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Accorpamento elezioni, adesso la richiesta c’è

I Radicali scrivono a Lolli: accorpamento tra elezioni regionali ed europee per garantire il diritto al voto anche nelle zone interne.

Farebbe comodo a tutti, ma nessuno ha il coraggio di invocarlo: accorpamento tra elezioni regionali ed elezioni europee. Adesso la richiesta arriva dai radicali.

Tutti vogliono andare alle elezioni alla prima data utile, ma solo il Movimento 5 Stelle ha un candidato (Sara Marcozzi), a parte la proposta di Fabrizio Di Stefano con le Civiche, ancora “negoziabile”. Il centrosinistra aspetta Giovanni Legnini (ormai è questione di dettagli), il centrodestra aspetta il tavolo nazionale degli alleati, per capire che ne sarà della terna di FdI (Morra, Marsilio, Foschi) che non convince nessuno. Intanto sembra che l’unica cosa certa sia la data delle elezioni, il 10 febbraio prossimo.

Il presidente vicario Lolli, di concerto con la presidente della Corte d’Appello, ha indicato quella data per le elezioni regionali, precisando di non aver mai chiesto e non voler chiedere l’accorpamento con le elezioni europee di maggio. Da parte sua, il centrodestra dice che lo stallo della regione Abruzzo, iniziato sostanzialmente con la candidatura di D’Alfonso al Senato, non può proseguire oltre. Entrambi, però, non hanno ancora iniziato la “vera” campagna elettorale, in assenza di candidati. Nessuno, però, vuole prendersi la “responsabilità” di avanzare una richiesta così impopolare, a differenza di qualche esponente politico di sinistra come Maurizio Acerbo, che ha già criticato la data del 10 febbraio, e adesso i Radicali Abruzzo, che – con una lettera a Lolli – mettono per la prima volta ufficialmente sul tavolo l’ipotesi accorpamento, anche se ormai sembra tardi.

Accorpamento con le europee, i radicali scrivono a Lolli.

«Con riferimento alla data di convocazione delle prossime elezioni regionali – scrive il segretario regionale Dario Boilini – riteniamo di porre alla sua attenzione la necessità di applicare il dettato dell’art. 7 comma 2 della legge 111 del 2011 che prevede, nel caso in cui siano convocate elezioni per il Presidente della Regione nello stesso anno in cui si svolgono le elezioni per i membri del Parlamento Europeo, che le elezioni per il Presidente della Regione si svolgano nella medesima data di quelle per il Parlamento europeo. A favore di tale determinazione, come peraltro già deciso in modo analogo dalla Regione Basilicata sulla base delle medesime considerazioni, si invoca la lettera della norma, chiarissima, che lo prevede per evidenti ragioni di risparmio di risorse pubbliche. Nel senso auspicato si espresse il 10/12/2013 il Ministero degli Interni in risposta alle interrogazioni degli Onorevoli Melilla n. 3-00256 e Vacca ed altri n. 3-00510 in occasione, del tutto analoga, delle precedenti elezioni regionali abruzzesi. Una decisione in tal senso peraltro è pienamente in linea con la necessità di garantire in modo effettivo e concreto l’esercizio del diritto di voto in una Regione dove un terzo della popolazione risiede in aree interne dove non è difficile immaginare le difficoltà che si potranno incontrare nel periodo invernale. Inoltre ciò consentirebbe anche di garantire agibilità politica dato che lo svolgimento di elezioni in febbraio, oltre a rischiare di essere molto difficoltoso per l’esercizio del diritto di voto come sopra evidenziato, comporta  a sua volta la necessità, per le liste che non siano già rappresentate in Consiglio o in Parlamento, di raccogliere le relative firme (1.500 per ogni provincia) in pieno periodo invernale e natalizio (la presentazione delle liste con l’attuale calendario sarebbe l’ 11-12 gennaio) e successivamente  lo svolgimento della campagna elettorale in inverno. È evidente che tale situazione penalizza soprattutto chi non ha già una rappresentanza e dispone di mezzi limitati, dato che rende difficoltoso se non impossibile raccogliere le firme ai tavoli per strada (cosa molto più percorribile in marzo/aprile) e svolgere la campagna elettorale in luoghi aperti e con mezzi meno dispendiosi (volantinaggi, comizi, tavoli, etc),  obbligando di fatto a fare tutta la campagna al chiuso, con costi maggiori (noleggio sale etc.), e creando pertanto una evidente disparità e limitando la rappresentanza e i diritti costituzionali politici connessi».

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