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Regionali, non c’è più tempo per i bluff

Pressioni e tatticismi più o meno palesi con le ore contate: dopo lo scioglimento del Consiglio regionale, per il centrodestra è il tempo di serrare le fila. Il centrosinistra sceglie il basso profilo, aspettando Legnini.

Dopo le dimissioni di D’Alfonso, il presidente Di Pagrazio non perde tempo: sciolto il Consiglio regionale. Il centrosinistra aspetta Legnini, il centrodestra prova a dialogare.

Probabilmente nel centrodestra si aspettavano un atteggiamento più attendista dal presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, dopo le dimissioni di Luciano D’Alfonso, seguite all’accelerazione impressa dalla Giunta delle elezioni che ha costretto alla scelta il presidente-senatore.

A cavallo di Ferragosto, infatti, Di Pangrazio ha firmato il Decreto con il quale, in applicazione dell’art. 140 e ai sensi dell’art 44, comma 5 dello Statuto della Regione Abruzzo, ha dichiarato lo scioglimento del Consiglio regionale, mentre dall’opposizione il M5S e Forza Italia con Mauro Febbo chiedevano chiarimenti e “certezze” a riguardo. L’atto del presidente ha di fatto messo tutti d’accorso, anche se paradossalmente la data delle elezioni resta un’incognita. Da una parte l’opposizione pretende che si torni al voto entro 3 mesi dalle dimissioni del presidente, mentre negli ambienti di centrosinistra l’interpretazione sulla tempistica si fa più vaga. Teoricamente, comunque, a questo punto si dovrebbe votare tra ottobre e dicembre, anche se resta la questione elezioni europee, previste per primavera prossima. Il Governo sarà chiamato a decidere tra l’accorpamento con le europee (e i relativi risparmi) o le elezioni subito.

Regionali, prove di dialogo nel centrodestra.

Dopo l’iniziale rottura, che sembrava definitiva, tra Lega e Forza Italia, che hanno annunciato la corsa in solitaria nel più classico dei “chi mi ama mi segua”, l’improvvisa accelerazione verso il voto ha riportato gli esponenti politici del centrodestra a più miti consigli, tra l’ironia di Sinistra Italiana, che con il segretario regionale Daniele Licheri ha sottolineato: «Come volevasi dimostrare è durato poco questo grande orgoglio leghista del correre da soli. Evidentemente è arrivata la famosa chiamata da Roma, non tirate troppo la corda che poi si spezza. Sopratutto perchè in Abruzzo il centrodestra unito, vince a mani basse e l’unico vera tema caldo in quella coalizione e come spartirsi meglio la torta. E se è vero che di tatticismo si muore, nemmeno il tempo di minacciarlo che oplà l’unità è praticamente già ritrovata. Insomma visto che siamo in periodo di gossip questa minaccia di rottura finisce prima di cominciare lasciando a bocca asciutta gli appassionati delle telenovele estive».

Sulla stessa linea Maurizio Acerbo che aveva sottolineato, già da prima delle manovre di riavvicinamento: «L’annuncio solenne di correre da soli è solo una sceneggiata. Sono vecchi volponi che non vedono l’ora di tornare in Regione e alla fine si accorderanno con FI. Non ci sono ragioni programmatiche o culturali che li dividono. È la solita rissa per le poltrone e per la scelta del candidato presidente».

Ma mentre Lega e Forza Italia si riavvicinano, tensioni hanno attraversato anche i rapporti tra Forza Italia e FdI-An, con schermaglie tra il coordinatore locale Stefano Morelli e il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, prontamente superate e ricondotte nel “normale dibattito politico” in poco tempo. Insomma, tensioni e insofferenze non mancano, ma con l’avvicinarsi delle elezioni, sembra prevalere la volontà di non lasciare campo libero al centrosinistra e al M5S. Una effettiva unità, però, dovrà passare per un superamento dello scontro Martino-Di Stefano, probabilmente il vero nodo sul tavolo politico, al di là delle annunciate corse in solitaria più o meno credibili.

Il centrosinistra aspetta Legnini.

Dall’altro lato dello schieramento, il centrosinistra resta in attesa della “agibilità politica” di Giovanni Legnini, ancora per poco con incarico al Csm e quindi “non spendibile” in politica. Lo stesso Legnini, sollecitato a riguardo, ha risposto come diversamente non poteva: deciderà ad ottobre, quando il suo ruolo istituzionale glielo permetterà. Nel frattempo, “basso profilo” nel centrosinistra, perché se Legnini sceglierà di candidarsi dipenderà anche dal “clima” che il centrosinistra riuscirà a preparargli. Sicuramente, infatti, Legnini non vorrà essere il candidato del Pd, con l’ala sinistra e malpancisti di varie sfumature a correre il primo turno in solitaria. La proposta si concretizzerà in un quadro unitario che il centrosinistra dovrà necessariamente ritrovare.

Regionarie, resta il giallo.

Anche il Movimento 5 Stelle è alle prese con tensioni interne che di fatto hanno fatto saltare le regionarie per la scelta dei candidati, a urne già aperte. Dopo qualche ora di tranquille votazioni, durante le quali erano stati diffusi anche i nomi dei candidati, la decisione di sospendere “a data da destinarsi” le votazioni in corso. Nessuna spiegazione ufficiale, nessuno parla, anche se il “due più due” dell’esclusione del big vastese Pietro Smargiassi dalle liste degli elegibili non deve essere passato inosservato nella “roccaforte” di Vasto, che vanta esponenti “pesanti” come il senatore Gianluca Castaldi. I motivi dell’esclusione di Smargiassi sembrerebbero essere legati a procedure interne, ma non manca chi sospetta tensioni con la candidata in pectore, Sara Marcozzi, prontamente smentite da entrambi. Insomma, regionarie saltate e non si può sapere perché. Non resta che attendere nuove votazioni online, che continuano a mostrare falle imbarazzanti.

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