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Giustizieri racconta Bonanni, intervista esclusiva

Quarto libro per il maggior studioso di Laudomia Bonanni. Gianfranco Giustizieri pubblica infatti "Antologia sommersa" e lo presenta a L'Aquila il 28 settembre alle ore 17 presso l'Auditorium Elio Sericchi BPER. Intervista esclusiva ai microfoni del Capoluogo.

Quarto libro per il maggior studioso di Laudomia Bonanni.

Gianfranco Giustizieri pubblica infatti “Antologia sommersa” e lo presenta a L’Aquila il 28 settembre alle ore 17 presso l’Auditorium Elio Sericchi BPER.

Un libro dedicato alla figura della Bonanni giornalista: 1232 scritti, 1232 “pezzi” sui giornali italiani e stranieri raccolti e raccontati attraverso collegamenti storici e analisi.

Un lavoro imponente, fortemente voluto da Giustizieri e pubblicato dalla casa editrice Carabba.

Gianfranco Giustizieri accoglie il Capoluogo tra i suoi scritti e il suo prezioso e ordinatissimo archivio dedicato alla scrittrice-giornalista aquilana.

 

 

Laudomia Bonanni giornalista

«La Bonanni autrice è stata conosciuta ed è ancora parzialmente conosciuta perché ha scritto dei libri pluripremiati. Una scrittrice che se oggi è in parte dimenticata, ha avuto i suoi momenti apicali. La giornalista Laudomia Bonanni è stata molto apprezzata dai direttori dei giornali del tempo: grandi direttori come Giuseppe Longo, riportato sulla copertina di “Antologia Sommersa”, ed altri ancora l’hanno molto apprezzata e se la contendevano quasi.»

«Pur avendo un contratto quasi in esclusiva col “Giornale d’Italia”, Bonanni aveva infatti la possibilità di scrivere per altri quotidiani quali “Il Gazzettino di Venezia” o “La Gazzetta di Torino” o ancora “Il Resto del Carlino” di Bologna: nel libro c’è l’elenco completo dei giornali per cui scrisse.»

antologia sommersa gianfranco giustizieri

Gli elzeviri

«Gli elzeviri di terza pagina della Bonanni erano elzeviri curati, molto belli. Non ho timore a paragonarli a quelli di un altro grande, Emilio Cecchi, noto critico letterario. Gli elzeviri ebbero molto successo fino al 1975-1980, periodo in cui i direttori dei giornali, forse fiutando il ritorno del pubblico, iniziarono a mettere da parte gli elzeviri per chiedere altri tipi di articoli: ad esempio critica militante letteraria, articoli di costume, tradizione e società.

«Laudomia Bonanni si adattò alla nuova linea anche se aveva una remora: preferiva i propri elzeviri.»

«La poetessa Anna Maria Giancarli è stata l’unica, fino all’uscita di questo libro, a pubblicare una parte degli elzeviri della Bonanni.»

Una donna senza tempo

«Ho caratterizzato tutti i miei libri con un motto: “la donna senza tempo”. Perché è difficile incasellare la Bonanni in un tempo storico preciso. Io credo che lei sia sempre andata molto avanti rispetto al suo tempo: nei suoi scritti troviamo le anticipazioni di un futuro che doveva avvenire ma che la scrittrice leggeva nel presente.»

«Sapeva cogliere i germi di una società in cammino» prosegue lo studioso.

«L’esempio più eclatante è il concetto di famiglia per l’autrice: infatti ne aveva un concetto molto allargato. Per Laudomia Bonanni la famiglia non era la simbiosi tra uomo e donna; poteva rappresentare anche la simbiosi tra uomo e uomo o tra donna e donna. Una famiglia “allargata” che si regge su valori altri rispetto a quelli della famiglia tradizionale.»

Bonanni figura femminile antesignana dunque, esattamente come le sue protagoniste femminili.

Figure femminili, soprattutto nei primi romanzi, vessate, maltrattate, che cadono nel “Fosso” ma da cui riescono a tirarsi fuori.

 

Il Fosso

La silloge di racconti “Il fosso” prende il nome da una novella in cui la protagonista, Colomba, è il paradigma della fatica di vivere. Nasce e “viene precipitata” nel fosso della vita con le sue durissime prove, fino a risalire da quel fosso con la cieca ostinazione che solo le donne hanno.

Il professor Giustizieri ama paragonare “Il Fosso” di Laudomia Bonanni a “Il Muro” di Jean-Paul Sartre.

Anche L’Aquila si è ritrovata “precipitata in un fosso” da qualche anno. Prima di salutarci ci chiediamo se la nostra città potrà mai risalire dal Fosso del post sisma.

«L’Aquila si trova attualmente in una grossa difficoltà che, da un lato, deriva dalla ricostruzione fisica che è molto lenta e dall’altro dalla ricostruzione sociale. Ancora non riusciamo, a 10 anni dal sisma, a ricostruire un tessuto sociale in questa città, sia per la dispersione sociale, sia perché non vi sono centri di aggregazione sociale. I primi a fuggire sono i giovani e ciò è testimoniato dalla decrescita all’interno delle iscrizioni: una volta formati, non trovano gli stimoli necessari professionali o sociali, al di là di quello che sono le movide del fine settimana.»

«Probabilmente l’unico punto di aggregazione che ancora abbiamo ed è ancora abbastanza forte è proprio la cultura. Le associazioni hanno difficoltà finanziarie e  logistiche enormi al giorno d’oggi, ma nonostante tutto, nel panorama cittadino attuale riescono ancora ad aggregare le persone.»

 

Il ricordo sbiadito di Laudomia Bonanni

«Dalla morte dell’autrice, avvenuta nel 2002, sono passati molti anni – commenta Giustizieri -. L’Aquila ufficialmente, al di là di alcuni episodi sporadici, non l’ha mai ricordata. Ad esempio – fatto eclatante – con tutto il rispetto per alcuni personaggi, vengono intitolate strade, piazze e vie a personaggi molto minori mentre la Bonanni ha come ricordo toponomastico solo una strada a Sassa, quindi comunque in una zona periferica. Ricordo dovuto peraltro ad amministrazioni molto precedenti.»

«Vi è inoltre una targa posta all’ingresso della sua abitazione in via Garibaldi 75, grazie ad Anna Maria Giancarli che se ne interessò a suo tempo, ma per il resto vi è silenzio assoluto.» prosegue con rammarico lo studioso aquilano.

«Infine è rimasto questo Premio di poesia, prima della Cassa di Risparmio e poi della BPER, intitolato a Laudomia Bonanni: un premio di poesia che, per le strade che intraprende, non prevede un ingresso forte all’interno dell’opera della Bonanni stessa.»

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