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Riforma copyright, stravolte regole piccoli editori

Riforma del copyright, favorirà i grandi editori a scapito dei piccoli: fondamentale il voto dell’eurodeputato Enrico Gasbarra. Approvato con 13 voti contro 12 l'articolo che obbligherà chi condivide contenuti editoriali a pagare chi li ha prodotti.

Ieri il Parlamento Europeo ha espresso il suo consenso all’istituzione del cosiddetto “neighbouring right”, che stravolge le regole della presenza in internet per i piccoli editori digitali e ne peggiora la posizione.

Nonostante le forti critiche della stampa online e i molteplici tentativi di dialogo con le diverse forze politiche, la commissione giustizia ha adottato l’articolo 11 della Direttiva per il Copyright nel mercato unico digitale con 13 voti a favore e 12 contrari, sotto la direzione del relatore cristiano democratico Axel Voss.

Se la totalità dei membri del parlamento avallasse la decisione, il Parlamento sarà pronto a cominciare le negoziazioni con il Consiglio già dopo l’estate.

«Il neighbouring right, introdotto attraverso l’adozione dell’articolo 11 della Direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, obbligherà chi condivide/linka/riproduce contenuti editoriali a remunerare chi li ha prodotti – spiega Matteo Rainisio, vicepresidente di ANSO – Tale misura, sbilanciando le regole di mercato e penalizzando gli aggregatori di notizie, avrà effetti devastanti sui nostri modelli di business e sulla libertà di informazione in senso ampio.»

Per fare un esempio pratico, non sarà più possibile condividere un articolo del Capoluogo (ma anche un meme che ci piace!) sul proprio blog (bisognerebbe pagare il giornale, o l’autore del meme), e allo stesso modo un aggregatore come Libero o Virgilio non potrà più “diffondere” una nostra news senza retribuirci. Un danno incalcolabile, in realtà, per un piccolo editore, che proprio su tale diffusione imposta il proprio “modello di business” (gli introiti pubblicitari si fondano sul numero di letture).

«Questo risultato delude profondamente noi e tutta la stampa digitale online sia italiana che europea – prosegue Rainisio – Anso, insieme con la Coalizione degli Editori Digitali Europei, si è espressa contrariamente a tale riforma durante tutto il procedimento legislativo, iniziato nel 2015. Abbiamo cercato il dialogo con la Commissione Europea prima e con il Parlamento Europeo poi, sperando in una loro apertura a soluzioni più ragionevoli e digital-friendly. Siamo profondamente rammaricati che la nostra voce non sia stata ascoltata.»

«Nonostante le molteplici richieste di appuntamento a Bruxelles e Strasburgo, l’eurodeputato Enrico Gasbarra, del partito democratico, non ha mai voluto incontrare né ANSO, né la coalizione degli editori innovativi per ascoltare il punto di vista anche dei piccoli editori e non solo quello dei grandi gruppi – rivela Rainisio – Ieri, nonostante il gruppo dei Socialisti e democratici, a cui aderisce il partito democratico a Bruxelles, avesse dato parere negativo all’articolo 11, l’onorevole Gasbarra ha votato a favore dell’approvazione della legge ed il suo voto è risultato fondamentale nell’approvazione della norma. Auspico, anche visto il voto contrario espresso in commissione dall’eurodeputata Isabella Adinolfi del M5S e l’indicazione contraria dell’eurodeputato Mario Borghezio (Lega), che il Governo italiano cambi la sua posizione a livello europeo.»

La decisione della commissione giustizia non è definitiva, ma passerà al vaglio della plenaria del Parlamento Europeo nella sessione di luglio. Le nuove regole procedurali, recentemente adottate, permettono a 75 membri del Parlamento di richiedere una nuova valutazione e, potenzialmente, spingere per una ulteriore revisione della norma attraverso la riapertura del procedimento legislativo.

Si prevede che Julia Reda, eurodeputata e rappresentante del Partito dei Pirati, da sempre contraria al neighbouring right, sarà a capo di tale coalizione e contesterà il risultato della votazione di ieri.

Matteo Rainisio conclude: “Speriamo che la Plenaria riconsideri la decisione della commissione giustizia e prenda in considerazione la valanga di fatti e prove concrete riguardo l’inefficacia del neighbouring right. Supportiamo la decisione di contestare tale posizione in Plenaria e continueremo ad offrire la nostra conoscenza del settore attraverso una opposizione costruttiva, ma decisa”.

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