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Il centrodestra torna ai blocchi di partenza

Verso le prossime regionali: il centrodestra ostenta unità, ma è lontana la definizione del candidato presidente. Tiene banco il confronto sul ruolo di Fabrizio Di Stefano.

Dopo i primi nomi ufficializzati, Forza Italia cambia rotta e Martino indica una figura “giovane e nuova” per la candidatura alla presidenza per il centrodestra. Intanto continua a far discutere il ruolo di Fabrizio Di Stefano.

Mauro Febbo, Lorenzo Sospiri, Paolo Gatti (che però nel frattempo ha rinunciato all’attività politica attiva), Umberto Di Primio, questi sono stati i primi nomi usciti ufficialmente da Forza Italia per la candidatura alle prossime regionali. A seguito dell’ultima riunione di centrodestra, l’onorevole Antonio Martino, ostentando un’unità fino ad oggi solo nelle intenzioni, ha tracciato un nuovo profilo per il candidato alla presidenza e dalle pagine del Centro lo ha definito come «giovane e nuovo» della politica, categorie che per politici navigati come quelli citati in precedenza non calzano perfettamente. D’altra parte non è inusuale in politica che i primi nomi emersi possano lasciar spazio a soluzioni diverse.

La riunione del centrodestra, alla ricerca dell’unità. Ma mancano pezzi.

A seguito della riunione tra i rappresentanti del centrodestra, è emersa la forte volontà di mostrarsi uniti contro i blocchi del centrosinistra e Movimento 5 Stelle. Da verificare, però, quanto tenga questa unione: i rappresentanti della Lega Abruzzo, infatti, si mostrano quotidianamente insofferenti verso l’opposizione al Governo di Forza Italia, accusata di eccessiva vicinanza al PD. Ultimo in ordine di tempo lo strappo sull’Agir, che ha visto FI e PD sullo stesso fronte, con Lega e Udc (nonché alcuni sindaci della stessa Forza Italia) che hanno abbandonato i lavori in forte polemica. Non è da escludere che queste continue esternazioni possano celare malumori (o quantomeno avere ripercussioni) anche per quanto riguarda il percorso per la nomina del candidato alla presidenza della Regione. Questa ostentata unità, quindi, dovrà superare la prova dei fatti, che avverrà al momento in cui le forze politiche saranno costrette a calare l’asso per le regionali. Se il centrosinistra si barcamena tra Giovanni Legnini e Silvio Paolucci, il centrodestra appare ancora in alto mare, mentre le elezioni si avvicinano. Tutto dipenderà dalla Giunta delle elezioni per il Senato, se riuscirà a contestare l’incompatibilità a D’Alfonso, prima delle ferie estive, altrimenti il mandato regionale andrà a scadenza naturale e si voterà a primavera. Una soluzione che, al di là delle prese di posizione e polemiche politiche più o meno “sincere”, farebbe comodo a tutti: al centrosinistra, che vuole portare a termine la legislatura, e al centrodestra, che così avrebbe più tempo per concertare una candidatura unitaria che, al di là delle dichiarazioni di facciata, ad oggi non c’è.

Regionali, il ruolo di Fabrizio Di Stefano.

Se al termine della riunione del centrodestra sembra ancora tutto piuttosto aleatorio, Antonio Martino resta comunque dell’idea che Fabrizio Di Stefano debba mantenere un ruolo marginale e contemporaneamente avvisa le civiche: sì all’apertura al civismo, ma che sia “puro” non un contenitore di esponenti che non trovano spazio nei partiti tradizionali. Una precisazione che se da un lato conferma la chiusura a Di Stefano, dall’altro conferma la preoccupazione che lo stesso trovi consistente appoggio tra le formazioni civiche che – come confermato dal sondaggio diffuso nelle settimane scorse – promettono di avere un ruolo rilevante alle prossime elezioni. Insomma, una sorta di “parlare a nuora perché suocera intenda”.

«Prendo atto – ha sottolineato Fabrizio Di Stefano ai microfoni del Capoluogo.it – che ormai la linea del centrodestra è dettata dall’onorevole Martino. Spero di fargli cambiare idea rispetto alla mia candidatura, visto che ha già cambiato idea rispetto a un mesetto fa, quando ha detto che io non andavo bene, ma andavano bene Febbo, Di Primio, Gatti, nessuno di questi particolarmente giovani o nuovi. Evidentemente anche loro sono stati rottamati da Martino, mi viene il dubbio che non pensi che l’unico ad avere questi requisiti sia proprio lui. Mi fa comunque piacere che si continui a parlare di me come potenziale candidato, cercherò di convincere la coalizione della bontà di questa ipotesi. Quanto alla mia tessera, mi pare che Martino non avesse la tessera di Forza Italia quando è stato candidato alla Camera e se ha cambiato idea anche rispetto a questo aspetto, devo precisare che dal Pdl a FI, da consigliere regionale e poi da parlamentare, ho sempre versato fino all’ultimo i contributi al partito e la mia tessera scade a dicembre. Mi sembra anche strana la riottosità verso le civiche: è vero che Forza Italia è un partito plurale, e per questo lo apprezzo, ma è altrettanto vero che Giovanni Toti in maniera forte ha sottolineato la necessità/opportunità che FI guardi al mondo civico, d’altra parte proprio in Liguria Scajola ha vinto grazie alle sue civiche».

Insomma, la partita per la candidatura sembra essersi riaperta, nonostante i veti. D’altra parte, sarà necessario trovare una sintesi condivisa, per evitare un’altra Teramo con due candidati per il centrodestra. Ormai anche luglio è andato e difficilmente la Giunta delle elezioni si metterà al lavoro prima delle ferie: il confronto delle candidature ha quindi ampio margine per trovare soluzioni condivise.

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