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Tribunale L’Aquila, a processo Nadia Lioce

Torna alla sbarra Nadia Desdemona Lioce, l’irriducibile brigatista rossa condannata per gli omicidi dei giuslavoristi Massimo D’Antona e Marco Biagi e del sovrintendente di Polizia Emanuele Petri. Ma stavolta la lotta armata non c’entra.

Insulti a un agente penitenziario e disturbo della quiete del carcere, la brigatista Nadia Lioce a processo presso il Tribunale dell’Aquila.
Dalle otto di questa mattina grande dispiegamento di forze dell’ordine su via XX Settembre per il processo che vede protagonista Nadia Lioce. Si tratta della terrorista componente dell’organizzazione armata di sinistra Nuove Brigate Rosse-Nuclei Comunisti Combattenti, rinchiusa al super carcere delle Costarelle dell’Aquila dal 2003 in regime di 41 bis. Il processo di svolge come sempre “a distanza”: due schermi nell’aula del tribunale mostrano Nadia Lioce all’interno del carcere che parlerà in videoconferenza.

“La bottiglietta battuta sulle inferriate rimbombava parecchio” – dichiara una dipendente del carcere. “Non ricordo lamenti da parte degli altri detenuti”- aggiunge. “All’improvviso, ogni giorno,  c’era questo momento di protesta della ‘battitura’ anche se non le veniva contestato qualcosa”.

Sono passati 13 anni da quando Nadia Lioce è rinchiusa all’interno della sezione femminile del 41bis,  regime che lo scorso settembre le è stato prorogato, ancora una volta, per altri 2 anni.
Nadia Lioce per la sua protesta, rischia l’applicazione anche dell’articolo 14 bis, con ulteriore peggioramento delle sue condizioni detentive.

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Nadia Lioce a processo, la protesta.

Il gruppo di Solidali a Nadia Lioce e il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario prendono parte all’udienza pubblica. Diverse le manifestazioni previste in città: fuori il palazzo di Giustizia, a Piazza D’armi e poi nel pomeriggio all’esterno delle Costarelle.

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“Trentuno persone sono state condannate per aver denunciato tutto questo durante i presidi che si sono svolti a L’Aquila il 24 novembre scorso. Noi risponderemo a questa ingiusta repressione non solo a L’Aquila, ma anche in altre città, perché il 41 bis è tortura, perché la solidarietà non è un crimine, perché lottare per un mondo migliore è giusto e necessario”- dichiarano i sostenitori.

Lioce al 41 bis, le motivazioni del processo.

Nadia Lioce è sotto processo per contestazioni di natura contravvenzionale: si tratta di oltraggio a pubblico ufficiale, per aver insultato più volte un agente penitenziario, e ha più volte disturbato la quiete del carcere. Per l’accusa, l’ergastolana avrebbe battuto per protesta una bottiglia di plastica sulle sbarre di ferro della sua cella causando rumore intollerabile. Comportamenti, forse troppe volte ripetuti, che hanno indotto gli agenti di polizia penitenziaria a inviare gli atti alla Procura che poi ha mandato le carte in tribunale. “La bottiglietta battuta sulle inferriate rimbombava parecchio” dichiara una dipendente del Carcere. “Non ricordo lamenti da parte degli altri detenuti. All’improvviso c’era questo momento di protesta della ‘battitura’ anche se non le veniva contestato qualcosa”.

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“La Lioce”, dicono i Solidali,  “è condannata al silenzio in una cella di due metri per due, posta alla fine di un lungo tunnel sotterraneo che si affaccia sul nulla. Le è concessa solo un’ora d’aria al giorno in una vasca di cemento dove il sole non si vede mai. Inoltre non può detenere libri”.

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