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Riscaldamento globale, Univaq c’è

Gli studi del team guidato dal prof. Pitari e dal dottor Visioni citati e discussi nel nuovo report speciale “Global Warming of 1.5 °C” collegato direttamente agli Accordi di Parigi sui cambiamenti climatici del dicembre 2015.

Riscaldamento globale, importante riconoscimento per i ricercatori dell’Università degli Studi dell’Aquila.

Gli studi del team guidato dal prof. Pitari e dal dottor Visioni citati e discussi nel nuovo report speciale “Global Warming of 1.5 °C” collegato direttamente agli Accordi di Parigi sui cambiamenti climatici del dicembre 2015.

In questo report, a cui hanno partecipato più di 90 esperti nel campo della Fisica dell’Atmosfera da più di 40 paesi, vengono evidenziati i potenziali benefici per il clima nel caso in cui si riuscisse ad evitare un riscaldamento della superficie di più di 1.5 °C nel prossimo secolo, rispetto ai 2 °C massimi di riscaldamento definiti durante gli Accordi di Parigi.

La comunità scientifica è concorde nell’affermare che porre un freno ad un tale riscaldamento avrebbe effetti benefici inestimabili per la popolazione, permettendo di prevenire, fra gli altri, un eccessivo innalzamento del livello dei mari, un’eccessiva riduzione dei ghiacci polari e la totale distruzione della barriera corallina.

Più che un semplice auspicio, però, questo report evidenzia che mantenere il riscaldamento entro 1.5 °C richiede immediati e coraggiosi sforzi da parte di tutte le nazioni della Terra.

Secondo le parole stesse del report, per raggiungere un tale obiettivo sarà necessario che, entro il 2050, la produzione di CO2 derivante da attività umane sia completamente azzerata, e per far sì che ciò avvenga, gli sforzi devono iniziare sin da ora.

Il report evidenzia inoltre che, in previsione di un fallimento da parte delle nazioni che hanno sottoscritto gli accordi di Parigi nel rispettare questi target, è necessario che la comunità scientifica continui a studiare eventuali metodi capaci di mitigare il riscaldamento climatico, anche in considerazione della lenta risposta del sistema climatico dovuta alla lunga vita di molti dei gas serra, che rimarrebbero in atmosfera per decenni anche dopo lo stop alle emissioni.

Questi metodi, raggruppati nel termine “climate engineering”, si prefiggono sia di catturare parte della CO2 emessa dall’uomo in atmosfera (Carbon Dioxide Removal), sia di ridurre la quantità di radiazione solare in arrivo sulla superficie del pianeta per controbilanciare il riscaldamento prodotto dai gas serra (Solar Radiation Management).

prof pitari e visioni

In foto, il Prof. Giovanni Pitari Professore Associato presso il Dip. Scienze Fisiche e Chimiche Univaq, e il Dott. Daniele Visioni, dottorando di ricerca presso Dip. di Scienze Fisiche e Chimiche Univaq

Proprio riguardo a quest’ultima tecnica, il team dell’Università dell’Aquila guidato dal Prof. Giovanni Pitari e dal Dott. Daniele Visioni hanno visto all’interno del report ampia citazione e discussione di tutti i loro più importanti lavori di ricerca degli ultimi anni.

È stato infatti riconosciuto il valore scientifico di tali lavori, che si sono concentrati sulla determinazione, tramite l’uso di modelli climatici, di possibili effetti secondari dannosi di una di queste tecniche (denominata Sulfate Geoengineering) per una corretta valutazione dei pro e contro nel suo utilizzo futuro per mitigare gli effetti del riscaldamento globale.

Gli articoli citati (uno del 2014 e due del 2017) sono reperibili ai seguenti link:
https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/2013JD020566

https://www.atmos-chem-phys.net/17/11209/2017/acp-17-11209-2017.html

https://www.atmos-chem-phys.net/17/3879/2017/acp-17-3879-2017.html

 

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