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Restauro Palazzo Pica Alfieri, esperienza unica

La relazione tecnica sul restauro di Palazzo Pica Alfieri. Utilizzate tecnologie sperimentali compatibili e reversibili.

Palazzo Pica Alfieri restaurato con tecnologie sperimentali e sistemi compatibili e reversibili.

Oggi la presentazione del restauro di Palazzo Pica Alfieri, i dettagli dell’imponente lavoro.

«La riapertura di Palazzo Pica Alfieri rappresenta la volontà della rinascita di una collettività che non si piega all’evento catastrofico di un sisma ma coglie l’opportunità per riscoprire  un  antico gioiello di Arte, Cultura e  Architettura che forse nel passato non si  conosceva o che non si aveva compreso nella sua intima essenza». Così l’architetto Antonio Di Stefano (Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per L’Aquila e Cratere) nella presentazione dei lavori di restauro dello storico Palazzo.

«Luogo nevralgico per la città dell’Aquila, centro politico e culturale di un passato glorioso, sin dal periodo della Città di fondazione, – spiega l’architetto – ha accolto nelle sue stanze i Conti  Lalle Camponeschi, i Conti Franchi, i Principi Colonna, i Principi Barberini e i Marchesi Pica Alfieri che ne detengono ancora la proprietà delle porzioni più rappresentative e meno alterate dagli interventi pregressi. Uno scrigno d’arte e di storia, uno spazio architettonico in cui il dinamismo del barocco con i suoi stucchi, le sue dorature in foglia d’oro, i suoi damaschi,  la sua teatralità,  coesiste e si fonde  con porzioni più antiche talvolta sottomesse, dalla storia e dal tempo,  a ruolo secondario. Di qui la complessità del restauro che, in oltre tre anni di lavori, ha impegnato la Soprintendenza,  nelle sue competenze e professionalità coinvolte, in un cantiere sempre aperto a spunti di riflessione, indagini conoscitive, ricerca e studio  di rinnovato interesse».

«Un lavoro impegnativo e complesso in cui l’esigenza di preservare e conservare la materia dell’opera originaria ha comportato, in alcuni casi, l’impiego di tecnologie sperimentali sempre compatibili e reversibili. Una sfida importante che ha seguito un percorso coraggioso, mai arbitrario, in cui si è indagato sulla materia e sulle tecniche antiche per reintegrare le porzioni inesorabilmente perse. E così nelle parti crollate in camorcanna delle Volte della Sala dei Campanelli, della Galleria, della Cappella Patrizia o del Cassettonato della Scala Nobile si è optato per la loro integrazione, in luogo di tecnologie più moderne, riproponendo la tecnologia antica della sagomatura delle centine in pioppo, dei chiodi, delle canne intrecciate e dell’intonaco a calce. Non sono mancate impreviste ma gradite scoperte a testimonianza delle varie epoche e vari stili che hanno interessato il Palazzo e che ne hanno determinato inesorabilmente l’attuale configurazione. È il caso dei due archi a sesto acuto che, dopo essere stati celati per  tre secoli, si riaffacciano imponenti sul  Cortile Principale a ricordare i fasti del periodo del Palazzo del Capitano. I lavori, documentati in modo puntuale nel presente volume, pur se con sofferte ma obbligatorie integrazioni hanno seguito la rigorosa necessità di conservare l’essenza materica ed estetica dell’edificio. Il fronte principale danneggiato dal sisma, il cui disegno originale del 1700 su pergamena è conservato negli archivi di famiglia dei Pica Alfieri, è stato interessato da un paziente lavoro di restauro conservativo che ha consentito di reintegrare le lesioni provocate dal sisma, di riportare alla luce l’antico colore, precedentemente degradato dagli agenti inquinanti, di mettere in evidenza la finezza dell’apparato lapideo e di recuperare  la balaustra della balconata fortemente compromessa dagli eventi sismici del 6 aprile 2009. Le sale del piano nobile e di tutti gli spazi di rappresentanza  hanno mantenuto le finiture e i colori originali documentati dai saggi stratigrafici che ne hanno consentito di testimoniare la cromia e la consistenza materica. Una esperienza unica ed irripetibile che ha impegnato tutti gli addetti, nessuno escluso, in uno sforzo comune».

Il prossimo 29 settembre il Palazzo sarà aperto con la mostra di Vincenzo Bonanni in anteprima nazionale.

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