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I piccoli borghi alla conquista dello sviluppo

Autonomia dei piccoli borghi sempre più a repentaglio. Natalità inesistente e disponibilità economiche dei piccoli Comuni sempre più ristrette.

I piccoli borghi alla conquista dello sviluppo.

Il convegno organizzato dal Comune di Castelvecchio Calvisio ha posto in evidenza interessanti tematiche.

Appare quanto mai encomiabile l’attenzione che i Sindaci del “Borghi più belli” stanno riservando alla ricerca di una formula che possa consentire uno sviluppo organico delle aree interne. L’impegno è dovuto al fatto che il decremento anagrafico dei nostri paesi di montagna è quasi inarrestabile.

Il saldo tra nascite e decessi gioca a netto favore di questi ultimi. Le disponibilità economiche dei piccoli Comuni appaiono sempre più ristrette.

Le capacità di investimento, sia pubbliche che private, sono pressoché inesistenti. Le attività produttive legate all’agricoltura e all’artigianato si contano sulla punta delle dita. I Sindaci stanno vivendo, forse, il periodo  più buio della vita amministrativa, con scarsa voce in capitolo nella contrattualità regionale. Le distanze, poi, con gli organi ministeriali e governativi sono ormai incolmabili. Eppure, qualcuno si ostina a sostenere la tesi che essi possano godere di buona autonomia amministrativa.

Ma, di grazia, di quale autonomia si può parlare?

Non dispongono delle sostanze necessarie per la contrazione dei mutui. Troppo gravosi quelli bancari e quasi di identica natura, se non addirittura proibitivi, quelli della Cassa Depositi e Prestiti. I Comuni, specialmente quelli delle aree interne, si sentono del tutto abbandonati dalle Istituzioni Regionali e Nazionali.

La durata delle pochissime attività produttive è sempre più legata all’età anagrafica dei pochi titolari. Fra qualche anno saranno destinate a chiudere definitivamente i battenti.

I provvedimenti adottati dalla Regione, a favore dell’agricoltura, sono stati di esclusivo appannaggio delle grandi aziende regionali, quasi tutte collocate nell’area costiera. I piccoli coltivatori e i modesti allevatori sono rimasti esclusi da ogni intervento.

Questa è la cruda realtà dei fatti, anche se gli organi d’informazione vengono quotidianamente tempestati da una serie di comunicati inneggianti ad iniziative di sostegno finanziario a favore di svariate attività produttive.

La Regione afferma di operare nel perseguimento di obiettivi mirati, capaci di evitare i provvedimenti a pioggia, ma i piccoli operatori economici non riescono ad accedere alle varie occasioni finanziarie adottate dall’Ente regionale.

Dall’incontro di sabato scorso a Castelvecchio Calvisio sono emerse diverse ipotesi di sviluppo socio economico delle aree interne.

Ipotesi che, prese singolarmente in esame, appaiono accettabili e finalizzate al conseguimento dell’obiettivo prefissato. È difficile, però, che le stesse possano essere coniugate e compendiate in un unico progetto, volto a risollevare le sorti sociali ed economiche di un territorio al quale manca la componente essenziale: la risorsa umana.

La programmazione di iniziative del genere meriterebbero considerazioni di base concrete ed oculate, senza perdersi nei meandri della teorizzazione dello sviluppo territoriale.

È necessario partire bene con i piedi saldamente ancorati a terra. Per la realizzazione di fattibili piani di sviluppo bisognerà riferirsi a dei dati di fatto, dai quali non si può prescindere e, cioè: analisi, ipotesi e sintesi. Sono le tre colonne portanti necessarie per una razionale progettazione di uno sviluppo territoriale. La reale analisi delle potenzialità di cui è dotato il territorio, con la scrematura di quelle non perseguibili.

Le ipotesi realizzabili attraverso una gamma di possibili scelte da perseguire, strettamente correlate alle potenzialità locali. La sintesi razionale del progetto, finalizzata al conseguimento di obiettivi economici e sociali, capaci di risollevare le sorti dei meravigliosi “Borghi” delle aree interne, posti sulla china di un inarrestabile decremento demografico che, in alcuni casi, ha raggiunto livelli di pericoloso abbandono.

È inutile parlare di politiche a favore delle nuove generazioni.

Le nascite sono a livello zero e, perciò, i giovani non ci sono.

Quelli pochi ancora giovani hanno già imboccato strade diverse. Non sembrano realizzabili nuove politiche agricole a favore delle nuove generazioni, perché queste, già avviate nel mondo dell’industria e della professionalità, difficilmente potranno essere riconvertite e ricondotte nell’area agricola. Le attività produttive, pressoché inesistenti, hanno necessità di modesti interventi, in quanto avviate ad imminenti definitive chiusure.  Quali potrebbero essere i fattori necessari ad un possibile decollo socio economico locale?

Una tangibile defiscalizzazione degli oneri gravanti sulle attività territoriali. Abbattimento delle accise gravanti sulle fonti energetiche.

Incentivazioni e finanziamento delle energie alternative pulite e rinnovabili. Revisione della normativa dei “parchi”, eccessivamente restrittiva e penalizzante per possibili ed eventuali sviluppi dei “Borghi”.

Autorizzazioni  e cofinanziamento per l’installazione di pannelli solari per l’abbattimento dei costi energetici.

Contribuzioni governative per favorire l’aggregazione dei piccoli Comuni, ormai paralizzati dalla insostenibilità delle spese correnti. Incentivazioni finanziarie a favore delle attività riconducibili nell’area turistica, unica fonte di eventuali redditi per le popolazioni dei centri montani.

Razionalizzazione dei servizi di base legati alla sanità, all’istruzione, ai trasporti, alla razionalizzazione delle vie di comunicazione per una più facile percorribilità del territorio in tutte le stagioni. La realizzazione dei rifugi montani, capaci di ospitare l’utenza turistica in caso di avverse ed improvvise avversità atmosferiche. Incremento diversificato della fauna, con la graduale riduzione delle specie nocive.

Revisione, meglio ancora applicazione, di una razionale segnaletica indicativa delle località attraversate. Pubblicazione e divulgazione di materiale illustrativo dei territori, con guide e percorsi turistici atti a pilotare l’utenza. Non basta.

Elaborazione di precisi programmi delle attività annuali, allo scopo di non creare fastidiose sovrapposizione degli eventi, onde consentire al turista di muoversi su un razionale circuito delle attività culturali previste nei vari centri.

A questo punto le Amministrazioni locali, ad iniziare dai Comuni fino alla Regione, dovrebbero dialogare costruttivamente perché, soltanto attraverso il confronto delle rispettive opinioni, si possa giungere alla definizione di progetti perseguibili, realizzabili tangibilmente, in quanto aderenti alle potenzialità territoriali.

Questa necessità è stata condivisa da tutti i Sindaci presenti e rafforzata dalla saggezza degli ex Sindaci che, in tempi non sospetti, si erano battuti per raggiungere gli obiettivi di possibili sviluppi dei “Borghi”.

A tutto ciò, da queste colonne, vorremmo suggerire una idea, tutta nostra, da inserire nell’eventuale programma di sviluppo territoriale, se ritenuta valida.

Secondo noi, il territorio preso in esame e ricompreso nell’area omogenea allargata della vecchia Baronia di Carapelle, dotato di emergenze archeologiche, artistiche, architettoniche, strutturali, ambientali, paesaggistiche e culturali, potrebbe aspirare al riconoscimento di “Patrimonio dell’Umanità” da parte dell’Unesco.

L’intero territorio potrebbe fregiarsi del prestigioso titolo, che consentirebbe l’inserimento dello stesso nei corridoi dei grandi flussi turistici nazionali, comunitari e internazionali. Il momento potrebbe essere anche propizio.

Basterebbe un po’ di coraggio e il necessario impegno per poter praticare questa strada. È una raccomandazione che vorremmo rivolgere al dinamico Sindaco del Comune di Castelvecchio Calvisio e a tutti i Sindaci del posto interessati.

Forse, questa ipotesi potrebbe concorrere fattivamente ad arrestare il decremento demografico, anche perché potrebbe favorire il sorgere di nuove piccole attività produttive, necessarie per il concreto sviluppo socio economico dei territori comunali interessati.

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