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Pd attacca Biondi, non è stata una sua rinuncia

Albano e Palumbo (Pd) contro Biondi: "Era pronto a lasciare L'Aquila per la Regione, non è stata una sua rinuncia. Non offenda l'intelligenza degli aquilani".

Dopo il passo indientro di Biondi rispetto alla candidatura alla presidenza della Regione, Pd all’attacco: «Vorrebbe far credere che è stato lui a rinunciare».

Con le dichiarazioni mattutine del sindaco Pierluigi Biondi, non si sono spente le fibrillazioni in città, innescate dal lungo braccio di ferro in seno a Fratelli d’Italia e tutto il centrodestra per l’individuazione del candidato alla presidenza della Regione. Nonostante l’ufficialità della rinuncia a correre per lo scranno più importante d’Abruzzo, infatti, proseguono le polemiche, con il Pd che non ci sta a far passare l’operazione come una “rinuncia” di Biondi.

«Vorrebbe far credere alla città – scrivono infatti Stefano Albano e Stefano Palumbo – che è stato lui a rinunciare all’opportunità offertagli dalla Meloni, dopo aver fatto carte false e più di un pellegrinaggio fra i tavoli nazionali e regionali, fra Pescara e Roma, per mendicare la candidatura a Presidente di Regione, mettendo in imbarazzo il suo stesso partito e ricevendo veti di ogni tipo da tutto il centrodestra locale, regionale e nazionale. Vorrebbe far credere che lo avrebbe fatto per amore della città, dimenticando però che era stato lui stesso a dichiarare di essere prontissimo a lasciare la carica di sindaco se solo il partito glielo avesse chiesto. Ci vuole una bella faccia tosta per continuare ad offendere l’intelligenza degli aquilani dopo che gli stessi hanno potuto constatare quanto false e propagandistiche fossero le promesse fatte in campagna elettorale, tutte, dopo un anno e mezzo di governo, completamente disattese. La realtà è un’altra: Biondi ha provato a cogliere la palla al balzo per salire di grado e prestigio e contestualmente cavarsi d’impiccio, di fronte alle difficoltà incontrate finora, ai limiti manifesti della sua Giunta e agli insanabili conflitti in seno alla maggioranza in Consiglio comunale».

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