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Posta, burocrazia costringe in strada 18 famiglie

A due anni dal terremoto del Centro Italia a Posta, comune del nuovo cratere sismico, le 18 SAE, Soluzioni Abitative di Emergenza costruite dalla Regione Lazio sono pronte, ma mancano le utenze.

di Roberta Galeotti e Natalfrancesco Litterio

A due anni dal terremoto del Centro Italia a Posta, comune del nuovo cratere sismico, le 18 SAE, Soluzioni Abitative di Emergenza costruite dalla Regione Lazio sono pronte, ma mancano le utenze.

I moduli impacchettati ed incelofanati sono stati assegnati, ma mancano le utenze e alle 18 famiglie non resta che guardarle in attesa di prenderne possesso.

Proprio oggi ricorrono i 2 anni dal terribile terremoto che ha scosso l’Italia centrale, distruggendo Amatrice e segnando per sempre quella parte di reatino che scorre ai fianchi della vecchia SS4, la Salaria. Da quel giorno è scattata la gestione dell’emergenza. Un’emergenza completamente diversa da quella aquilana.

Nel 2009 il capoluogo abruzzese è stato interamente evacuato e, solo dopo i rilievi i residenti hanno conosciuto l’esito delle verifiche tecniche. Nel terremoto del 2016, invece, i residenti del nuovo cratere hanno atteso per mesi le verifiche tecniche dentro le loro abitazioni lesionate, dentro le quali in molti hanno affrontato le scosse successive di Norcia, 30 ottobre 2016, e di Campotosto/Montereale, 18 gennaio 2017. Le famiglie evacuate hanno affrontato l’immediata emergenza nelle tende e nelle roulotte.

A Posta anche il “terremoto della burocrazia”.

Anche a Posta (Rieti) dopo due anni sono pronte le l’installazione provvisorie delle SAE, le Soluzioni abitative di emergenza. Per Posta “lesionata per il 35% – ci spiega il vice sindaco Marcello Etrusco – ne sono state costruite 18, in due gruppi: uno nella frazione di Bacugno e l’altra a Posta, lungo la Salaria. Le SAE sono state anche già assegnate a 18 famiglie, che però non possono utilizzarle: mancano gli allacci ai servizi. Ogni famiglia sa qual è il proprio modulo, ma non può far altro che guardarle”.

Insomma, sono passati due anni dal terremoto, ma a Posta 18 famiglie, nonostante l’avvenuta assegnazione, non possono entrare nelle SAE, perché mancano acqua, luce e gas. La Regione Lazio si è occupata della costruzione dei moduli, ma non degli allacci, così per lungaggini burocratiche la palla è passata al comune di Posta che sta rincorrendo gli enti di pertinenza senza nessuno sconto. Lo hanno denunciato ai microfoni del Capoluogo il sindaco Serenella Clarice e il vicesindaco Marcello Etrusco, che ha una rivendita di materiale edile proprio davanti alle SAE di Bacugno, durante il reportage sui luoghi del sisma.

«A Posta e nelle sue frazioni – ha spiegato il vicesindaco Marcello Etrusco – il 35% delle abitazioni sono danneggiate e molti concittadini sono ancora costretti a stare in soluzioni di fortuna, o da amici e parenti. Il paradosso è che le Soluzioni Abitative di Emergenza ci sono, ma non sono utilizzabili, in quanto mancano gli allacci alle utenze».

Vergogna nella vergogna, la situazione delle SAE sulla Salaria, vicino alla Caserma della Forestale, dove si è ritenuta la soluzione migliore di far passare un tubo con i cavi elettrici dalla Forestale, lungo uno scavo laterale alla Salaria fino agli alloggi, ma l’Anas non dà i permessi per effettuare lo scavo. «L’amministrazione comunale – conferma il sindaco – ha più volte sollecitato l’Ente, ma non ci danno l’autorizzazione».

Risultato: tra lungaggini burocratiche e mancanza di programmazione, 18 famiglie assegnatarie di SAE a due anni dal terremoto sono ancora senza casa.

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