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Irminsul, in pericolo le antiche pietre aquilane

Lavori tra gli Irminsul a Palazzo dell'Emiciclo, a rischio le antiche colonne-idolo aquilane.

Presso il Palazzo dell’Emiciclo ci sono due rare colonne di grande valore storico e artistico che rischiano di essere danneggiate dai lavori in corso.

Proseguono i lavori della ricostruzione presso il Palazzo dell’Emiciclo; mezzi più o meno pesanti e operai, però, si muovo tra due preziosissime rarità contenute negli spazi esterni della sede regionale: due Irminsul, colonne-idolo delle tribù della Sassonia che rimandano al patrimonio storico e mitologico di un’Europa ormai perduta. Ancora in piedi, nonostante il susseguirsi delle scosse di terremoto, le preziose colonne aquilane rischiano però di essere danneggiate dalla mano dell’uomo. Per i lavori in corso, infatti, non sono state previste protezioni a tutela degli importanti monumenti. Sarebbe opportuno metterli in sicurezza, quantomeno transennarli, prima che qualche distrazione o evento accidentale li danneggi.

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Irminsul e Palazzo dell’Emiciclo, la storia.

«Il restauro del Palazzo dell’Emiciclo – spiega al Capoluogo.it l’avvocato Stefano Di Salvatore – e la demolizione della recinzione che, per tanto tempo, ha precluso alla fruibilità generale il prezioso monumento, restituisce respiro al parco cittadino finalmente godibile così come in origine ideato dal Waldis. La Villa comunale riconnessa al Palazzo dell’Emiciclo ci svela i suoi segreti e richiama l’attenzione del visitatore sull’intera area. Il 1610 vide la costruzione del complesso monastico formato dalla Chiesa di San Michele Arcangelo e dall’annesso Convento dei cappuccini, con la facciata della chiesa rivolta ad ovest ed il grande orto che divenne l’attuale Villa comunale. Il convento nel 1888, rielaborato per la grande esposizione, subì la trasformazione che tutti conosciamo con il colonnato del Palazzo dell’Esposizione Universale, detto comunemente Palazzo dell’Emiciclo, che fu destinato nel 1932 ad ospitare la Regia Scuola Industriale e poi dal 1984 la sede del Consiglio Regionale d’Abruzzo. Il Palazzo dell’Emiciclo, realizzato con la pietra proveniente dalle cave di Poggio Picenze, fu progettato e realizzato dall’architetto svizzero Carlo Waldis con lo spazio semicircolare detto appunto emiciclo. Forse non tutti avranno notato che il Palazzo dell’Emiciclo è delineato da due strane colonne sormontate da un fantasioso disegno in ferro battuto. Le colonne si trovano a destra ed a sinistra dell’opera ottocentesca ed aprono e chiudono il semicerchio: sono due alberi Irminsul.

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L’Irminsul è l’antica denominazione nordica dell’albero o pilastro di quercia venerato nella Sassonia pagana in un luogo sacro all’aperto, centro di un culto tribale concepito come “colonna universale che sorregge tutto” e messo in rapporto con il dio Hirmin. Il termine Irminsul è formato dal vocabolo germanico Irmin che significava grande, insigne e venerabile, e dalla parola germanica sul che voleva dire semplicemente colonna. L’Irminsul, l’albero cosmico dei Sassoni è una colonna-idolo che per le tribù della Sassonia univa cielo e terra, il mondo materiale a quello spirituale, axis mundi, l’asse del mondo, termine proprio della storia delle religioni, con il quale si indica la nozione di “asse dell’universo” presente in differenti religioni e mitologie e collegamento fra l’universo degli uomini ed il mondo degli dei, fra quello dei vivi e quello dei morti. L’Irminsul è un pilastro con una biforcazione sulla cima, un pilastro magico della mitologia germanica che sosteneva l’intero universo ed aveva una funzione essenziale: era l’asse del mondo, il simbolo più sacro e venerabile comune a tutte le antiche tribù germaniche e veniva spesso rappresentato come una quercia o un grande palo di legno. La funzione dell’Albero, simbolo della vita per eccellenza, ha una sua intrinseca struttura trifunzionale – radici, tronco e chioma – che rende molto l’idea della sua partecipazione ai Tre Mondi: gli Inferi, la Terra ed il Cielo. Tutte le ere, tutte le civiltà trovano in Irminsul il loro fondamento, il loro punto iniziale e finale: tutti gli altari e tutti i templi sono disposti secondo ben distinte coordinate convergenti ad esso. L’Irminsul ha tradizioni talmente antiche che anche lo storico latino Tacito ce ne ha lasciato una traccia nella sua opera “Germania”. Carlomagno, re dei Franchi e dei Longobardi, primo imperatore del Sacro Romano Impero, con tutta probabilità, ne incontrò moltissimi e, avendo combattuto per circa trent’anni i Sassoni, era convinto che suo dovere fosse imporre dovunque la religione cattolica con conversioni in massa dei popoli vinti. In nome della cristianità ed a dispetto di ogni culto pagano, distrusse tutti o quasi tutti tali simboli a futuro monito di coloro che, come i Sassoni, si rifiutavano tenacemente di convertirsi al cristianesimo: da quel momento se ne persero il ricordo e le tracce. Le generazioni future, ormai cristianizzate, non sapevano più come fosse fatto l’albero cosmico dei padri, né dove un tempo s’innalzasse.

A L’Aquila esistono due pilastri cosmici, due Irminsul, due rare colonne rimaste ancora oggi in piedi, una testimonianza del patrimonio storico e mitologico di un’Europa perduta, due Irminsul che, presenti al Palazzo dell’Emiciclo della nostra città, delineano le colonne doriche dell’opera disegnata dal Waldis e segnano, inesorabilmente e per sempre, l’axis mundi, l’asse del mondo, l’asse geografico Nord-Sud, la linea immaginaria ed affascinante che taglia in due la sfera terrestre».

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