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Verdeaqua, aspettando il Comune

Attesa per la mossa del Comune per Verdeaqua. Due le ipotesi in campo: breve proroga o sgombero struttura. Nell'ultimo caso gli utenti saranno rimborsati.

Impianti chiusi e situazione congelata per la Verdeaqua che attende la mossa del Comune. In assenza di un’autorizzazione provvisoria gli utenti saranno rimborsati.

Numerose in questi giorni le richieste di informazioni da parte delle famiglie con figli iscritti agli impianti della zona di Santa Barbara e sportivi che frequentavano la struttura gestita dalla cooperativa Verdeaqua fino alla sentenza del Consiglio di Stato. Non è infatti chiaro il futuro, in assenza di indicazioni specifiche da parte del Comune. Mercoledì doveva tenersi un’apposita commissione, annullata però la sera prima.

Verdeaqua, se non verrà accordata una gestione provvisoria si fermeranno gli impianti e la cooperativa libererà gli impianti e rimborserà gli utenti.

«Non abbiamo titolo a riaprire la struttura, la sentenza del Consiglio di Stato non è appellabile, quindi abbiamo le mani legate. Siamo in attesa delle decisioni del Comune, ma se non arriva almeno una proroga per l’esercizio provvisorio non possiamo fare niente». Così la presidente della cooperativa sociale Verdeaqua smile, Sandra Giordani, ai microfoni del Capoluogo.it. Una proroga che però dovrà essere concordata. Con un orizzonte temporale ridotto, infatti, per la cooperativa sarebbe impossibile proseguire alle condizioni attuali strutturate sulla base della precedente proroga al 2037, sebbene gli stessi gestori abbiano proposto un piano per l’esercizio provvisorio “a costo zero”. Un’occasione di confronto poteva essere la commissione convocata per mercoledì scorso, poi annullata e non ancora riconvocata.

Intanto, senza un atto del Comune, la cooperativa non può riprendere le attività e rimane “congelata”, senza sapere se deve sgomberare la struttura e bloccare gli impianti, al momento ancora funzionanti. Insieme a Verdeaqua, anche utenti e famiglie sono in attesa di conoscere il futuro degli impianti. Su questo, però, la coopertiva non può rispondere, in quanto dev’essere il Comune ha chiarire i passaggi successivi. Nel frattempo gli operatori sono pronti a garantire la continuità del servizio e tengono gli impianti funzionanti per impedire che l’acqua si rovini, sperando che la situazione si sblocchi quanto prima. In un senso o in un altro. Se non dovesse arrivare la proroga, infatti, i gestori saranno costretti a fermare gli impianti e sgomberare la struttura dai macchinari, di proprietà della cooperativa. In quel caso, gli utenti che hanno sottoscritto già l’abbonamento verranno rimborsati: «Considerata la situazione di incertezza – spiega Sandra Giordaniabbiamo preferito far pagare solo un dodicesimo dell’abbonamento annuale, quindi meno di un abbonamento mensile. Se non si potrà recuperare, gli utenti – che comunque hanno usufruito di parte del mensile in corso al momento della chiusura, verranno rimborsati, ma naturalmente occorre un atto deliberativo della cooperativa, non posso decidere solo io. Se invece potremo riaprire, verranno recuperati i giorni rimanenti e poi si ripartirà con nuovi abbonamenti. Ci tengo però a precisare che nessuno ha pagato un abbonamento annuale, ma solo un dodicesimo».

Queste le ipotesi in campo, quale delle due si verificherà (e quando) – però – non dipende dalla cooperativa, ma dalle decisione che vorrà assumere l’amministrazione comunale, sollecitata dal consigliere Lelio De Santis: «Ho richiamato l’attenzione dell’amministrazione comunale – scrive oggi in una nota – sul problema, molto delicato, della chiusura della struttura sportiva Verdeaqua ma permane un silenzio ingiustificato che mi impone di chiedere con urgenza la convocazione della Commissione consiliare competentee della Commissione di Garanzia e controllo. Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Società Verdeaqua Smile, che gestisce l’impianto sportivo, e ha decretato di fatto la chiusura dello stesso e la fine, per il momento e non si sa fino a quando, di tutte le attività svolte da circa 700 ragazzi, oltre al licenziamento di 50 lavoratori».

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