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Pescatori di orme, torna Carlo Marchi foto

Alle 17:30 di venerdì 22 giugno, presso l’Auditorium E. Sericchi della BPER in Via Pescara, Carlo Marchi presenterà il suo ultimo romanzo: Pescatori di orme.

Pescatori di orme, il nuovo romanzo di Carlo Marchi.

«Mi piace molto conoscere le persone, condividere con loro pensieri, esperienze ed emozioni».

A 67 anni, con alle spalle un’onorata carriera di penitenziarista e docente universitario, Carlo Marchi conosce molto bene i segreti e le contraddizioni dell’animo umano.

Negli anni, per lavoro e passione, ha viaggiato molto incontrando le più svariate tipologie di persone e con ognuna di esse ha saputo stabilire un contatto.

Una caratteristica di Carlo Marchi è infatti quella di saper entrare rapidamente in empatia con il proprio interlocutore inducendolo ad aprirsi spontaneamente.  Ciò gli ha permesso, negli anni, di accumulare un enorme bagaglio di esperienze umane da cui trarre ispirazione per una vasta produzione di romanzi e saggi.

Una delle caratteristiche delle opere di Marchi è l’avere come punto centrale i sentimenti delle persone, il loro vissuto interiore e le loro speranze. Tra i romanzi con cui ha ottenuto molteplici riconoscimenti letterari ricordiamo Sotto un cavolo (2001), Nascondere l’uomo (2002), L’acqua di pietra (2005),  Sismi dell’anima (2011), Una spiga di grano (2014), Quattro asparagi in fila (2015), La mamma di qua la mamma di là (2015), Il profumo del vicolo (2017).

Alle 17:30 di venerdì 22 giugno, presso l’Auditorium E. Sericchi della BPER in Via Pescara, Carlo Marchi presenterà il suo ultimo romanzo: Pescatori di orme.

IlCapoluogo ha incontrato l’autore nel suo studio privato, dove è solito trovare ispirazione, per un incontro informale in cui parlare del suo ultimo libro, di come abbia preso vita e cosa lo abbia ispirato.

Marchi, partiamo dal titolo: Pescatori di orme, perché questa metafora?

“Quando noi vogliamo ripercorrere la vita di una persona, la sua storia, ne dobbiamo seguire le orme. Ripercorrendo il suo sentiero possiamo meglio immedesimarci in lui e comprendere quindi le motivazioni dietro le sue scelte, i suoi comportamenti e stati d’animo.”

Di cosa ci parla il libro?

“Il romanzo narra la storia di Vito Mango, un uomo prostrato dalla sofferenza interiore. Questo terribile malessere non gli dà respiro e lo spinge a girovagare in cerca di pace, in cerca di risposte. Nel suo peregrinare Vito giunge infine al paese di Tritone”.

Sicuramente un paese di mare.

Ovviamente, ho scelto di chiamarlo così perché da sempre ho immaginato il dio Tritone di colore verde ed il verde è il colore della speranza.  

Cosa affligge Vito Mango?

“Vito ha perduto il figlio e non riesce a rassegnarsi alla tragedia che lo ha colpito. I figli sono il bene più prezioso che un uomo possa avere quindi è comprensibile che non ci si rassegni all’idea di averli perduti”.

A Tritone il protagonista riesce a trovare il conforto che cerca?.

“Nel paese di Tritone Vito ritrova sé stesso e lo fa grazie all’aiuto delle persone che ha modo di incontrare nel girovagare per il paese. Ogni incontro lo scuote nel profondo perché porta alla sua attenzione aspetti dell’esistenza che lui fino a quel momento non aveva mai considerato. Da ogni personaggio Vito impara qualcosa ed alla fine della storia tutti coloro che ha incontrato tornano da lui per chiedergli cosa abbia imparato su di sé e sul proprio dolore.”

Chi sono i personaggi che Vito incontra?

“Sono individui senza nome. Solo al protagonista ho assegnato un nome di battesimo, gli altri personaggi hanno solo un appellativo, sono la donna con il cucchiaio di legno, l’uomo con i baffi, la signora che canta, lo straniero, il marinaio ed altri. Sono personaggi qualunque, ordinari, come tanti. Ho voluto fare in modo che chiunque di noi potesse identificarvisi perché ognuno di noi, credo, è in grado di aiutare, amare, confortare.”

Lei, per lavoro e per passione, ha incontrato moltissime persone nel corso della sua vita: ha tratto ispirazione da qualche esperienza sua personale per la stesura del romanzo?

“Le vicende narrate nel libro sono tutte ispirate ad eventi che ho vissuto in prima persona o a cui mi è capitato di assistere. Tempo fa, a Cesenatico, mi imbarcai su un peschereccio d’altura e stetti in mare per cinque giorni, volevo provare sulla mia pelle come fosse la vita di un marinaio. Vissi cinque giorni a stretto contatto con cinque marinai, da quegli uomini ho imparato tantissimo ed è grazie a loro se adesso associo il colore del mare, il verde di tritone, alla speranza”.

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