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Mamma a 18 anni, che fortuna l’incoscienza!

Una mamma romana colorata e chiassosa di soli 23 anni con due maschietti di 4 e 3 anni. Si è trasferita a L'Aquila e ha aperto una sua attività. Lavora 12 ore al giorno con il sorriso, anche quando è stanca.

#mammeduepuntozero è lo spazio che omaggia le Mamme nel giorno della loro festa. Il Capoluogo dedica uno spazio alle storie delle nostre lettrici. L’allegra storia di Giada.

Giada è una ragazza romana colorata e chiassosa di soli 23 anni. Giovanissima, bellissima, truccatissima e impegnatissima.

Sì, perché Giada nella vita fa l’estetista e racconta la sua storia mentre il telefonino continua a squillare e a interrompere le sue risposte per richieste di appuntamenti che lei annota metodicamente sull’agenda.

Gli impegni di Giada comunque non finiscono qui perché la giovane è un’energica mamma di due maschietti di 4 e 3 anni che schizzano da un lato all’altro dell’ampio salone come due palline da flipper.

«Quando ho scoperto di essere incinta avevo da poco compiuto 18 anni e avevo conosciuto il mio attuale marito da pochi mesi. Non ne ho fatto un dramma: ho cercato di razionalizzare e di affrontare al meglio una cosa così bella e importante.»

Giada si sposa con il padre del bambino e si trasferisce giovanissima a L’Aquila. Con l’aiuto dei suoceri apre una piccola attività che porta avanti con la maturità di chi ha il doppio dei suoi anni.

Lavora 12 ore al giorno con il sorriso, anche quando è stanca. E lo fa anche quando scopre di aspettare il secondo bambino e quindi con la consapevolezza che ci vorrà il doppio dell’impegno.

«Mi dicevano “sei troppo giovane, come farai?”… ma io non mi sono mai preoccupata più del dovuto. Ignoravo tante cose a cui sarei andata incontro, non avevo alcuna esperienza con i bambini ma forse è stato meglio così. Nel mio salone vengono molte donne che, per motivi lavorativi, hanno dovuto aspettare anni prima di avere dei bambini e poi ne hanno avuto uno solo o addirittura non hanno potuto averne. Se avessi pianificato la mia vita in maniera più canonica forse anch’io ora avrei un solo bambino o non ne avrei nessuno. I figli vanno fatti quando il corpo può sostenerli e quando si è ancora incoscienti per alcuni versi.»

Tra una battuta in romanesco e un appuntamento annotato per l’indomani, Giada si ravvia i riccioli neri scostandoli dalla fronte e prima di chiudere l’intervista mi chiede di fare una pausa di cinque minuti perché i suoi due monelli hanno fame e reclamano la merenda.

«Sono felice della mia scelta – conclude -. So che avrei potuto rinunciare a molte cose nella vita ma non a essere chiamata “mamma”. Quindi, per quanto siano numerose le rinunce per una madre giovane come me, le gioie che i miei figli mi danno le superano di gran lunga.»

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