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Europa Al Bivio, c’è ancora un futuro per l’ UE?

Al centro del dibattito le grandi problematiche cui le istituzioni europee devono far fronte, come la disoccupazione giovanile e la stagnazione economica, l'emergenza migratoria e l'euroscetticismo dilagante.

di Andrea Giallonardo

Si è parlato di economia e diritto nell’incontro intitolato Europa Al Bivio tenutosi ieri pomeriggio presso la sala conferenze ANCE, in particolare si è dibattuto circa le grandi problematiche cui le istituzioni europee devono far fronte, come la disoccupazione giovanile e la stagnazione economica, l’emergenza migratoria e l’euroscetticismo dilagante.

Sono intervenuti Giuseppe Di Taranto, docente di economia presso l’Università LUISS Guido Carli, Antonio Fazio, ex governatore della Banca d’Italia e Fabrizio Politi, docente di diritto costituzionale presso l’Università dell’Aquila. L’evento è stato organizzato dal MEIC, Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, il cui delegato per Abruzzo e Molise,Vittorio Lucchese, ha moderato il dibattito.

Gli interventi sono stati portati avanti sulla base di un quesito di fondo: come possa l’Unione Europea fornire risposte credibili ad istanze di paesi membri che, dopo aver ceduto ampie fette di sovranità a favore di istituzioni comuni, si vedono costretti ad affrontare difficoltà sempre maggiori. Dei tre relatori è stato il docente aquilano Politi ad esprimersi posizioni di cauto ottimismo circa il futuro delle istituzioni comunitarie, ai microfoni del Capoluogo il professor Fabrizio Politi ha cercato di fornire una sintetica analisi della situazione.

– Professor Politi, le istituzioni europee come le abbiamo conosciute sinora si trovano davvero ad un bivio? In altre parole, rischiamo sul serio di vedere l’Unione Europea andare incontro,nel bene e nel male, a cambiamenti radicali?

Sicuramente l’Europa si trova in un momento molto difficile della sua storia e ciò obbliga le istituzioni comunitarie a dover prendere decisioni forti per far fronte alla pesante crisi di credibilità che le ha investite. Detto questo sarebbe tuttavia sbagliato abbandonarsi a previsioni completamente negative perché se ci pensiamo l’Europa, nei suoi sessant’anni di storia, di bivi ne ha incontrato tanti. Ed è ancora qui.

– Quindi tutto sta nel saper affrontare adeguatamente le sfide che il futuro riserva

Ovviamente. Il processo di integrazione europea ha già attraversato momenti di grave crisi, non è pensabile che un processo così complesso come la formazione dell’Unione Europea non incontri battute d’arresto nel suo divenire. In passato le difficoltà sono state superate facendo tesoro degli insegnamenti di Robert Schuman, ministro degli esteri francese che nel 9 maggio del 1950 propose il progetto da cui poi ebbe origine la Comunità Europa del Carbone e dell’ Acciaio.

– É ancora attuale il messaggio di Schuman?

Certamente, egli disse che l’Europa non si sarebbe fatta tutta in una volta ma andando per gradi, ossia attuando di volta in volta una serie di progetti concreti volti a creare, tra gli stati membri, una solidarietà di fatto.

– Sembra però che dall’uscita della Gran Bretagna si sia innescato un circolo vizioso, favorito dal perseverare di inefficienze nell’amministrazione dell’ Unione, che ha portato all’emergere di movimenti euroscettici in tutti gli stati membri.

Riguardo la Brexit mi viene da pensare all’ euroscetticismo portato avanti dalla Tatcher negli anni 80 e che sembrava ostacolare in maniera decisiva il cammino verso l’integrazione europea, quello fu uno dei bivi che, a distanza di decenni, è andato riproponendosi ed oggi la questione brexit, se ben gestita, potrebbe comunque lasciare margini di manovra alle istituzioni europee. Momenti di difficoltà ci sono sempre stati, cercare di trovare una risposta in quelli che oggi chiamiamo movimenti populisti denota una visione miope e propone soluzioni tanto semplicistiche quanto pericolose.

– Indubbiamente il momento di maggiore entusiasmo verso il progetto Europa Unita è passato.

La maggior ventata di entusiasmo si è registrata durante gli anni novanta che sono stati un decennio di grande fiducia nell’Europa, erano gli anni successivi alla caduta del muro di Berlino che fu una vittoria culturale straordinariacper chi credeva nell’Unione. Poi fu realizzata la moneta unica e l’allargamento a nuovi stati membri ma le difficoltà iniziarono proprio quando sembrava fosse stato definitivamente raggiunto il successo.

– Cosa accadde?

Dopo l’avvento della moneta unica, nel 2004, vennero fuori grosse divergenze circa la stesura della costituzione Europea a cui si aggiunse il sopraggiungere di una pesante crisi finanziaria che abbiamo importato dagli Stati Uniti.

– Bisogna riconoscere che solamente ora stiamo intravedendo una via d’uscita da questa crisi economica che ci attanaglia domani da anni.

Esatto e non bisogna dimenticare che la crisi economica deriva direttamente da una grande crisi finanziaria che ebbe origine negli USA e fu causata da un abuso di titoli spazzatura. Ciò ha messo in grossa crisi i debiti sovrani e se oggi, nonostante tutto, stiamo pian piano uscendo da quella crisi è grazie al ruolo della Banca Centrale Europea.

– Qualcuno, invece, paventa la possibilità di tornare alla moneta nazionale

C’è la fallace idea per cui il ritorno alla moneta nazionale risolverebbe i problemi, a questo punto mi viene da pensare a paesi che con la moneta nazionale sono andati dritti verso il fallimento, pensi al Messico, all’Argentina o al Venezuela. Stampare moneta propria rischia di risolversi in una produzione di carta straccia soprattutto per paesi con un debito pubblico molto elevato come può essere il nostro ma la situazione è analoga anche per paesi come Spagna e Francia.

– Occorre quindi analizzare la situazione in maniera il più possibile lucida, senza abbandonarsi ad isterismi e demagogia. Sembra proprio che non stiamo andando in quella direzione.

Purtroppo è vero, la politica non si sta rivelando all’altezza della situazione. Gran parte della politica italiana e non solo, basti pensare al blocco di Visegrad composto da paesi che dieci anni fa fremevano per entrare nell’Unione e che oggi hanno finito per sposare una posizione eterodossa, si sta appiattendo su posizioni radicali e povere di contenuti concreti. Ciò che mi spaventa di più è l’assoluta inefficacia di alcune soluzioni che vengono proposte.

– In questi giorni le problematiche legate all’emergenza migratoria occupano le prime pagine dei giornali

Sotto questo aspetto siamo davanti ad un problema epocale che però, si badi bene, era stato previsto già trent’anni fa. La crescita demografica dell’Africa era stata prevista da tempo e se oggi ci troviamo in questa situazione è a causa della nostra miopia. Non ci siamo attivati per tempo anzi, con una politica agricola comune di iperprotezionismo abbiamo messo fuori mercato l’agricoltura di grosse zone dell’Africa.

– L’emergenza migratoria può essere un banco di prova circa il funzionamento delle istituzioni europee?

Assolutamente sì perché siamo di fronte ad un fenomeno di tale portata da mettere in crisi i singoli stati ed incidere profondamente sulle dinamiche inerenti la politica interna dei paesi europei, lo si è visto con la brexit, con il progressivo rafforzarsi del blocco di visegrad ed ovviamente con le nostre elezioni politiche. In definitiva si tratta di uno dei tanti bivi che l’Europa ciclicamente incontra, tutto dipenderà dalla strada che questa volta si deciderà di prendere.

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