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Accordo commissioni, ora tocca a D’Alfonso

Pronta ad insediarsi la Giunta delle elezioni del Senato che contesterà l'incompatibilità a Luciano D'Alfonso. Intanto sono passati oltre 4 mesi dalle elezioni.

Sciolto il nodo dei presidenti delle commissioni Copasir e Vigilanza Rai, può insediarsi la Giunta delle elezioni del Senato.

Lo aveva annunciato Matteo Salvini a Silvi: «Contiamo di chiudere tutte le commissioni vacanti nel giro dei prossimi giorni e contiamo che gli abruzzesi possano avere un governatore a tempo pieno prima possibile». L’accordo su Copasir e Vigilanza Rai, infatti, era nell’aria, anche se la soluzione non è di quelle particolarmente gradite alla Lega e al Movimento 5 Stelle: al Copasir andrà il renziano Lorenzo Guerini e alla vigilanza Rai Alberto Barachini, stretto collaboratore di Silvio Berlusconi, che ha dovuto rinunciare a piazzare Maurizio Gasparri, pur mantenendo la posizione strategica nel mondo delle telecomunicazioni, con un nome che sostianzalmente fornisce le stesse “garanzie”. Gasparri andrà alla Giunta delle elezioni del Senato.

Giunta delle elezioni, vicina la contestazione dell’incompatibilità a D’Alfonso.

Per usare un’espressione cara a Salvini, con l’accordo sulle commissioni «è finita la pacchia» per Luciano D’Alfonso, che a oltre 4 mesi dalle elezioni continua a fare il presidente di Regione e il senatore della Repubblica. Sciolti i nodi delle commissioni, infatti, la Giunta delle elezioni del Senato potrà finalmente insediarsi, dopo le diverse sedute saltate proprio per i contrasti sulle commissioni. Se non in questa, al massimo per la prossima settimana la Giunta dovrebbe diventare operativa e contestare le incompatibilità. In realtà si dovrà occupare sostanzialmente di D’Alfonso, visto che i colleghi palesemente incompatibili con il ruolo nella stragrande maggioranza dei casi hanno rimosso l’ostacolo senza l’intervento della Giunta.

I tempi per le nuove elezioni regionali.

Una volta insediata, la Giunta dovrà dotarsi di un Comitato, coordinato da un vicepresidente; nel caso in cui la Giunta dichiari una carica o un ufficio incompatibile con il mandato parlamentare, come avverrà inevitabilmente per D’Alfonso, il presidente della Giunta ne dà comunicazione al senatore interessato e lo invita ad optare, entro il termine perentorio deliberato al riguardo dalla Giunta stessa. Qualche complicazione potrebbe sorgere al comma 6 dell’art. 18 del Regolamento per la verifica dei poteri: «La opzione per il mandato parlamentare è valida, se sia accompagnata da una dichiarazione di dimissioni dalla carica riconosciuta incompatibile e vi sia effettiva astensione dal compimento di qualsiasi atto, ivi compresa l’ordinaria amministrazione, inerente alla carica stessa». Non è eslcuso che gli avversari del Pd abbiano qualcosa da ridire in riferimento alla seconda parte del comma.

Ad ogni modo, dopo la contestazione di incompatibilità e le ormai inevitabili dimissioni, la palla torna alla Regione. In teoria, e secondo l’interpretazione del servizio legislativo del Consiglio regionale, con le dimissioni del presidente della Giunta le elezioni dovrebbero tenersi entro 3 mesi. Dando per scontato che la Giunta delle elezioni si occupi del caso D’Alfonso entro fine mese, quindi, le nuove elezioni regionali dovrebbero tenersi entro fine ottobre. Una data tutta teorica, visto che è palese l’intenzione del centrosinistra di portare a scadenza naturale il mandato; portebbe riuscirci con una interpretazione diversa da quella data dal servizio legislativo, tra l’altro già contestata. Insomma, se D’Alfonso e il centrosinistra dovessero riuscire a scongiurare il voto a ottobre, a quel punto il primo appuntamento utile sarebbe a primavera 2019. Praticamente a fine mandato. Nel caso, il cerchio si chiuderebbe nel senso auspicato dal presidente D’Alfonso, ma con risvolti elettorali tutti da verificare per il centrosinistra.

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