IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio, Pierluigi Biondi, Luigi D'Eramo

Lavori alle palazzine Ater, è ancora burofollia

Una cabina Enel che deve essere spostata rischia di bloccare i lavori di ristrutturazione appena iniziati per una delle palazzine Ater di Colle Sapone.

Iniziati i lavori alle palazzine Ater di Colle Sapone, ma una diatriba tra l’ente e l’Enel rischia di ritardare ulteriormente la ristrutturazione.

A quasi 10 anni dal terremoto, dopo una lunga trafila burocratica, sono finalmente iniziati i lavori per la ristrutturazione delle palazzine Ater di Colle Sapone, classificate E. Una buona notizia che rischia però di essere intralciata da una diatriba tra l’Ater e l’Enel: punto del contendere, una cabina elettrica presente in una delle due palazzine e che dev’essere spostata.

Come spiega al Capoluogo.it la figlia di una delle proprietarie dell’immobile riscattato, infatti, al momento Ater ed Enel si rimpallano le responsabilità per quanto riguarda lo spostamento della cabina, attualmente posta all’interno del fabbricato. Da un lato l’Ater ritiene che debba essere l’Enel ad effettuare lo spostamento, dall’altro lato l’Enel è disponibile ad effettuare i lavori, ma contesta all’Ater scarsa “collaborazione”, forse anche in relazione alla disponibilità di contribuire con fondi propri. Risultato, una situazione di stallo che rischia di finire in un’aula di tribunale, allungando ulteriormente i tempi di rientro degli inquilini. Il rischio è che i lavori procedano infatti per una sola delle palazzine interessate, quella senza cabina Enel, mentre l’altra rimanga “sospesa” fino al chiarimento della diatriba in atto. Il paradosso è che la cabina era là da prima del terremoto e ci sono stati 10 anni a disposizione degli enti per chiarirsi e individuare procedure concordate per lo spostamento della cabina, invece sono dovuti iniziare i lavori, che adesso rischiano di essere fermati, per rendersi conto del “problema”.

«Mio padre non ha fatto in tempo a rientrare a casa – spiega la figlia della proprietaria – e vorrei che almeno mia madre avesse questa soddisfazione, dopo 10 anni. Ma se la vicenda finirà in tribunale, i tempi si allungheranno ulteriormente, mentre ci sono persone costrette a pagare depositi dei mobili e anziani al Progetto CASE. Interesseremo il sindaco, chiedendogli di mediare tra Ater e Enel per evitare che questa questione si ripercuota sui tempi di ristrutturazione. Dopo 10 anni sarebbe assurdo bloccare di nuovo tutto per questa diatriba. Se nessuno riuscirà a risolvere questa situazione e si andrà in tribunale, siamo pronti ad andarci anche noi per chiedere i danni».

X