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Macellaio suicida, lunedì il ricordo fuori il supermercato

A un anno esatto dalla morte di Franco, sua moglie Marina sarà a L’Aquila. Porterà dei fiori nuovi, dei pensieri, ripercorrerà quei momenti come ogni singolo giorno da allora. “Vivere con un peso così grande non è semplice. Sono forte per i miei figli e affinché la verità venga fuori”.

È passato un anno da quel giorno in cui Franco Eleuteri decise di spararsi un colpo alla testa e togliersi la vita.

Viveva a Rieti, lavorava a L’Aquila come caporeparto nella macelleria di un supermercato, aveva 62 anni, una moglie, tre figli maschi e un nipotino. Aveva una vita.

Un foglietto giallo per la moglie Marina, delle lettere, tanto dolore e rabbia quello che resta.

La Procura reatina sta indagando sul caso per capire se ci sia stata o meno istigazione al suicidio nata dal presunto mobbing sul luogo di lavoro, come si evincerebbe da alcune lettere lasciate da Eleuteri.

«La nostra è una famiglia distrutta» ai microfoni del Capoluogo Marina Alberti, moglie di Franco, che combatte la sua battaglia.

“Marina fai ciò che devi. Vi ho voluto tanto bene e vi proteggerò da lassù” – questa l’ultima frase che Franco dedica alla sua famiglia.

La lascia scritta su un post-it giallo poggiato su delle lettere finite nel fascicolo in Procura.

Marina vuole giustizia, vuole che la verità venga fuori.

«Franco ha deciso di mettere fine al suo tormento nel peggiore dei modi. Non sopportava più la distruzione di 12 anni di lavoro da parte di qualcuno. Mio marito è stato ucciso – ripete – . Sapete cosa significa trovare un uomo senza testa nella casa che hai condiviso con lui per una vita? Immaginate cos’è oggi la mia famiglia? Immaginate gli occhi dei miei figli? Capite cosa vuol dire restare sola a 59 anni?»

Marina è una donna distrutta dal dolore e dalla rabbia. Lunedì 28 maggio, a un anno esatto dalla morte di Franco, sarà a L’Aquila.

Porterà dei fiori nuovi, dei pensieri, ripercorrerà quei momenti come ogni singolo giorno da allora.

«Vivere con un peso così grande non è semplice. Sono forte per i miei figli e affinché la verità venga fuori.»

La donna ha molti contatti a L’Aquila: «Non ho mai smesso di frequentare la città e il lavoro di Franco. Molto è cambiato da allora, la macelleria era il suo mondo e Franco l’aveva creata. Tutta la mia rabbia è rivolta all’azienda di mio marito che non si è più fatta viva con me e la mia famiglia. Ricordo benissimo l’ultimo contatto con loro: risale a luglio 2017.»

Lunedì 28 maggio ci saranno anche i Cobas a L’Aquila, fuori il piazzale del supermercato, per ricordare Franco Eleuteri.

«Se qualcuno non fermerà quel clima destabilizzante all’interno di quell’azienda temo che ci sarà un altro Franco.»

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