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Mamma single, non fatemi sentire un supereroe

"Una decisione come quella di diventare una mamma single è una responsabilità immensa e, oltre a una grande quantità di considerazioni e pianificazione, richiede un importante lavoro su di sé”.

#mammeduepuntozero è lo spazio che omaggia le Mamme nel giorno della loro festa. Il Capoluogo dedica uno spazio alle storie delle nostre lettrici. Cominciamo con Anna, mamma single.

Trent’anni, il suo bambino e una vita da disegnare. A colori, sempre. Perché Anna la sua vita l’ha sempre immaginata così.
Poco più che adolescente scherzava con le amiche: “Io? Un figlio? Certo che lo voglio e lo faccio anche da sola”. E così andò, molti anni dopo, un po’ per scelta e un po’ per destino.
L’idea di avere figli si riaffaccia nella mente di Anna quando i trent’anni stavano per arrivare: era sicura di non volere una relazione solo per fare un figlio.
Divisa per lavoro tra due città, una carriera felice, la vita che va dove deve andare, veloce, anzi velocissima come accade solo quando devi badare esclusivamente a te.
“Ecco allora, che qualcosa, all’improvviso, ti schiaccia e ti fa fermare, che tu lo voglia oppure no. In un giorno di febbraio, tra pioggia e freddo, la scoperta. Una vita dentro la vita. Io e il mio pancione”.

Lo spartiacque con la vita precedente segnato da un battito di cuore, il suono più bello che avesse mai udito. Sola su un lettino, alla prima ecografia, con la sua nuova vita dentro, ma anche fuori. Anna questo lo capì presto.

“È stato come andare sulle montagne russe nei nove mesi di gravidanza. Pensieri, idee, progetti, ambivalenze, ma non credo che sarenne potuto essere diverso. Una decisione come quella di diventare una mamma single è una responsabilità immensa e, oltre a una grande quantità di considerazioni e pianificazione, richiede un importante lavoro su di sé”.

Anna non ha mai sentito il peso di un posto vuoto accanto a sé, era completa così. “Quello di cui ho bisogno c’è, quello che non c’è non deve esserci”- si ripeteva ogni giorno come un mantra perché la determinazione e la tranquillità interiore non bastano se devi dimostrarti e mostrarti “normale” in una società fatta di tradizioni, quando tu di tradizionale non hai un bel niente.

“Anche le amiche ti fanno sentire diversa, se vogliono. Magicamente sparisci dalla lista degli invitati a pranzo la domenica o in quella dell’aperitivo del giovedì, quando prima eri a capo dell’elenco. Tutto questo perché non hai un marito, oppure un compagno, e peggio ancora perché con quel pancione tutta sola sei ingombrante più che mai. Allora per forza di cose impari a stare sola, ad essere selettiva e in maniera naturale e silenziosa si elimina quanto di superfluo c’era stato intorno a te, magari per una vita intera”.

“Comprendi tante cose: che si è mamme o papà solo se lo vuoi veramente, che non puoi costringere un uomo a fare il padre o una donna a fare la madre, che bisogna lasciar andare, che è necessario fare scelte e prendersi le proprie responsabilità, che non c’è sempre un perché, che la vita toglie (apparentemente), ma restituisce e ti sorprende con seconde possibilità migliori delle prime, che i figli sono di chi li cresce e di chi c’è sempre”.

La storia di Anna è comune a milioni di altre storie sparse qua e là per il mondo, ma Anna ci tiene a dire questo, più di ogni altra cosa:  “Non siamo mamme con il mantello da supereroe, non fateci sentire così, perché giudicate la nostra serena normalità”.

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