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Caso Salvini, Simone Coccia non si scusa

Accusa di diffamazione, Simone Coccia Colaiuta si rifiuta di scrivere una lettera di scuse a Matteo Salvini. Il processo va avanti: "Una condanna sarebbe una medaglia sul mio petto".

Andrà avanti il processo che vede imputato Simone Coccia Colaiuta per diffamazione ai danni di Matteo Salvini. Ieri udienza in Tribunale, ma l’ex concorrente del Grande Fratello ha rifiutato la conciliazione.

Non c’era ieri il ministro dell’Interno Matteo Salvini a L’Aquila, per l’udienza del processo a carico di Simone Coccia Colaiuta, accusato di diffamazione nei confronti del leader della Lega. Al suo posto, l’avvocato del ministro, che ha chiesto a Simone – difeso dall’avvocato Francesco Valentini – un risarcimento simbolico e una lettera di scuse per chiudere “pacificamente” la vicenda giudiziaria.

La proposta, però, è stata vigorosamente rigettata da Simone Coccia Colaiuta, che ai microfoni del Capoluogo.it conferma: «Non sono una pecora che si tira indietro, ho scritto quello che pensavo e continuo a pensarlo anche oggi. Matteo Salvini non avrà le mie scuse, preferisco essere condannato. Quando penso una cosa, la dico e non ho paura». Anzi, il finalista dell’ultimo Grande Fratello rincara la dose: «Se dovesse arrivare la condanna, per me sarebbe una medaglia sul petto».

Fallito il tentativo di conciliazione, il processo dunque andrà avanti: «Aspettiamo il ministro Salvini al Tribunale dell’Aquila, – ironizza Simone – così quello che ho scritto su Facebook glielo ripeterò davanti al giudice. La lettera di scuse se la scorda, perché immagino come poi sarà utilizzata».

Insomma, la vicenda giudiziaria è tutt’altro che conclusa, anzi promette di vivacizzarsi ulteriormente.

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