni Chiodi, e degli ex assessori con delega alla Protezione civile Tommaso Ginoble, Daniela Stati, Mahmoud Srour, Gianfranco Giuliante e Mario Mazzocca,  con specifico riferimento al filone d’indagine sulla mancata realizzazione della Carta di localizzazione dei pericoli di valanga (Clpv).

Rigopiano, dirigenti regionali deferenti e politici insensibili

La Procura di Pescara, nel provvedimento che segue alla richiesta di archiviazione, non lesina le bacchettate alla politica regionale, rea di aver tardato nella redazione della carta delle valanghe, e al tempo stesso anche i dirigenti.

“È  emersa in modo ampio e diffuso una scarsa sensibilità e attenzione in materia di Protezione civile sullo specifico tema del pericolo da valanghe da parte degli organi tecnici della Regione e in particolare è dato un comportamento di ‘sudditanza psicologica’ gravante sulle figure dirigenziali, la cui carriera dipende gerarchicamente dal favore del politico, verso quest’ultimo: sudditanza che si traduce nel non voler porre al politico richieste (stanziamento) che si intuisce non sono nelle di lui priorità di programma”.

Secondo l’accusa

“questo modo di essere e quindi di operare è certamente censurabile nel funzionario ma pone un serio interrogativo anche sulla qualità di un politico che a priori viene percepito dal tecnico così sordo a ciò che non lo motiva politicamente, che non gli si pone nemmeno la richiesta. Ovviamente questi temi non implicano un apprezzabile rilevo penale – sottolineano i magistrati – ma è necessario farne qui menzione perché concorrono a spiegare le condotte (omissive) che hanno portato alla presente richiesta di archiviazione per i politici, procedendosi invece nei confronti di alcuni funzionari”.

“Pur trattandosi di condotte connotate da superficialità e scarsa professionalità e, pertanto, eventualmente rilevanti sotto il profilo deontologico e disciplinare, l’assenza di elementi sulla loro efficacia causale rispetto agli eventi di morte e lesioni considerati, ne esclude la rilevanza ai fini delle ipotizzate responsabilità di natura penale”.

Queste le motivazioni per il responsabile del 118 Vincenzino Lupi e della funzionaria della Prefettura di Pescara Daniela Acquaviva che rispose alla telefonata del ristoratore Quintino Marcella, che per primo lanciò l’allarme nel pomeriggio della tragedia, pronunciando la frase “la madre degli imbecilli è sempre incinta”.

Rigopiano, l’inchiesta: 25 a processo e 18 le richieste di archiviazione

In totale sono 18 persone le richiesta di archiviazione: se usciranno dall’inchiesta verrà deciso dal gip. Le posizioni stralciate sono quelle dei tre ex presidenti della giunta regionale abruzzese,Luciano D’Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi; degli assessori che si sono succeduti nella delega alla Protezione civile, Tommaso GinobleDaniela Stati, Mahmoud Srour, Gianfranco Giuliante e Mario Mazzocca; dell’ex vice presidente della Regione Abruzzo Enrico Paolini; dell’ex direttore generale della Regione Abruzzo, Cristina Gerardis; del direttore del dipartimento di Protezione civile, per tre mesi nel 2014, Giovanni Savini; del responsabile della sala operativa della Protezione civile Silvio Liberatore; del dirigente del servizio di Programmazione di attività della Protezione civile Antonio Iovino; del direttore del Dipartimento opere pubbliche della Regione Abruzzo fino al 2015 Vittorio Di Biase; dell’ex sottosegretario alla Giustizia, Federica Chiavaroli; della funzionaria della Protezione civile Tiziana Capuzzi. E di Lupi e Acquaviva. Chiesta l’archiviazione, solamente per alcuni capi di imputazione legati a reati minori, anche per l’amministratore e legale responsabile della società Gran Sasso Resort &Spa Bruno Di Tommaso, per il consulente incaricato da Di Tommaso al fine di adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni Andrea Marrone, per l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo e per il dirigente regionale della Protezione civile Carlo Giovani. I quattro restano indagati per altri reati.

 

Rigopiano e la Carta delle Valanghe negli anni

Un ritardo costante nella redazione della carta delle valanghe.Specificamente per quanto riguarda il livello politico la Procura scrive che: Questo emerge dalla ricostruzione dei Pm di Pescara

“Laddove il rimprovero ai politici fosse nei termini di non essersi comunque attivati per realizzare una Clpv su tutto il territorio montuoso abruzzese, che come tale di necessità avrebbe ricompreso Rigopiano, detta censura posta in riferimento alla causalità dell’evento del 18 gennaio 2017 dovrebbe necessariamente confrontarsi anche con il dato acquisito dall’integrazione di consulenza tecnica, che per licenziare operativamente una siffatta Clpv occorrono non meno di 4 anni e 4 mesi, finendo con escludere dalla rimproverabilità penale gli indagati che hanno assunto responsabilità di governo successive, cioè in tempi ormai non utili ad avere una Clpv per tutto l’Abruzzo e quindi comprendente anche Rigopiano, come tale idonea ad impedire in tesi di accusa l’evento”.

La Procura poi esamina in maniera specifica la condotta tenuta dalle Giunte che si sono succedute alla guida della Regione cominciando da quella a guida Del Turco:

“Si deve rilevare che sono state assecondate le iniziative e le richieste della dirigenza amministrativa per la elaborazione della Carta storica delle valanghe, quale documento necessariamente propedeutico alla Clpv”.

L’elaborato finale della Carta storica è stato approvato dal Coreneva, ma l’allora dirigente Vincenzo Antenucci

“non ha provveduto alla trasmissione della Carta, omettendo di dare seguito a tali disposizioni dell’organo tecnico collegiale”.

Per quanto riguarda la Giunta Chiodi, la Procura affema che “le iniziative inerenti gli aggiornamenti della Carta storica delle valanghe sono proseguite” e che anche in questo caso il dirigente Antenucci “ometteva la trasmissione all’organo politico”.

Inoltre viene evidenziato che durante la Giunta Chiodi vi stato “un impulso politico in materia di Protezione civile” e che nel 2014 con delibera di Giunta regionale

“veniva approvato l’elaborato della Carta storica delle valanghe, questa volta ritualmente trasmesso anche a tutti i Comuni dove erano state censire le valanghe, tra cui Farindola”.

Ultimo passaggio è quello dei tempi più recenti, che riguarda D’Alfonso e Mazzocca:

“non sono emersi – per la Procura – elementi per ritenere che l’indirizzo politico già avviato in materia di Protezione civile con riferimento, in particolare, al tema della prevenzione dei rischi da eventi valanghivi in territorio abruzzese sia sostanzialmente mutato e che le direttive e le disposizioni impartite al riguardo dall’organo politico siano state revocate o disattese”.

I pm sottolineano infatti che

“durante tale periodo è stata ultimata la redazione della Clpv per il bacino sciistico del Gran Sasso ed impegnata la somma di 43 mila euro per la predisposizione del secondo lotto della Clpv relativo ai bacini sciistici di Aremogna, Monte Pratello, Pizzalto e Campo Felice. È stato pertanto mantenuto l’ordine di priorità temporale già indicato dal Coreneva – è scritto ancora nella richiesta di archiviazione – anche se, in realtà, mai aggiornato per inerzia della dirigenza tecnica”.

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