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Tra Conte e Mattarella, gode… D’Alfonso

Crisi istituzionale, si torna al voto per le politiche ad ottobre, prima delle regionali. Si allontana lo spauracchio dell'incompatibilità per D'Alfonso.

Il braccio di ferro istituzionale agevola Luciano D’Alfonso nel doppio ruolo di presidente di Regione e senatore. Ancora lontana la contestazione di incompatibilità, ma il governatore dovrà decidere come giocarsi la ricandidatura in Senato.

Fino a pochi giorni fa sembrava fatta per la formazione del primo governo targato Lega e Movimento 5 Stelle. Mattarella aveva dato incarico esplorativo all’avvocato Giuseppe Conte, per fornire la lista dei ministri e verificare la maggioranza per la fiducia (che c’era, bastando i voti di Lega e M5S). Un nodo inestricabile è sorto però sul nome del ministro dell’Economia, per il quale i partiti di maggioranza relativa avevano indicato Paolo Savona, non gradito a Mattarella per via delle sue posizioni euroscettiche. A quel punto Mattarella ha chiesto una seconda opzione, anche quella del vice di Salvini, Giorgetti, ma sia Lega che M5S sono rimaste sulle rispettive posizioni e Giuseppe Conte ha dovuto scegliere negativamente la riserva. Tramontata quindi la possibilità di un governo “gialloverde”, Mattarella ha scelto un “tecnico”, Carlo Cottarelli, per traghettare il Paese alle elezioni anticipate: dopo l’approvazione del bilancio, se riuscisse ad ottenere la fiducia dal Parlamento, o prima, subito dopo l’estate. Viste le posizioni politiche già espresse, appare impossibile per Cottarelli ottenere la fiducia del Parlamento. M5S e tutto il centrodestra hanno già detto no. «Non voteremo la fiducia a Cottarelli» ha confermato ai microfoni del Capoluogo.it il senatore Gaetano Quagliariello, che ha analizzato la situazione in vista delle nuove elezioni: «Ci sono due dati principali da considerare, il primo è che questa legislatura è finita e verosimilmente si tornerà alle urne per le politiche prima delle regionali; il secondo riguarda le alleanze a livello nazionale. Prendiamo atto che al momento Lega e M5S hanno in comune un programma, un nemico e una convenienza, e non è poco. Bisogna capire se, come io auspico, tutto ciò non spaccherà la coalizione del centrodestra». Prima delle prossime elezioni, però, il senatore Quagliariello spera che ci sarà il tempo per cambiare la legge elettorale, per non ritrovarsi nella stessa situazione di crisi istituzionale.

Braccio di ferro istituzionale, D’Alfonso ci guadagna.

Nel frattelmpo il presidente D’Alfonso resta a guardare, anche se forse è arrivato comunque anche per lui il tempo della scelta. In teoria, dovrebbe essere in posizione vantaggiosa, visto che con le nuove elezioni previste per ottobre, difficilmente qualcuno si prenderà la briga di contestagli l’incompatibilità, anche per questione di tempi tecnici. Quindi D’Alfonso potrebbe restare col piede in due staffe fino ad ottobre e rigiocarsi il Senato per la seconda volta, dopo di che ricomincerà il balletto dell’incompatibilità che potrà portare avanti fino a fine legislatura regionale (tenendo conto anche dei tre mesi per indire le elezioni, dopo la contestazione di incompatibilità e l’eventuale scelta). Il punto, però, è capire se a D’Alfonso convenga continuare a tirare la corda; con un Renzi “depotenziato” e le tensioni all’interno del Pd per il pessimo risultato elettorale, che molti hanno imputato alla scarsa capacità di rinnovamento del partito, non è detto che il presidente della Regione Abruzzo ottenga matematicamente la nuova candidatura in Senato, senza un atto d’orgoglio che lo faccia rivalutare anche agli occhi dell’elettorato. La prova di forza potrebbe essere rappresentata dalle dimissioni, prima della contestazione di incompatibilità. Da qui la scelta difficile per il governatore: lasciare la Regione e giocarsi senza paracatute le prossime politiche o continuare a terenere la scarpa in due staffe, rischiando di acuire le tensioni interne al Pd (e tra gli alleati di governo) e vedersi soffiare la ricandidatura? Anche perché il risultato delle politiche del 4 marzo è stato piuttosto chiaro e non sarà possibile modificarlo di molto nel brevissimo tempo: il Pd ha a disposizione pochissimi posti “sicuri” e non è detto che uno di questi vada di nuovo a D’Alfonso, se venisse considerato un “peso”.

Insomma, nonostante la questione incompatibilità probabilmente non si porrà prima delle prossime elezioni, D’Alfonso dovrà decidere presto cosa fare. Il rischio è quello di ritrovarsi senza seggio in Senato e senza Regione.

Legnini fuori dai giochi.

Nelle stanze della politica del centrosinistra si è molto discusso della candidatura di Giovanni Legnini alle prossime regionali, un nome che avrebbe potuto ridare credibilità e fiducia agli elettori che, come si è visto il 4 marzo, non hanno gradito alcune impostazioni del partito. Fino al “tira e molla” di D’Alfonso tra Regione e Senato, la candidatura di Legnini, impegnato al Csm fino a fine ottobre, era data al “51%”. Molto sarebbe dipeso dai tempi tecnici per le elezioni. Adesso i tempi ci sono, visto che il governo regionale – salvo decisioni diverse di D’Alfonso – andrà a scadenza naturale, ma sembra non esserci più la disponibilità di Legnini. Le tensioni interne al partito e la strategia di D’Alfonso su politiche e regionali, infatti, sembrano aver intorbidito troppo le acque, perché una candidatura di alto profilo come quella di Legnini possa essere davvero giocata. A giocarsi un probabile terzo posto alle prossime regionali dovrà essere una pedina “sacrificabile”.

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