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Processo, 7 anni per aprire il dibattimento

Rinviato a marzo 2019 il processo penale che passa di giudice in giudice. Il furto risale a gennaio 2012. Il racconto di una ordinaria mattinata di udienze.

‘La legge è uguale per tutti’ è la scritta che campeggia sulle teste dei tanti protagonisti di una ordinaria mattinata di udienze in Tribunale.

Due tipi di soggetti si avvicendano nello scorrere inesorabile delle ore, da una parte i volti disinvolti dei legali che sfilano in una strana ed irriverente alternanza di giacche e scarpe Adidas, di tailleur e tacchi a spillo.

Dall’altra i volti stravolti dei malcapitati che, coinvolti a vario titolo da questo strano balletto, assistono increduli a ore infinite di udienze con processi che vengono chiamati dal povero giudice, lavorati e discussi senza soluzione di continuità uno dietro l’altro per ore.

Non c’è il tempo per un bicchiere d’acqua, né tanto meno per una pausa pipì.

Il vociare di sottofondo disturba il giudice, che lo fa rilevare in più riprese, ma non curanti e annoiati tutti attendono il proprio turno chiacchierando e rispondendo al cellulare.

I cellulari squillano e gli avvocati si danno il cambio al di là del cancello di legno.

Sembra un film, ma non lo è, e arriva la polizia penitenziaria con un uomo dalla testa rasata, la pelle tutta tatuata e le manette ai polsi.

6 anni, dico SEI anni, per iniziare il dibattimento di un processo penale che, questa mattina, è stato di nuovo rinviato a marzo 2019.

Diverse le cause che hanno fatto passare di giudice in giudice questo processo, ma francamente 7 anni sono veramente troppi!

Questa mattina sono stati sospesi i termini di prescrizione, per fortuna, ma tutto mi fa presagire che per avere una sentenza, potremo attendere almeno altri 3 anni. Due se siamo fortunati.

Poi ci saranno i ricorsi, le impugnazioni e forse la terza generazione avrà giustizia per i furti aggravati, commessi quel lontano 17 gennaio 2012, che ne sono l’origine.

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