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Avezzano, scovate 38 bombe ecologiche

Operazione Asbesto, la polizia locale scova "38 bombe ecologiche". Oltre 30mila metri quadrati di superfici non censite in amianto, lesionato e in via di sfaldamento. Dopo un anno e mezzo l'operazione si chiude con 38 sanzioni amministrative.

Operazione Asbesto, la polizia locale scova “38 bombe ecologiche”.

Dopo un anno e mezzo si chiude con 38 sanzioni amministrative, l’operazione “Asbesto”, l’indagine della polizia locale coordinata dalla procura della Repubblica di Avezzano.

«Agenti e ufficiali del Reparto edilizia e ambiente hanno eseguito decine e decine di ispezioni di carattere “ambientale”, che hanno consentito di portare alla luce qualcosa come oltre trentamila metri quadrati (vale a dire undici/dodici campi da calcio di serie A) di superfici non censite in amianto, lesionato e in via di sfaldamento con gravissimo pericolo per la salute pubblica – spiega il comandante della polizia locale di Avezzano, Luca Montanari -, parliamo di svariati tetti di edifici (soprattutto industriali) sparsi ovunque in città, i cui proprietari hanno, non solo totalmente disatteso le prescrizioni dettate dalla normativa in materia – una legge del 1992 – ma anche e soprattutto trascurato di eliminare i rischi derivanti da quelle vere e proprie “bombe ecologiche”.»

Dopo i sopralluoghi “casa per casa” gli uffici della polizia locale hanno poi fatto partire numerosi inviti a esibire le “certificazioni di salute” dei vari tetti in amianto, che prima di allora nessuno si era mai preoccupato di far pervenire.

Alle decine di trasgressori sono state immediatamente applicate sanzioni amministrative di 1.721 euro.

Le certificazioni successivamente giunte agli uffici (interi volumi da leggere e da analizzare) hanno consentito di rilevare un gravissimo stato di salute dei numerosi tetti in amianto presenti in città, dichiarato dai tecnici friabile e altamente volatile.

«Tant’è che per le situazioni censite quei tecnici ne hanno prescritto la rimozione a mezzo di ditte specializzate, senza indugio e comunque non oltre un anno. Per coloro che non hanno fatto pervenire le dovute certificazioni seguiranno ulteriori sanzioni di 6.500,00 euro, unitamente alla diffida alla immediata riduzione del rischio, coinvolgendo l’ARTA, al cui esito è prevista – in caso di ulteriore omissione – l’attivazione di procedimenti penali e l’avvio di una procedura di rimozione coattiva a spese dei trasgressori. La suddetta attività delegata dalla Procura della Repubblica ha assorbito diverse migliaia di “ore lavoro” su strada, ma anche in ufficio.» prosegue Montanari.

«Il mio plauso e i miei ringraziamenti vanno al capitano Adriano Fedele e a tutta la sua squadra per avere saputo gestire con altissima professionalità tale complessa vicenda, ripeto: mai prima d’ora attivata da nessuno, anche per le difficoltà normative che la caratterizzano».

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