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Gabbie per cinghiali, l’agonia infernale

"Questa è la gabbia di cattura che usa l'ente Parco a Santo Stefano di Sessanio" - spiega un residente. "Si capisce benissimo che i cinghiali catturati rimangono per giorni all'interno della stessa dimenandosi e senza cibo. Gli animalisti e gli ambientalisti in queste circostanze dove sono?"

Ecco la gabbia-trappola per catturare i cinghiali all’interno del Parco. “Senza cibo e tra mille sofferenze. Neanche gli ambientalisti se ne accorgono” – la denuncia di un residente.

Si trova a Santo Stefano di Sessanio, ma ce ne sono diverse all’interno dei confini del Parco. Servono a consentire una migliore gestione della fauna selvatica dal momento che l’eccessiva presenza di ungulati ha depredato colture e distrutto campi seminati.

gabbia per cinghiali

“Questa è la gabbia di cattura che usa l’ente Parco a Santo Stefano di Sessanio” – spiega un residente. “Si capisce benissimo che i cinghiali catturati rimangono per giorni all’interno della stessa dimenandosi e senza cibo. Gli animalisti e gli ambientalisti in queste circostanze dove sono?”

gabbia per cinghiali

C’è un’esca che conduce il cinghiale all’interno di una gabbia di acciaio. Il peso dell’animale fa scattare il trappolone alle sue spalle, impedendogli ogni via di fuga. E’ l’inizio della fine: l’animale per divincolarsi, inizia a mordere il perimetro della gabbia, strappandosi zanne e fratturandosi anche il collo per cercare una via di fuga”.
In zone protette occorre un maggiore controllo che di fatto non c’è. [FM]

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