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Celestino torna a casa, il furto 18 anni fa foto

Dopo 18 anni e tre anni di indagini il dipinto olio su tela raffigurante San Pietro Celestino torna nella Basilica di Collemaggio. Parroco ed ex antiquario aquilano ladri di opere chiesistiche.

Dopo 18 anni e tre anni di indagini il dipinto olio su tela raffigurante San Pietro Celestino torna nella Basilica di Collemaggio. Parroco ed ex antiquario aquilano ladri di opere chiesistiche. Ricostruita la rete dell’affare sull’antiquariato.

Torna in Basilica, all’interno della cappella dell’Abate, il dipinto di San Pietro Celestino, con attributi papali completo di cornice di legno dorata, recuperato dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale.
Si tratta della prima opera d’arte che rientra in Basilica e che comincia il lungo porcorso della ricollocazione delle opere.

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Biancamaria Colasacco, storica d’Arte della Soprintendenza – Pierluigi Biondi, sindaco L’Aquila

Il dipinto raffigura San Pietro Celestino in veste papale.

«Giornata significativa – ha sottolineato il sindaco Biondi – perché arriva all’indomani della nomina a cardinale di monsignor Petrocchi da parte di Papa Francesco. Grande lavoro svolto dalla Procura di L’Aquila e dal comando dei Carabinieri».

Presente al’incontro la Soprintendente Archeologia, Belle Arti e paesaggio per L’Aquila e cratere Alessandra Vittorini:

«Grazie a chi ha svolto questa operazione di recupero. Un lavoro prezioso possibile anche grazie alla presenza importante che si fa sul territorio in ambito di tutela e recupero».

Il riconoscimento dell’opera, scomparsa ormai da molti anni dallla sacrestia che la ospitava, è stato possibile grazie a Biancamaria Colasacco, storica d’Arte della Soprintendenza, che ne ha certificato l’autenticità e la provenienza.

Le indagini e il recupero del dipinto

Nell’ambito di ampie indagini* che vedono coinvolto don B.R. parroco presso la parrocchia di Santa Maria Assunta dell’Aquila negli anni novanta e il suo chierico D’E. D., ex antiquario aquilano.
Tutte le parrocchie aquilane nelle quali aveva prestato servizio il prelato erano state interessate da consistenti furti di opere d’arte . In particolare si evidenziano i furti risalenti al 1993 presso la basilica di Collemaggio e San Silvestro.
Il presule B. R. attualmente gestisce, in qualità di Presidente del Consiglio direttivo dell’associazione ‘O.C.I. di M.”, una residenza per anziani in provincia di Imperia, coadiuvato proprio da D’E. E., vice presidente del Consiglio d’amministrazione.
Durante un’operazione di polizia all’inizio del 2018 sono stati sequestrati oltre 40 beni chiesistici provenienti da varie parrocchie. Tra questi il dipinti di Celestino scomparso nel 2000 poco dopo il restauro eseguito dalla Soprintendenza locale.

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*Le indagini partono dal reliquiario in rame del 1400 di San Giustino, trafugato nel 1992  nella Chiesa Parrocchiale S. Maria Assunta a Paganica, frazione del capoluogo di cui il santo è patrono. Era stato venduto all’incanto dalla casa d’aste Sotheby’s, per un incasso di oltre 30 mila euro, e acquistato da un esperto di arte inglese.
Dopo aver notato la scritta Paganica sull’oggetto, quest’ultimo ha acquisito qualche informazione e ha capito che si trattava di un oggetto rubato, denunciando il fatto.
Da lì è partita l’inchiesta della procura dell’Aquila, coordinata dal sostituto Simonetta Ciccarelli e svolta dai carabinieri della stazione di Paganica e dei colleghi dell’Aquila. La denuncia fu presentata dall’allora parroco di Paganica, don Dante Di Nardo.
Gli investigatori per accelerare la procedura di recupero ed evitare un ripensamento dell’aquirente hanno affrontato un lungo viaggio in autovettura fino a Parigi e, all’inizio del 2017, l’hanno definitivamente restituita all’Arcidiocesi dell’Aquila.
Dalle successive indagini di Polizia Giudiziaria e dall’analisi della documentazione acquisita nel corso di attività internazionali e dalle diverse operazioni di perquisizioni, tra cui una anche ad un antiquario di Montecarlo, si è accertato che il bene era stato venduto da un antiquario bresciano che, a sua volta, lo aveva acquistato da un prelato del posto, don S.B. 

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