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Assoluzione Bertolaso, ‘L’Aquila indifferente’

"Ieri tra l’indifferenza ed il silenzio generale si è concluso con l’ennesima assoluzione il secondo processo nei confronti di Guido Bertolaso, ormai collezionista di assoluzioni e condanne mancate" - comincia così il post su Facebook di Federico Vittorini, figlio del chirurgo aquilano Vincenzo Vittorini.

h1 Il commento di Federico Vittorini dopo l’assoluzione confermata anche in appello per Guido Bertolaso nel processo bis alla Commissione Grandi Rischi.

“Ieri tra l’indifferenza ed il silenzio generale si è concluso con l’ennesima assoluzione il secondo processo nei confronti di Guido Bertolaso, ormai collezionista di assoluzioni e condanne mancate” – comincia così il post su Facebook di Federico Vittorini, figlio del chirurgo aquilano Vincenzo Vittorini. Il terremoto del 6 aprile 2009 ha spezzato in due la famiglia Vittorini: persero la vita Claudia, mamma e moglie di 46 anni, e la più piccolina, Fabrizia, di appena 10, nel crollo dell’abitazione in via Luigi Sturzo 33.

E’ di ieri la notizia dell’assoluzione di Guido Bertolaso nell’appello del processo Grandi Rischi. L’ex numero uno della protezione civile era accusato di omicidio colposo e lesioni per false rassicurazioni sul rischio sismico. [approndisci qui: Grandi rischi, Bertolaso assolto in Appello]

“È finito nell’indifferenza e nel silenzio generale figlio di una città che fa la rivoluzione per far sì che non si faccia un monumento dedicato alla Memoria e rimane omertosa davanti alla ricostruzione di palazzi al 60% di sicurezza sismica, che è un po’ come giocare alla roulette russa in un territorio come il nostro.
Silenzio figlio di una città che preferisce guardare soltanto avanti dimenticando il passato perché “basta di pensare sempre a questo terremoto, le macerie ce le avete in testa”, quando forse chi ha avuto il sangue freddo di intraprendere questi processi e queste lotte durate dieci anni è stato il primo a sgomberare la propria testa dalle macerie, perché per un futuro concreto e bello non si può seppellire il passato, farlo è uno dei crimini peggiori.
Siamo la società dove anche le lotte passano di moda, ormai a dieci anni dal terremoto non serve più indignarsi davanti all’ennesima assoluzione, davanti all’ennesimo processo sbagliato. Ed è questo che fa di chi ha solamente sfruttato i precedenti processi per riempire locandine e giornali, per riempirsi semplicemente la bocca, per pulirsi la coscienza, un mezzo giornalista, una mezza persona, un mezzo rivoluzionario di facciata.
È questo che crea una società mediocre”.

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