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Infermiera violentata, la solitudine sul posto di lavoro

In 20 anni, nei servizi e nei centri psichiatrici in Italia sono stati 8 gli operatori uccisi e mille sono i casi di violenza ed aggressione che ogni anno subiscono medici e infermieri.

“La storia delle due operatrici sanitarie aggredite sul posto di lavoro e tornata alla cronaca in questi giorni ci ha scosso fortemente”- interviene Maria Luisa Ianni, presidente dell’ordine provinciale degli infermieri dell’Aquila, nonché consigliere comunale, sul caso di violenza che vede protagonista un’infermiera abruzzese.

“Voglio esprimere a nome mio e dei 3000 infermieri che rappresento profonda solidarietà alle due operatrici. Necessitiamo di maggiore tutela, protezione e sicurezza sul lavoro, soprattutto quando le prestazioni professionali sono destinate a svolgersi in strutture esterne agli ospedali. Gli operatori sanitari si ritrovano soli in trincea in settori delicati come quelli della riabilitazione psichiatrica”.

La solitudine degli operatori sanitari nel settore mentale è evidente. La domanda che sorge spontanea è: si sarebbe potuto evitare?

“L’attenzione dovrebbe essere rivolta a migliorare le condizioni negli ambienti di lavoro, allo sviluppo delle buone pratiche di valutazione e gestione dei rischi, a una più accurata pianificazione, a un pieno coinvolgimento degli operatori nell’organizzazione e nella formazione del personale affinché sia preparato a far fronte a situazioni secondo un sistema di competenze e responsabilità che siano multilivello.
Considerando che l’episodio di violenza ai danni delle due operatrici di cui una infermiera non è stato né l’unico né il primo episodio, è legittimo chiedersi se si sarebbe potuto evitare tutto questo, al netto della violenza di genere, dell’esiguità  della pena e del fatto che il responsabile della violenza fosse un straniero di soli 20 anni”.

In 20 anni, nei servizi e nei centri psichiatrici in Italia sono stati 8 gli operatori uccisi e mille sono i casi di violenza ed aggressione che ogni anno subiscono medici e infermieri.

“Si fa difficoltà a immaginare che nell’esercizio della propria attività lavorativa, addirittura assistenziale e di tipo sociosanitaria, un operatore possa subire una violenza così feroce da parte di colui che dovrebbe essere assistito, accudito e accompagnato nel suo percorso di cura e accoglienza. Alle due operatrici va la nostra vicinanza e il nostro appoggio affinché, le loro ferite possano rimarginarsi, se mai fosse possibile, nel più breve tempo”.

 

 

 

 

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