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L’Aquila 9 anni dopo, un cantiere con una città dentro foto

Tra palazzi restaurati e gioielli d’arte riscoperti, tra case-piazze-strade nuove e sicure, tra le luci accese nel cuore del centro, L’Aquila c’è, nove anni dopo.

L’Aquila nove anni dopo. Il centro è un concentrato di gru, cantieri, palazzi nuovi di zecca, altri ancora puntellati, luci accese nelle case, attività che aprono. Ma resta ancora tanta strada da fare.

Un cantiere con una città dentro. E’ questo il cuore della città oggi, avvolto da una periferia quasi completamente ricostruita.
La fotografia più rappresentativa che mostra le due ricostruzioni, pubblica e privata, è quella di Corso Umberto.

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Corso Umberto

Il Convitto, ancora fermo a quella notte, si specchia su palazzi nuovi di zecca popolati da varie attività commerciali.
Gioiellerie, negozi di abbigliamento e una enoteca hanno riaperto in questo tratto di città, che sembra “altro” da tutto il resto.
E’ la normalità che pretende di tornare e che spezza il contesto circostante fatto di gru, cantieri in movimento, palazzi puntellati per i quali il tempo si è fermato a nove anni fa.

L’aggregato del Convitto nazionale e della biblioteca provinciale, sotto i portici del liceo Classico, e ancora la scuola De Amicis, grandi quartieri come quello di San Pietro sono l’esempio di una ricostruzione che arranca, ferma spesso ancora nella prima fase, quella dei puntellamenti.

Dopo un decennio si spera ancora in appalti pubblici più veloci, una sterzata che, per L’Aquila, potrebbe significare lo sblocco di decine di cantieri fermi per i quali non è stata avviata neppure la progettazione.

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Il cantiere di Palazzo Margherita – I lavori sono partiti otto anni e mezzo dopo il terremoto, a 10 mesi dalla consegna del cantiere. Se tutto andrà bene, i lavori termineranno in due anni.

san massimo: duomo
Il Duomo, la più grande delle incompiute: la chiesa nella piazza principale lasciata marcire con il tetto divelto

Accanto alla Cattedrale intitolata a San Massimo d’Aveia, la Chiesa delle Anime Sante con la sua facciata riscoperta. E’ decisamente partito il conto alla rovescia per la riapertura. “A breve riprenderanno i lavori dopo una piccola sospensione, ma si tratta solo degli ultimi interventi all’interno” – affermano dai Beni Culturali.

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Anime Sante, il restauro nel 2013

A che punto è la ricostruzione delle chiese della città?

Nove anni dopo sono fruibili circa 150 luoghi sacri su 426 aperti prima del 6 aprile. “Tutte le chiese della città hanno una nobiltà architettonica da difendere, non possiamo accontentarci di ricostruzioni fatte a caso. Oggi, però, il dato è allarmante: non arriviamo nemmeno a 150 chiese aperte. Molte sono state demolite, altre non abilitate all’esercizio del culto, altre ancora bloccate dalla burocrazia”, così Monsignor Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo dell’Aquila.

La basilica di Collemaggio invece, simbolo dell’Abruzzo, è rinata piena di luce lo scorso 20 dicembre.

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Collemaggio esterno
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collemaggio: lavori terminati

Quasi 600 i cantieri aperti, più di 8 mila quelli conclusi

I cantieri aperti sono 597 per un totale di 506 milioni di euro.
Quelli conclusi 8.057 per importo superiore ai 3 miliardi di euro.
Ne risultano allestiti 49 per ulteriori 755 mila euro.
Altri 35 sono sospesi per un totale di 40 milioni di euro, mentre 1.691 sono quelli ancora non allestiti.

Per la ricostruzione del Comune dell’Aquila e della periferia, i dati riferiti al 31 marzo di quest’anno sulla base di quelli dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione (Usra), indicano che l’importo concesso alle 24.768 pratiche istruite ammonta a 5,8 miliardi di euro. Le pratiche da istruire sono ancora 1.862 e l’importo richiesto è di 2,3 miliardi di euro. Le somme già istruite sono il 69,59% del totale richiesto. Sul fronte della ricostruzione pubblica su un importo finanziato di poco più 2 miliardi di euro, quello totale erogato è stato di 1,3 miliardi di euro, mentre il totale erogato sul totale richiesto è stato pari al 62,14.

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Sottoservizi, il cantiere nel cantiere

sottoservizi, si sa, sono l’incubo di chi ha riaperto la propria attività in centro. Un’operazione da 80 milioni di euro che fa del tunnel intelligente la più grande opera pubblica del dopo terremoto dell’Aquila.
Ma qualcosa non va: spesso il rientro nei palazzi restaurati ha vita difficile a causa dell’arrivo del cantiere che raggrupperà le reti idriche, fognarie, elettriche e telefoniche.
Piccoli passaggi pedonali tra le impalcature per raggiungere i locali che “a stento lavorano” in queste condizioni.

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 Ciò che è certo è che abbiamo imparato a camminare ovunque

In questi giorni è la volta del piccolo tratto che da via Castello porta sul corso. Poi toccherà alla curva che spunta su piazza Battaglione Alpini e i commercianti sono già sul piede di guerra. “Solo un anno fa siamo stati sequestrati dal cantiere, tra poco ci toccherà di nuovo. Ci aguguriamo non interrompano la viabilità. I bar facevano due caffè al giorno”, afferma uno dei titolari su via Castello.

Ciò che resta della “città temporanea”

A pochi giorni dal terremoto del 6 aprile 2009, l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi già pensava alle new town per L’Aquila [video].  “Non è che ci sia una bacchetta magica con cui riusciamo a trasformare le nostre abitazioni e scuole in costruzioni antisismiche”. E infatti, la bacchetta magica non esiste e nemmeno le scuole.

Le scuole, la ricostruzione che non c’è

scuola de amicis
Interno Scuola De Amicis

Questa è la “pecca” più grande della ricostruzione post sisma. Molti degli istituti cittadini sono ancora nei Musp, ma a questo si è aggiunto lo spettro della vulnerabilità sismica che ha fatto mettere in campo soluzioni d’emergenza.

Lo spezzatino del Cotugno divenuto caso nazionale, le scuole di Arischia e Preturo chiuse da Biondi per vulnerabilità sismica. L’area di Collesapone diventata la cittadella delle scuole con i suoi quasi tremila ospiti, tra studenti, professori e personale scolastico, in cui non vi è traccia di una vera e propria prova di evacuazione, necessaria, visto che L’Aquila continua a tremare.

Ecco allora che i Musp ad usco scolastico diventano una salvezza per la tranquillità dei genitori.

Pavimento Musp ‘gonfio’, intervengono Vvf

E anche i Map e gli alloggi dei Progetti Case, nonostante gli acciacchi dell’età, che nel 2016 hanno ospitato anche i terremotati di Amatrice.

Progetto Case Piastre Coppito

In 10 mila nelle case post sisma

A distanza di 9 anni dal sisma sono ancora 8.024 le persone alloggiate nei Progetti Case e 2.149 quelle che si trovano nei Map, secondo i dati aggiornati al 31 marzo 2018. Nel totale sono tuttavia ricompresi anche gli sfollati del terremoto del centro Italia che comunque sono una netta minoranza anche se un dato preciso non è al momento disponibile. Nel dettaglio i nuclei familiari assegnatari di alloggi del Progetto Case sono 3.162, i nuclei familiari assegnatari di alloggi Map 1.086. Gli alloggi liberi sono 402 nel Progetto Case e 74 nei Map.

Ricostruzione economica

Dai pionieri dei rientri, ricorderete la cantina de Ju Boss al Castello e il bar Nurzia in piazza Duomo nel dicembre del 2009, alle agevolazioni del bando Fare Centro ne sono passati di anni.
Oggi la “piazza” non è più il centro commerciale in periferia. Sono le strade riaperte nel cuore della città che vive soprattutto grazie a chi ha deciso di restare e investire qui.

In questi giorni L’Aquila scende in campo per le tasse

La Commissione europea ha chiesto a 350 imprenditori de L’Aquila la restituzione, entro 30 giorni, delle tasse che erano state sospese in seguito al terremoto del 2009. Sembra uno scherzo del destino che si propone a nove anni dal terremoto che ha messo in ginocchio la città anche dal punto di vista economico. E potrebbe accadere di nuovo.
Bruxelles ha bocciato con effetto immediato la sospensione delle tasse approvate dopo il sisma del 6 aprile, e ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per “aiuti di stato”.
Le cartelle esattoriali sono arrivate ai destinatari poco prima di Pasqua, a pochi giorni dal nono anniversario del sisma. Gli imprenditori che hanno ricevuto le cartelle hanno presentato ricorso al Tar proprio contro la nomina del commissario. L’udienza è in programma il 18 aprile 2018 a L’Aquila.

Uno sguardo nel cratere: Onna e Roio

Il problema, in entrambi i casi, è la ricostruzione troppo lenta. Il sogno, in entrambi i casi, rientrare a casa.

Onna e le sue gru

onna 2018

A Onna le prime casette post sisma furono consegnate il 15 settembre 2009, erano passati pochi mesi da quella notte che rase al suolo il paese e portò via 40 vite. Nel 2015 spuntarono le prime gru della ricostruzione privata. Nel 2017 fu consegnata la prima casa.

Da settembre 2015 sono iniziati i lavori per la ricostruzione del primo aggregato. Su Via degli Oppieti, arrivarono nella primavera precedente i primi operai a rompere il silenzio durato per molto tempo. Oggi di cantieri se ne contano di più. Sono un terzo gli aggregati su cui si lavora.

Le nuove costruzioni – La risposta di Onna alla tragedia

Come ogni paese distrutto dal terremoto, anche a Onna c’è quello spazio “pensato e costruito” in risposta alla tragedia. Casa Onna e la Casa della Cultura sono un esempio. Sono i luoghi a cui si associano dolore e speranza. La prima struttura ospita una  sala convegni, la sede del centro anziani e dell’associazione Onna Onlus. Questo complesso è stato costruito grazie ai finanziamenti del governo tedesco.

Natale a Casa Onna, musica e parole

Accanto c’è la Casa della Cultura che ha preso il posto dello storico asilo della frazione. E’ rimasto l’ampio giardino dove intere generazioni di bambini hanno corso, riso e giocato.

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In fondo alla strada si scorge la villa e poi ancora si arriva alla Chiesa  di San Pietro Apostolo, i cui lavori di restauro sono stati possibili grazie ai 3 milioni di euro donati dalla Germania. Dopo due anni e mezzo la chiesa è stata restituita alla comunità.

Era il 4 maggio del 2013 quando il Ministro Federale per l’Edilizia Peter Ramsauer, insieme all’allora Ministro Italiano per i Beni e le Attività Culturali Massimo Bray, aveva inaugurato il cantiere per la ricostruzione della Chiesa di San Pietro Apostolo nonché la Casa della Cultura, progetto questo realizzato grazie alle donazioni di gruppi industriali tedeschi e privati cittadini.

“Eravamo davanti alla chiesa parrocchiale, ricostruita dai tedeschi e che sarà inaugurata a maggio, quando ho sentito il suono della campana dell’orologio”-  scrive il 27 febbraio 2016 sul suo blog Giustino Parisse, onnese e giornalista del quotidiano IlCentro.  “Batteva le 11,30. Erano quasi sette anni che taceva. E’ stata una piccola-grande emozione. Nell’antica civiltà contadina il suono della campana dell’orologio scandiva le giornate. Oggi è la voce della vita che ricomincia. Piano, piano. Ma ricomincia”.

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Roio, il rischio spopolamento e la sua incompiuta

Sono spuntate come funghi le nuove costruzioni post sisma: centri di aggregazione spesso non utilizzati. Quello che accade a Roio Piano ce lo mostra con le sue foto Fulgenzio Ciccozzi.

roio

Il Centro Caritas di Roio Piano inaugurato per ben due volte (prima nel 2012 e poi nel 2013) resta completamente abbandonato e inutilizzato. Costruito in fretta e furia ai tempi dell’emergenza non è mai stato utilizzato perché “non in regola”.

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La ricostruzione si è concentrata sul capoluogo di regione, invece nei piccoli comuni del cratere per vedere di nuovo i “paesi di una volta” occorre ripassare con molta calma, magari tra un altro decennio, per essere ottimisti.

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