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Dolore alla schiena, il primo intervento all’avanguardia a L’Aquila foto

Il neurochirurgo aquilano Pier Francesco Eugeni è stato il primo in Europa ad utilizzare la versione aggiornata dell’I-Fuse. Eugeni detiene la seconda maggiore casistica d’Europa per questo intervento.

Quell’insopportabile mal di schiena si chiama, spesso, sindrome sacroiliaca. Il Capoluogo vi racconta l’ intervento chirurgico mininvasivo eseguito dal neurochirurgo Pier Francesco Eugeni, per la prima volta a L’Aquila.

L’ intervento chirurgico di artrodesi dell’articolazione sacroiliaca è stato eseguito sabato scorso a Villa Letizia su una paziente romagnola di 52 anni. Il neurochirurgo aquilano Pier Francesco Eugeni* è stato il primo in Europa ad utilizzare la versione aggiornata dell’I-Fuse, che rappresenta un ulteriore significativo passo in avanti nel trattamento di questo genere di pazienti.

“Sono onorato ed emozionato di essere finalmente riuscito ad operare a L’Aquila – ha dichiarato il neurochirurgo Eugeni ai microfoni del Capoluogo -. Il mio sogno di aquilano era riuscire ad operare a L’Aquila e, finalmente, dopo una lunga carriera in tutta Italia, sono riuscito a portare questo intervento innovativo nella mia città”.

schiena villa letizia

Cos’è la sindrome sacroiliaca? Una patologia dolorosa spesso scambiata per sciatica o lombalgia

Il dolore è acuto e costante, aumenta quando ci si alza da una sedia, quando ci si gira nel letto, quando ci si muove o quando si sta in piedi a lungo.
La sacroileopatia è diffusa più di quanto immaginiamo tanto che  spesso viene confusa con la sciatalgia da ernia del disco.                        “Moltissime persone, di qualunque età, sperimentano più volte un dolore che localizzano nella porzione bassa della schiena e che descrivono a fascia, indicando una o entrambe le natiche e la regione fra i glutei. Questo dolore alle volte si irradia all’arto inferiore o all’inguine ed è talmente acuto e violento da impedire il mantenimento della stazione eretta con il busto dritto. La sofferenza aumenta, inoltre, al minimo movimento o al passaggio dalla posizione seduta a quella eretta. E’ descritta dal paziente come una coltellata oppure un morso”- spiega al Capoluogo il neurochirurgo Eugeni.

mal di schiena

La diagnosi è clinica e la malattia molto spesso è sottovalutata e non diagnosticata

Anche se da molti anni il ruolo nella genesi dei dolori di questa regione è più che conosciuto, accade molto spesso che i disturbi derivanti da questa articolazione non vengano considerati nella valutazione di pazienti con dolori lombalgici o lombosciatalgici, vale a dire i dolori che dal fondo schiena si irradiano lungo la gamba. “In molti casi si interviene con l’asportazione di ernia del disco, laminectomia o stabilizzazione vertebrale che a volte, lungi dal migliorare il problema, lo peggiorano per l’instabilità dovuta alle alterazione biomeccaniche locali e generali connesse a queste procedure chirurgiche”.

Le cause del dolore

Tra le più comuni ci sono le lesioni traumatiche, come una caduta, un impatto improvviso un incidente stradale. Oppure esercizi fisici intensi e prolungati, l’aumento di peso e l’andatura in gravidanza.
La permanenza del dolore sacroiliaco malgrado le cure mediche e fisiche può comportare la corretta indicazione ad un intervento di artrodesi della articolazione sacroiliaca. La procedura non comporta nessuna limitazione funzionale essendo ridottissima la mobilità di questa articolazione.

Intervento breve e per tutti

L’introduzione, anche in questo campo, di tecniche poco invasive permette di considerare questo genere di chirurgia per il trattamento dei moltissimi pazienti affetti da sindrome sacroiliaca, anche se anziani o non in perfetta salute, dal momento che l’intervento ha una breve durata, circa 50 minuti, e può essere effettuato anche in anestesia spinale selettiva e in posizione supina.

Il sistema di impianto iFuse

L’I-Fuse, il dispositivo utilizzato in questo intervento, permette di curare in maniera mininvasiva e con bassissimo impatto sul paziente la sindrome sacroiliaca.
La procedura consiste nell’inserzione di tre tasselli di titanio che, attraversando l’articolazione sacroiliaca, la stabilizzano immediatamente eliminando il dolore e ne inducono successivamente la fusione ossea. La degenza post operatoria è ordinariamente breve e la cicatrice chirurgica che residua sulla parte laterale della natica ha una lunghezza di meno di 2 centimetri.

“Per me è un grande onore tornare a lavorare all’Aquila dopo più di 30 anni dalla laurea. Spero sinceramente che la mia attività possa contribuire fattivamente alla rinascita e all’ulteriore sviluppo della nostra bellissima e importante città.”.

Il dottor Eugeni, che ha voluto iniziare la collaborazione con Villa Letizia con questo tipo di intervento di cui detiene la seconda maggiore casistica d’Europa, si interessa da sempre di neurochirurgia spinale avanzata per il trattamento di patologia degenerativa, malformativa, traumatica, oncologica della colonna e del midollo. E’ tutor, consulente e sviluppatore per conto più multinazionali impegnate nel settore della chirurgia spinale.

schiena villa letizia

* Il Dott. Pier Francesco Eugeni, 58 anni, laureato a L’Aquila nel 1984, neurochirurgo e chirurgo spinale specializzato presso l’Università Cattolica di Roma e il Policlinico Federico II di Napoli, con una esperienza più che trentennale maturata all’Aquila, Roma, Firenze, Napoli, Cuneo e Teramo, già incaricato del programma per la gestione della traumatologia vertebro midollare della ASL di Teramo e poi Primario di Neurochirurgia e Chirurgia Spinale presso l’Istituto “Stella Maris” di San Benedetto del Tronto fino al 2016, è adesso Neurochirurgo presso l’Ospedale Montanari di Morciano di Romagna e altri prestigiosi Istituti clinici. Ha contribuito al disegno e all’evoluzione della tecnica chirurgica d’impianto del dispositivo. Per questo motivo l’azienda statunitense titolare del brevetto (la prima versione del quale introdotta pochi anni fa) alla fine dell’estate scorsa ha scelto che fosse il neurochirurgo abruzzese ad utilizzare per primo in Europa la versione aggiornata dell’I-Fuse, realizzata anche su sua indicazione e usata nell’intervento effettuato a Villa Letizia, che rappresenta un ulteriore significativo passo in avanti nel trattamento di questo genere di pazienti.

 

 

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