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Lavoratori ex Utr, fuga verso il Ministero

I lavoratori ex Utr chiedono un impegno preciso al "Governo del Cambiamento" per porre fine all'anomalia contrattuale e all'esodo dei lavoratori.

I lavoratori ex Utr chiedono l’intervento del “Governo del cambiamento”: «Qui c’è molto da cambiare».

Vincono un concorso per lavoro a tempo indeterminato e si ritrovano un contratto a scadenza (2023), i lavoratori ex Utr riaccendono i riflettori sull’anomalia contrattuale alla vigilia di importanti scadenze, a partire da quella relativa alla legge di Bilancio.

«Per la prima volta nella storia del pubblico impiego – ricorda Luigi Iasci, Usb Abruzzo – dei vincitori di concorso a tempo indeterminato si sono trovati in una condizione di fatto di precarietà. Questo, paradossalmente, mentre gli idonei non vincitori dello stesso concorso venivano chiamati da altre amministrazioni italiane con le quali hanno stipulato contratti invece assolutamente “normali”, a tempo indeterminato, senza alcuna scadenza. In pratica, oltre la danno la beffa, sventurato chi vince». Da qui – dopo aver bussato praticamente a tutte le “porte” istituzionali” – l’appello: «I lavoratori degli ex Utr chiedono al Governo del Cambiamento, nell’ottica del pubblico interesse della Ricostruzione post-sisma, di porre fine all’ingiustizia cominciata nel 2013 con la firma del contratto indeterminato a “termine”, di avere un datore di lavoro certo, di sapere quale sarà il proprio percorso lavorativo e di conseguenza di vita. Chiedono di non dover più essere costretti a fuggire dal posto di lavoro che si sono guadagnati con un concorso pubblico, chiedono di essere messi nelle condizioni di poter scegliere di rimanere nella Ricostruzione».

«Non siamo qui per denunciare questa situazione – ha spiegato Marco Faliero, Rsu Usb di Montorio al Vomano –  visto che sono  6 anni che lo facciamo inutilmente, siamo qui per riaccendere i riflettori alla vigilia di manovre importanti. Chiediamo al Governo di metterci nelle condizioni di non dover fuggire dal posto di lavoro».

In effetti sono molti i lavoratori che nel frattempo hanno scelto altre strade: «Si tratta di un vero e proprio esodo – spiega Faliero – di 72 lavoratori, sono rimasti meno della metà». Tra questi, Maria Laura Borgognoni, già “seconda generazione” di lavoratori in fuga: «Pensavo di aver vinto un concorso a tempo indeterminato qui in Abruzzo, ma sono costretta ad accettare un altro incarico al Ministero e con un figlio non è facile». Ma oltre alla questione contrattuale c’è dell’altro: «Non abbiamo progressione – spiega Antonio, un altro lavoratore – mancano gli stimoli e una visione complessiva su tutta la struttura».

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