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I segreti del cimitero foto

L’Abruzzo Horror Festival saluta con la visita notturna al cimitero monumentale. Alla guida lo studioso Andrea De Petris.

L’Abruzzo Horror Festival saluta con la visita notturna al cimitero monumentale.

La quarta edizione dell’Abruzzo Horror Festival si è chiusa con la visita notturna al cimitero monumentale guidata da Andrea De Petris, giovane studioso che, dopo anni di ricerche, è riuscito a portare alla luce i segreti sepolti nel silenzio del cimitero dell’Aquila.

Presso l’ingresso principale del cimitero, sotto una pioggia leggera, Andrea riceve un folto gruppo di visitatori di tutte le età, segno che alcune tematiche, seppur sinistre, destano un atavico interesse. Andrea inizia subito con lo sfatare una convinzione diffusa in città:

«La chiesa qui vicino viene di solito chiamata chiesa del cimitero ma dovete sapere che essa è preesistente al cimitero stesso. Fu infatti edificata negli anni 70 del 400 mentre il cimitero risale alla fine degli anni 60 dell 800. Il vero nome della chiesa è S Maria del Soccorso per via di una statua della Madonna che era collocata lì fin dal medioevo e che ogni anno veniva onorata con una solenne processione. Nel 1440 le maggiori famiglie aquilane, i Notarfranchi, gli Agnifili, ed i Petricca, finanziarono la costruzione del santuario che fu affidato ai monaci olivetani. Ad essi fu affidata anche la coltivazione dei campi dove oggi troviamo il cimitero.»

Alla domanda su dove fosse il vecchio cimitero Andrea sorride: «Chiedetevi perché Via Campo di Fossa abbia questo nome».

Entrando nel cimitero Andrea ci conduce presso una sepoltura dalle epigrafi rese illegibili dal tempo, si tratta della tomba di Francesca Chiodi, ragazza sfortunata la cui bellezza fu anche la sua condanna: «Francesca era molto povera e faceva la domestica presso le ricche famiglie della città, ebbe una storia con un rampollo dell’aristocrazia locale e rimase incinta ma il bambino nacque morto. Un imprenditore genovese, sentendola cantare mentre attendeva alle faccende domestiche, si accorse della sua bellissima voce e fece di lei la più famosa cantante di cabaret in Italia. Francesca divenne famosissima nell’Italia di inizio 900 ed assunse il nome d’arte di Paolina Giorgi.»

Una storia di riscatto degna di un film se non fosse che, nel 1911, mentre era in tournè, un ammiratore giunto dalla lontana Buenos Aires, vedendo respinte le proprie avances, le sparò tre colpi al cuore ponendo fine ai suoi sogni. Oggi nessuno più ricorda la voce cristallina e gli amori sfortunati di Francesca che, stando alle voci dell’epoca, sembra abbia avuto una storia con D’Annunzio.

Più avanti riposa Karl Heinrich Ulrichs, la sua sepoltura è inserita nel sito internazionale findagrave.com in quanto fu il primo omosessuale in Europa a svelare le proprie inclinazioni sentimentali.

«Si dice che L’Aquila sia una città estremamente bigotta e chiusa, sappiate quindi che la nostra comunità ospitò il primo omosessuale a fare ciò che noi chiamiamo outing in quanto non si vergognava a mostrarsi in pubblico con il proprio compagno. In Germania fu perseguitato ed allora si trasferì all’Aquila dove insegnò latino e greco fino alla morte. Volle farsi seppellire qui, nella città che lo accolse.»

Entrando nell’ossario sembra di trovarsi nelle catacombe di Parigi, pareti di ossa circondano i visitatori ma, nella struttura ipogea, non vi sono solo scheletri. In disparte, in una nicchia, un feto umano è conservato nella formalina da tempo immemore, forse per ricordare ai visitatori come la vita abbia inizio, e come finisca.

Per Andrea il cimitero non ha segreti, fin da bambino non si è fatto intimorire dall’aspetto cupo e sinistro del luogo:
«Con gli anni, con ricerche meticolose tra le tombe e negli archivi, ho imparato a far parlare i morti, ad ascoltare le loro storie.»

Sicuramente quella di Giuseppe, morto a 105 anni, deve essere stata una storia lunga ed interessante mentre quella di Giovanna e Vittorio, giovanissima coppia di sposi, genitori di una bimba, deceduti a pochissimo tempo l’uno dall’altra, deve essere stata degna di un fil drammatico come fu drammatica la fine di Giovanni, morto suicida nel 1948, deluso dalla vita.
In un loculo dorme Camilla, morta nel 1942 a solo un anno di vita, la foto la ritrae post mortem, composta in un vestitino bianco, come un angioletto: «Per tutta la prima meà del 900 -spiega Andrea – si risentì dell’usanza vittoriana di fotografare i defunti, in Inghilterra li si ritraeva in mezzo ai parenti mentre da noi si preferiva comporli sul letto di morte benchè non manchino anche inquietanti foto di gruppo.»

Le note della viola da gamba di Esteban Lobos indicano che il giro è finito e che bisogna lasciare i morti al loro riposo, le note riecheggiano le parole che Giulio ha voluto fossero apposte sulla lapide: “Della mia breve vita terrena resti vivo il ricordo che ero amato e che ho amato“.

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