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Alla ricerca degli antichi simboli con Panta Rei

Da Collemaggio a Santa Maria di Farfa, alla ricerca dei simboli segreti dell'Aquila con l'associazione Panta Rei e Maria Grazia Lopardi.

Con Maria Grazia Lopardi e l’associazione Panta Rei la passeggiata da Collemaggio a Santa Maria di Farfa, alla scoperta dei segreti dell’Aquila.

La storia dell’Aquila ha lasciato sul volto della città segni inconfondibili di ricchezza e decadenza, sciagure e trionfi, ce ne parlano i monumenti, i chiostri ed i cortili, le facciate di chiese e palazzi gentilizi. Ci sono tuttavia elementi che ci parlano di una sapienza più antica della città stessa, segni lasciati da uomini che dell’edificazione della città hanno voluto imprimere il sigillo di valori oggi quasi del tutto dimenticati. Lo sa bene la studiosa aquilana Maria Grazia Lopardi, presidente dell’associazione culturale Panta Rei, che questa mattina ha guidato una nutrita schiera di appassionati alla scoperta degli antichi simboli che si celano nei nostri edifici più antichi.

panta rei lopardi passeggiata

Il percorso ha avuto inizio dalla Basilica di Collemaggio, edificio molto studiato dalla dottoressa Lopardi, per poi snodarsi per il centro cittadino toccando edifici dal grande valore storico come la chiesa capoquarto di Santa Giusta, il chiostro di San Domenico e la chiesa adiacente, Palazzo Antinori e molti altri per poi concludersi nella piccola chiesa di Santa Maria di Farfa. “Noi moderni siamo abituati a guardare senza vedere – ha esordito la Lopardi – per questo motivo ci sfuggono particolari fondamentali per capire l’essenza di un edificio e l’umanità che lo ha costruito”. A partire dalla Basilica di Collemaggio il percorso é stato un susseguirsi di fiori, piccoli volti e figure geometriche dal profondo significato archetipico: “I piccoli volti ornati da foglie che fanno capolino dalle decorazioni dei portali della basilica di Collemaggio – ha illustrato la Lopardi – si possono ricondurre al green man, l’omino verde di tradizione celtica. Questo spiritello è legato alla vita che, nell’equinozio di primavera, torna a fiorire dopo il lungo sonno invernale”. Il rosone della chiesa di Santa Giusta, purtroppo celato alla vista per via dei puntellamenti, ha invece un valore di tipo alchemico: “Nel rosone della chiesa possiamo vedere la rappresentazione della Rota, la ruota del tempo. Si tratta di un simbolo che si ritrova in molte tradizioni, basti pensare alla ruota della vita della cultura indù. Il rosone della chiesa di Santa Giusta presenta dodici raggi in riferimento alle dodici costellazioni del cielo”.

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L’intento della studiosa è quello di far comprendere quanto sia superficiale il modo in cui ci si avvicina alle opere che i nostri antenati ci hanno lasciato, tra i tanti esempi spicca quello legato all’interpretazione della figura geometrica che si trova nel chiostro di San Domenico: “Questa figura, composta da tre quadrati posti l’uno dentro l’altro, viene di solito derubricata a semplice scacchiera. Personalmente vedo in essa l’intento di porre sotto gli occhi di tutti, per mezzo di un gioco, i simboli più sacri. La scacchiera infatti simboleggia, con la propria suddivisione in quadranti, la dualità che dà ordine al Creato”. Il valore della ricostruzione come occasione per scoprire nuovi tesori è invece ben rappresentato dalla scultura che si trova all’interno di Palazzo Antinori: “Questa statua incompleta è stata rinvenuta in un muro del palazzo, rappresenta la dea della fertilità ed ha legami con sculture simili presenti in Irlanda. – ha spiegato Maria Grazia Lopardi – Si tratta di una dea pagana e forse è questo che l’ha fatta finire in un muro”. Un esempio di quanto ancora c’è da scoprire tra le ferite della nostra città.

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