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Camorra e marijuana, 8 arresti foto

La camorra tenta di "delocalizzare" la produzione di marijuana nella provincia aquilana, i carabinieri arrestano 8 persone.

Operazione antidroga: arrestate 8 persone, due delle quali legate a clan della camorra.

Questa mattina i carabinieri del Comando Provinciale dell’Aquila hanno arrestato 8 persone per associazione finalizzata alla coltivazione e al traffico illecito di sostanze stupefacenti su esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale dell’Aquila. Due degli arrestati sono destinatari di misure cautelari in carcere, gli altri ai domiciliari.

L’ordinanza è stata firmata dal giudice Guendalina Buccella e richiesta dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo.

Come spiegato in conferenza stampa dal colonnello Antonio Servedio, comandante provinciale carabinieri, dal maggiore Edoardo Commandè, comandante provinciale del nucleo investigativo di L’Aquila, dal tenente colonnello Cosimo Giovanni Petese, comandante del Reparto operativo e dal capitano Pietro Fiano, comandante della Compagnia di Avezzano, l’operazione si ricollega al maxisequestro del 28 settembre 2016 quando i militari scoprirono una coltivazione di marijuana nelle campagne di Luco dei Marsi, camuffata da piante di mais: in quell’occasione i carabinieri sequestrarono piante di marijuana per un peso complessivo di 6 tonnellate e arrestarono 3 persone, di cui due colte sul posto e una rintracciata mesi dopo.

Partì subito un’intensa attività di indagine coordinata dal pubblico ministero Stefano Gallo e Roberto Savelli e condotta dalla Compagnia di Avezzano e dal Nucleo Investigativo dell’Aquila.

Gli accertamenti hanno fatto emergere inconfutabili elementi circa la partecipazione degli indagati a un’associazione finalizzata alla coltivazione di marijuana: l’attività è risultata organizzata e finanziata da personaggi dell’area campana, due dei quali appartenenti a clan camorristici.

Gli arrestati sono 7 uomini e una donna, localizzati tra la Marsica e Napoli.

Si tratta di: A.D.L. (52enne di Casola di Napoli), D.M.D. (41enne di Casola di Napoli), C.G. (55enne di Lettere), A.C. (29enne di Castellammare di Stabbia), C.D.L. (22enne di Casola di Napoli), P.D.N. (70enne di Gragnano), R.P. (57enne di Castellammare di Stabbia) e A.S.D.G. (43enne di Luco dei Marsi).

Gli arrestati avevano individuato la zona della Marsica, e in particolare del Fucino, come luogo ideale per delocalizzare la produzione di marijuana, attività da tempo svolta nella provincia di Napoli.

L’indagine ha fatto emergere che un primo tentativo era già stato realizzato nel 2015 a Luco dei Marsi ma la piantagione non era andata  a buon fine a causa di alcuni errori commessi nella gestione della coltivazione ed era stata data alle fiamme.

Dopo il sequestro e gli arresti del 2016 l’associazione non si è scoraggaiata.

Ancora un tentativo di coltivazione, poi fallito, è stato fatto nel 2017 nelle campagne tra Scurcola Marsicana e Capistrello.

Come sottolineato in conferenza stampa, si è trattato di un tentativo di “delocalizzare” la produzione di marijuana in luoghi considerati più tranquilli e meno controllati, anche se sotto il punto di vista del controllo i carabinieri hanno dimostrato l’esatto contrario.

E anche quest’anno gli indagati, monitorati dai militari, si sono mossi sin dal mese di gennaio, alla ricerca di un terreno idoneo alla coltivazione di marijuana nelle campagne della Marsica.

Il giudice ha ritenuto rilevanti le posizioni di due degli arrestati (A.D.L. e C.G.) appartenenti a clan camorristici radicati nella provincia di Napoli. I carabinieri si sono mossi tempestivamente, in quanto gli indagati stavano cercando contatti alla ricerca di altri terreni da coltivare. «L’Abruzzo – ha sottolineato il colonnello Servedio – è considerato terra di conquista dalle associazioni criminali, ma la nostra attenzione è sempre alta e finalizzata ad evitare che la criminalità attecchisca sul territorio provinciale».

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