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L’economia regionale cresce lentamente

Conferenza stampa sullo stato di salute dell'economia regionale.

Il punto sull’economia regionale alla conferenza stampa presso la Filiale Regionale della Banca d’Italia.

Ieri mattina  il Dott. Massimiliano Marzano, Capo della Filiale Regionale della Banca d’Italia, assistito dagli economisti Valter Di Giacinto e Alessandro Tosoni, con la partecipazione dei Dottori Luigi Cannari e Alessandro Foggian, ha tracciato spanno metricamente uno spaccato dell’economia regionale. In definitiva, nel 2017, è cresciuta con molta moderazione, in allineamento con quella nazionale. Il PIL stimato e non accertato è risultato leggermente inferiore a quello del Paese. Dal rapporto sembrerebbe che l’attività produttiva dell’industria e dei servizi sia orientata verso una maggiore produttività. Mentre, è alquanto sofferente e stagnate il settore delle costruzioni per mancanza di bandi per la realizzazione di opere pubbliche. Anche il rallentamento nella erogazione delle risorse per la ricostruzione post sisma ha inciso negativamente sulla ripresa dell’economia regionale.

Economia regionale, il rapporto.

Il rapporto pone in evidenza che nell’industria, la ripresa preponderante, è determinata dalle imprese più grandi, che hanno beneficiato delle esportazioni verso i mercati esteri. Il riferimento è abbastanza chiaro a favore dell’industria automobilistica ex FIAT presente sul territorio teatino che vorrebbe investire alcune risorse per incrementare produzione e ricerca. È un dato di fatto inconfutabile, com’è inconfutabile la mancata positiva ricaduta sul Paese, in termini fiscali, de localizzati dalla stessa Società nei Paesi Bassi. Se le relative tasse venissero pagate in Italia, forse, l’erario nazionale potrebbe beneficarne in maniera tangibile. Il terziario, i trasporti e il turismo moderatamente incidono nella determinazione del valore aggiunto. Negli ultimi tre anni gli investimenti in beni strumentali si sono consolidati, grazie alla concessione degli incentivi fiscali. Il tasso di disoccupazione è calato all’11,7%, pur restando al di sopra dei livelli pre-crisi. Questo dato, come quello nazionale, risulta però viziato ed irreale, in quanto contaminato dall’incidenza degli impieghi provvisori a breve, medio e lungo termine. Sembrerebbe che il credito presenti un aspetto positivo per la crescita dei prestiti bancari alle imprese e alle famiglie. Il lavoro di ricerca è stato particolarmente curato, ben strutturato, con una eccellente veste tipografica, tipica della Banca d’Italia, ma leggermente distante dalla realtà di vita regionale. Infatti le famiglie spendono poco per non restare sul lastrico. Le imprese commerciali presentano un preoccupante saldo negativo. Gli investitori stranieri tendono, senza mezzi termini, a de localizzare le industrie verso i Paesi dell’est e della stessa area comunitaria per l’eccessiva fiscalità e l’alto costo del lavoro. Occorrerebbe una svolta a livello nazionale e regionale per cercare migliori attrattori sul territorio per gli investimenti stranieri, ponendo la massima attenzione sulle potenzialità, le vocazioni, la disponibilità e l’eventuale potenziamento dei servizi, le incentivazioni fiscali, un più razionale accesso al credito, in modo da proiettare nell’immediato futuro il tanto auspicato decollo socio economico della Regione.

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