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Quelle ragnatele politiche alle spalle della Lega

Dal Comune alla Regione, gli scenari in divenire della politica: vecchi e nuovi signori della politica tessono le proprie ragnatele per far cassa sui risultati della Lega.

Mentre tutti sono pronti a saltare sul carro dei vincitori, che per i prossimi 10 anni sono chiaramente riconosciuti nei leghisti, i vecchi e nuovi signori della politica tessono le loro ragnatele.

La Lega vince anche a Silvi Marina ed elegge il primo sindaco abruzzese leghista. Fioriscono le sezioni in Abruzzo e tutti, vecchi e nuovi volti della politica, cercano di stringere i rapporti con gli esponenti locali del partito di Salvini. I movimenti più camaleontici si vendono per conquistare un posto nelle liste delle prossime elezioni regionali. La sinistra punta tutto sul jolly, rivitalizzata dalla boccata di ossigeno inaspettata vittoria a Teramo. Così tutto l’Abruzzo aspetta la discesa in campo di Giovanni Legnini, nella speranza di provare a difendere la regione dall’ascesa della Lega e del Movimento 5 Stelle.

Elezioni Regionali, dalla Lega a Forza Italia tutti in riscaldamento.

La figura del candidato presidente a destra riscalda gli animi e accende gli appetiti. In attesa che la Lega faccia il proprio nome, in Forza Italia ci si ‘scanna’ per la pole e in Fratelli d’Italia per un posto in lista. È così che, per ripicca, si è arrivati a mettere in crisi la maggioranza di Biondi.

Nell’ultima riunione di maggioranza del Comune di L’Aquila, Giorgio De Matteis ha chiesto la conta, quindi ha aperto chiaramente la crisi politica. Una crisi che pare quanto mai ‘strana’, se si conta che sia stata aperta dal capogruppo di Fratelli d’Italia, il partito che esprime il sindaco Biondi. Il partito che ha preso la porta in faccia a Teramo, non riuscendo ad eleggere Giandonato Morra, il secondo sindaco in Abruzzo. Giorgio De Matteis, migrato in Fratelli d’Italia prima delle elezioni amministrative aquilane, aveva mosso le prime critiche in Consiglio Comunale. De Matteis, che ancora aspira ad uno scranno in regione, ha seguito con interesse i movimenti politici di preparazione delle candidature per le prossime Regionale ed ha capito che non sarà lui il candidato di FdI, ma che è stato surclassato dall’altro sempre verde Luca Ricciuti.

Gli assessori di D’Alfonso, la vera opposizione.

Un’altra partita si gioca tra gli assessori detrattori di D’Alfonso. Donato di Matteo e Andrea Gerosolimo, i due assessori ‘oppositori’ in maggioranza di D’Alfonso si sono ampiamente spesi con il centro destra ed hanno fatto accordi spudorati con Forza Italia. Non sono riusciti a fare breccia con l’altro candidato presidente in lizza, Fabrizio Di Stefano, che ha detto chiaramente di non volere nelle sue liste amministratori uscenti dalla giunta del presidente dem Luciano D’Alfonso.

Il neo eletto al collegio uninominale della Camera Antonio Martino, che ambirebbe a fare il presidente della Regione in quota Forza Italia, sta serrando i ranghi. Il suo forte appoggio da Roma gli crea il terreno fertile per tentare di tessere le fila di rapporti e accordi nel territorio regionale, ma ha la Lega contro! Tra gli accordi, voci di corridoio darebbero come siglato un patto con il sindaco di Avezzano Gabriele De Angelis. Se Martino fosse candidato e vincesse, si dovrebbe rivotare nel suo collegio uninominale e il suo posto sarebbe stato promesso, appunto, al sindaco di Avezzano.

Il Centro destra vince con una proposta credibile.

‘Il centro destra vince solo se ha una proposta e degli uomini credibili’ con questo monito ha iniziato le assemblee provinciali il movimento Idea, di Gaetano Quagliariello, dopo la batosta del centro destra a Teramo. Un monito che dovrebbe rappresentare il faro della Politica, che invece viene fagocitata dai piccoli faccendieri intenti a preservarsi.

La Politica deve invertire la tendenza post ‘92 di reclutare i grandi medici generici ed assicuratori pur di eleggere. In pochi hanno capito la lezione degli italiani, chiamati a fare sacrifici, ma stanchi di guardare dal basso i grandi privilegiati degli ultimi 30 anni e i satolli in auto blu. Le ragionevoli ovvietà di Matteo Salvini, guardate con sdegno dai burocrati in colletti bianchi, hanno eroso le colonne della grande finanza e dei poteri forti ed hanno ridato speranza agli italiani.

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