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Terremoto Muccia, parla Enzo Boschi

A L’Aquila si verificarono circa 300 scosse nei mesi precedenti il terremoto del 6 aprile 2009. A Muccia solo in un mese ne sono già state registrate più di 2.200!

Oltre duemila scosse a Muccia in un mese. Vogliamo parlarne? Il punto di Enzo Boschi.

A L’Aquila prima del terremoto del 6 aprile 2009 se ne registrarono appena 300 nell’arco di più mesi. Eppure l’Ingv parla di “ordine naturale dell’assestamento”. C’è da preoccuparsi? L’articolo che si legge sull’Agi e che Il Capoluogo riporta integralmente porta la firma di Enzo Boschi, uno dei più importanti sismologi italiani, ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e membro della Commissione Grandi Rischi ai tempi del sisma aquilano.

Prendiamo una carta geografica e un compasso. Tracciamo un cerchio centrato su Muccia​, in provincia di Macerata, con un raggio di 5 chilometri. Nell’ultimo mese entro quel cerchio si sono verificate circa 2200 scosse sismiche. La più fortefinora è stata di magnitudo 4.7, il 10 aprile. Il 4 aprile ce n’era stata un’altra di magnitudo 4.0; tutte le altre sono di magnitudo inferiore. La popolazione le avverte comunque distintamente ed è molto preoccupata.

A proposito di Muccia il presidente dell’INGV attualmente in carica, Carlo Doglioni, il 10 aprile ebbe a dichiarare a UnoMattina, RaiUno: “Difficile prevedere se ci saranno ulteriori scosse ma quello che sta succedendo è nell’ordine naturale dell’assestamento” una frase che non vuol dir niente ma che ha lo scopo evidente di tranquillizzare.

Dopo il 10 aprile di scosse ce ne sono state moltissime. “Ordine naturale dell’assestamento” è una locuzione assolutamente priva di significato sul piano scientifico e inutile per gli scopi della Protezione Civile. Meraviglia una dichiarazione inutile e tanto pilatesca da parte di un personaggio che da almeno sette-otto anni dichiara di poter prevedere i terremoti analizzando proprio le sequenze sismiche.

Il caso de L’Aquila

Manifestò pubblicamente questa sua convinzione quando iniziò il processo a L’Aquila contro un gruppo di persone, tra le quali il sottoscritto, perché non avevano previsto il terremoto del 2009.
Durante una conferenza egli espresse il suo pensiero al riguardo dicendo tra l’altro: “ Il modello che io vi ho presentato è stato fatto grazie all’esperienza de L’Aquila: prima io personalmente non lo conoscevo… C’era una sequenza in corso… Terremoti che aumentavano di numero… Ora noi adesso sulla base di quella esperienza abbiamo imparato moltissimo e possiamo… Metterlo in opera per il futuro e cioè che ci sono molte evidenze che ci possono aiutare a dire sta per arrivare un terremoto in un ambiente estensionale tipo il nostro”.

A L’Aquila si verificarono circa 300 scosse nei mesi precedenti il terremoto del 6 aprile 2009. A Muccia solo in un mese ne sono già state registrate più di 2.200!

A questo punto non si può certo negare che a Muccia i terremoti non “aumentino di numero”. Allora è lecito pretendere di sapere da Doglioni che cosa succederà nell’immediato futuro a Muccia e nei suoi dintorni. Oppure è lecito pensare, come molti credono, che le sue considerazioni per la sequenza aquilana nascevano solo da un insopprimibile malanimo nei confronti di qualcuno di coloro che erano sotto processo per cercare di influenzare PM e Giudice?

La mia opinione a proposito di Muccia, per quel poco che vale, è decisamente diversa da quella dell’attuale vertice INGV, secondo me permeata da un ottimismo d’accatto senza alcuna base scientifica. Fino a circa un mese fa, la sequenza sismica iniziata il 24 agosto 2016 ad Amatrice si è comportata come tutte le altre sequenze note dell’Appennino centrale. La durata complessiva delle repliche è stata notevole come è caratteristico di quelle zone. Dall’agosto del 2016 si sono susseguite almeno tre scosse principali, ognuna di esse con le proprie numerose scosse successive.

Fino al terremoto del 10 aprile le scosse si erano distribuite in modo casuale all’interno della vasta area interessata dalla sequenza e si potevano considerare come la normale evoluzione del fenomeno. Potevano essere interpretate come ulteriori rotture di tanti piccoli segmenti di faglia. La scossa di Muccia del 10 aprile e la successiva sequenza ha modificato drasticamente questa visione. Non può assolutamente tranquillizzare il fatto che il terremoto di Muccia sia avvenuto all’estremità nordoccidentale della zona appenninica finora attivata. Non vero che quello che stiamo osservando nelle ultime settimane possa essere minimizzato a “ordine naturale assestamento”, qualunque cosa significhi.

La direttività della frattura va verso NNW, come già era stato per un evento forte dell’ottobre 2017. Il notevole danneggiamento delle Marche meridionali è da collegare a quella particolare direttività. Quindi il processo iniziato a Muccia potrebbe riprendere il cammino nella stessa direzione, andando cioè verso zone che finora non sono state attive, ma che nel passato hanno prodotto terremoti molto importanti. Per esempio il terremoto del 1799, quello delle 1833 e ancora il terremoto di Fabriano del 1741 e quello di Cagli del 1781.

Cosa significa ‘gap sismico’ e perché è importante saperlo

Prima del terremoto dell’agosto 2016 era evidentissimo che, fra le zone attivatisi nel 1997 in Umbria e nel 2009 in Abruzzo, ci trovavamo di fronte a un gap sismico che riguardava ben quattro regioni. Per gap sismico s’intende un’area sismicamente silente da secoli, circondata da zone dello stesso sistema sismogenetico interessate da forti terremoti recenti e che pertanto si riattiverà presto come è successo con il terremoto di Amatrice. Il concetto di gap sismico, sia chiaro, non ha nulla a che vedere con la previsione deterministica dei terremoti: è un metodo utilissimo di guardare ai dati disponibili per stabilire le priorità per interventi di prevenzione.

Nessuna dichiarazione scientifica fu fatta al riguarda da chi ha il compito del monetaggio del territorio nei mesi precedenti il 24 agosto 2016. La Protezione Civile non ne fu pertanto informata: se ne fosse stata consapevole avrebbe potuto prendere importanti misure precauzionali che avrebbero salvato numerose vite. Non si trattava di fare una previsione ma di applicare a ragion veduta il principio di precauzione.

Il terremoto del 24 agosto 2016 e la lunga sequenza successiva hanno colmato il gap creatosi fra la zona umbro-marchigiana colpita nel 1997-98 (Umbria-Marche) e quella abruzzese del 2009 (L’Aquila). Un gap evidentissimo per coloro che hanno il compito della sorveglianza sismica, ben finanziata, del nostro Paese. E che su quel gap aveva il dovere imprescindibile di richiamare con forza l’attenzione del potere esecutivo.

Ricordo tutto questo perché temo, visto l’andazzo, che venga ignorata l’attuale situazione di Muccia e delle zone vicine. Finora ci si è limitati a invocare “l’ordine naturale dell‘assestamento” in maniera grottesca. Più che i vertici dell’INGV, che ormai sembrano disinteressati alla moderna Sismologia applicata alla sismicità del nostro Paese, spero che queste considerazioni arrivino ai vari organi di Protezione Civile.

Concludendo, per il principio di precauzione, mi permetto di invitare tutti coloro che ne hanno la responsabilità e la capacità di mettere in atto tutte le possibili misure preventive a Muccia e nelle zone circostanti. Non è detto che il terremoto arrivi ma è sempre meglio e doveroso essere comunque preparati.

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