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Coppito 3, sfondata la cuccia di Peppino foto

L'Aquila, sfondata con un calcio la cuccia di Peppino. Segnalazione partita dai residenti di Coppito 3.

L’Aquila, sfondata con un calcio la cuccia di Peppino.

«Atto vandalico senza senso, dettato da ignoranza e cattiveria.»

«L’amministrazione deve garantire, tutelare e migliorare la convivenza uomo-animale.»

«I cittadini di Coppito 3 ci hanno contattato per denunciare l’increscioso accaduto. Peppino, cane di quartiere a Coppito 3, anziano, docile e benvoluto da tutti i residenti, non ha più la sua calda cuccia dove dormiva da 7 anni.» segnala Sinistra Italiana L’Aquila.
«”I residenti si sono accorti che qualcosa non andava ” – dichiara Cristiana Graziani Medico Veterinario, responsabile Ufficio Diritti Animali del Circolo di Sinistra Italiana – notando al mattino, e con queste gelide nottate, che Peppino dormiva per strada al di fuori della sua abituale cuccia. Qualcosa era accaduto -continua la Graziani – infatti una parete della cuccia era stata divelta e l’interno svuotato del suo rivestimento in Polistirolo.»
 
«Un Gesto da vigliacchi, dettato dal clima dell’intolleranza ed ignoranza che si respira nella nostra città.»
 
«Il Sindaco Pierluigi Biondi deve assolutamente ed urgentemente provvedere a risanare questa antica relazione uomo-animale, il randagismo va combattuto con intelligenza non di certo con l’ incarcerazione dei cani a vita, i canili Aquilani devono essere vuoti.»
«La non compiuta conoscenza delle Leggi vigenti in materia di tutela dei diritti animali, la superficialità e l’impoverimento culturale causati dai numerosi accalappiamenti di cani storici nei progetti c.a.s.e. induce il cittadino non evoluto a credere che l’allontanamento o la cattura dei cani sia la risoluzione del problema randagismo/ vagantismo e a generare dunque il sintomo intolleranza e discriminazione di specie. E’ dunque inescusabile il perpetuarsi di questi grotteschi episodi.»

«I comuni (ai sensi della legge 14 agosto 1991, n.281, della legge regionale Abruzzo del 2013, delle Ordinanze Ministeriali vigenti e delle Circolari regionali) sono tenuti ad eseguire una serie di adempimenti e tra questi promuovere la “cultura”, la parola chiave sulla quale soffermarsi: ci vuole appunto un salto culturale per affermare i diritti degli animali e affinché la nostra città ed il suo territorio possano considerasi Civili.»

«Non c’è la volontà politica di affrontare il problema e, le conseguenze di ciò, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti. Perché l’ illegalità genera altra illegalità’, o peggio, la convinzione che essa sia la norma. Centinaia sono sono i cani detenuti illegalmente a catena. Cani da caccia e da guardia al gregge detenuti in condizioni di maltrattamento e liberi di riprodursi indiscriminatamente, producendo ogni anno centinaia di cani randagi sofferenti.»

«In Abruzzo la catena è vietata dal Dicembre del 2013.»

«Chi detiene un cane a catena è un contravventore della Legge Regionale. Per tale motivo va segnalato agli Organi di Polizia Competenti per territorio.
La insana convinzione che il cane a catena non soffra, induce questi pseudo-proprietari, carenti di moralità e senso di giustizia, a non rispettare né la legge né l’animale. Infatti spesso i cani a catena non hanno nemmeno un tetto sulla testa che li protegga dalla pioggia e dalla neve. Solo un asse di legno o di metallo, o i rami di una pianta. Con le zampe nel fango e nel ghiaccio, si ammalano e muoiono di polmonite, aggrediti dall’artrite o semplicemente per ipotermia”.»

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