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Parco della Memoria, no monumento acquitrino

Le perplessità di Maria Grazia Piccinini sul progetto del Parco della Memoria in piazzale Paoli: "Non darò mai la mia autorizzazione a mettere il nome di mia figlia su delle targhette da affondare in un’acqua che presto diventerebbe putrida".

Parco della Memoria di piazzale Paoli, Maria Grazia Piccinini: «Non sia un monumento acquitrino».

Incontro promosso dal Comune dell’Aquila tra il vice sindaco, con delega ai Lavori pubblici, Guido Quintino Liris, e i progettisti vincitori del concorso di idee per la realizzazione di un Parco della Memoria in Piazzale Paoli, alla presenza di alcuni residenti e famigliari delle vittime. Per i familiari delle vittime c’erano Maurizio Cora, Antonietta Centofanti e Maria Grazia Piccinini di Lanciano, presidente della Onlus “Ilaria Rambaldi”.

Parco della Memoria, le perplessità di Maria Grazia Piccinini.

«Nel corso della riunione, – scrive Maria Grazia Piccinini – nessuno sapeva che quel luogo, Piazzale Paoli, era stato scelto su segnalazione e raccolta di firme fatta, negli anni scorsi, da noi Associazione Ilaria Rambaldi ONLUS. Nessuno sapeva del fatto che noi avevamo regalato un Progetto pronto e gratis, al Comune per realizzare sul luogo un parco della memoria. Su YouTube ci sono dei video a questo proposito. É stato cestinato senza che nessuno l’abbia nemmeno guardato, questo va sottolineato perché ieri l’assessore ha detto, probabilmente lo si è reputato non adatto. No! Non c’è traccia di riunione per l’esame di questo progetto. Lo si è cestinato, punto e basta,  forse perché gratis e le cose gratis non vengono apprezzate, benché tale progetto, era stato incluso tra i progetti fatti propri dall’INU (Istituto nazionale Urbanistica) nel libro Bianco per L’Aquila, dove vi erano nove progetti per la ricostruzione che l’INU proponeva. Uno di questi era il nostro progetto. Questo per sottolineare la validità del progetto. Inoltre era importante anche perché realizzato da laureandi dell’Università de L’Aquila e da professori che avevano supervisionato l’opera, in quanto L’Università aveva perso 55 ragazzi nel terremoto. Era un modo per coinvolgere una istituzione così duramente colpita e così importante per la città, perché intorno ad essa ruota l’economia della città, nella realizzazione di qualcosa che celebrasse la memoria. Inoltre rivendico l’idea di aver pensato ad un parco della memoria, in quanto l’iniziativa è stata nostra, proprio perché ovunque si fanno monumenti, parchi, giardini, ma a L’Aquila nessuno ci stava pensando ed allora noi, come associazione, abbiamo prima raccolto le firme e poi realizzato un progetto che abbiamo regalato alla città.

In questa riunione mi sono trovata dinanzi a dei residenti che erano preoccupati del taglio degli alberi, dei parcheggi che mancavano, dei marciapiedi per una casa di riposo poco distante, ma nessuno si preoccupava che la memoria fosse ben celebrata. Io, sono stata l’unica che ha chiesto come fosse rappresentata la memoria e mi è stato detto quanto appresso: In questa vasca d’acqua, chiamata anche peschiera (!!!) con acqua a 50 cm di altezza, vengono sul fondo poste delle mattonelle con colorazione diversa che formano una croce latina. All’incrocio delle braccia, viene posizionato un obelisco che si dovrebbe ergere per 18 metri. (è stato richiesto di abbassarlo a 10,5 metri). Di fianco c’è una vasca lunga e stretta nella quale verranno poste delle targhette con i nome delle vittime. A me personalmente la cosa fa orrore, perché non ci vedo nulla di bello nell’affogare delle etichette con i nomi, sotto l’acqua. Mi dà un senso di soffocamento, anche in considerazione che mia figlia Ilaria è già stata sepolta dalle macerie, non può adesso ad imperitura memoria, stare affogata nell’acqua.. e poi con delle etichette…. Credo si debba trovare un altro modo per ricordare queste persone. Inoltre il progetto prevede un impianto di depurazione che tenga sempre l’acqua limpida? Oppure dopo i primi giorni, quelle vasche, dato che non ci sono mai soldi per la manutenzione dei monumenti, diventeranno dei torbidi acquitrini che torneranno ad insultare la memoria di chi non c’è più? Questa cosa non è secondaria, come può sembrare.

Insomma, a me la soluzione adottata per ricordare le vittime non piace e gradirei si trovasse un modo alternativo, in quanto mi rendo conto che non si può intervenire in modo radicale sul progetto, in quanto vincitore di concorso. Ma vorrei rassicurazione sull’impianto di depurazione dell’acqua che circola nella fontana, perché io, in mancanza, non darò mai la mia autorizzazione a mettere il nome di mia figlia su delle targhette da affondare in un’acqua che presto diventerebbe putrida. Questa cosa è fondamentale, in quanto il Comune a quello che si legge sui giornali, sembra aver dato molta rilevanza e molto ascolto alle lamentele dei residenti, sui parcheggi, sul taglio degli alberi e addirittura sulla pretesa realizzazione di un marciapiedi, che nulla c’entrano con il Parco. Le cosa che mi ha colpito di più insomma in quella riunione, sono state, 1) l’iter avanzato che rendeva pressoché inutile il nostro incontro; 2) l’insensibilità dei rappresentanti dei residenti dai quali ho dovuto persino sentir dire “Non voglio affacciarmi e trovarmi davanti ad un cimitero”, laddove quello sarà un parco, laddove il terremoto lo ha reso un cimitero, in quanto vi sono morte nel crollo dell’edificio di Via Campo di Fossa ben 29 Persone. Dunque tornare ad abitare lì dove sono morte 29 persone, quello è davvero orribile, dal mio punto di vista, non realizzare un parco».

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