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Recupero tributi sospesi, un coro di no

Un coro di no dopo l'autorizzazione giunta dal commissario Margherita Maria Calabrò alla notifica d'avvio del procedimento di recupero dei tributi sospesi dopo il terremoto del 2009. Sul piede di guerra il Comune dell'Aquila e i rappresentanti aquilani in Parlamento.

Il Comune promuove un ricorso contro il recupero tributi sospesi dopo il sisma, Stefania Pezzopane pronta a manifestare.

Un coro di no dopo l’autorizzazione giunta dal commissario Margherita Maria Calabrò alla notifica d’avvio del procedimento di recupero dei tributi sospesi dopo il terremoto del 2009. Sul piede di guerra il Comune dell’Aquila e i rappresentanti aquilani in Parlamento.

Recupero tributi,  l’atto di indirizzo della Giunta.

La giunta comunale ha formulato espresso indirizzo affinché le società partecipate dell’ente ricorrano nei confronti della decisione della Commissione europea relativa al recupero dei versamenti tributari sospesi a seguito del sisma. Lo annunciano dagli uffici comunali, spiegando: L’esecutivo ha conferito analogo indirizzo affinché venga nominato un unico legale a tutela degli interesse delle medesime  società a partecipazione comunale, vale a dire Aquilana società multiservizi (Asm), Azienda per la mobilità aquilana (Ama), Centro turistico del Gran Sasso, Azienda farmaceutica municipalizzata (Afm) e Servizio elaborazione dati (Sed), “danneggiate dalle richieste di restituzione – come recita il testo deliberativo – con preventivo accordo sull’ammontare della parcella professionale da corrispondere per l’intero giudizio”. Le aziende, attraverso il legale nominato, dovranno collaborare a stretto contatto con il Settore Valorizzazione e Controllo delle Società partecipate per la definizione di una comune linea di difesa.

Stefania Pezzopane: «Intervengano i presidenti delle Camere».

«L’ho fatto già una volta, beccandomi anche una denuncia, e sono pronta a tornare sull’autostrada o ovunque si decida di andare, con sindaci, cittadini e categorie per bloccare questa assurda ingiustizia». Così l’onorevole Stefania Pezzopane, che aggiunge: «Sto ricevendo telefonate da ieri da parte di imprenditori disperati, non è giusto tutto ciò. Sono convinta che debba pagare chi non ha fatto il proprio dovere, politici e burocrati che in questi anni hanno sbagliato, non le aziende che hanno solo goduto di una legge dello stato. Si rischia di subire una gravissima ingiustizia. E sono pronta ad organizzare, anche assieme agli altri parlamentari eletti nel territorio, un evento a Roma per far capire le nostre ragioni. Il vicepresidente Lolli ed il Sindaco hanno inviato la diffida, ma la commissaria sembra andare avanti, dettando tassativamente con una circolare insidiosa e pericolosissima i 30 giorni entro cui fornire la documentazione. Tutto ciò alla vigilia di Pasqua. La sorpresa dell’uovo della commissaria, non ci piace affatto. Il ricorso al Tar ed il suo esito diventa decisivo per le sorti della città e del comprensorio. Ma dobbiamo sviluppare anche una unitaria iniziativa politica, forte, che coinvolga i Presidenti delle Camere, il Presidente del Parlamento Europeo Tajani ed il governo seppur dimissionario. L’Europa ci chiede l’impossibile, lo stato non ha saputo far applicare una propria legge, che colpa hanno le imprese? Abbiamo lottato in questi anni per portare risorse e iniziative in questo territorio, ma questo è un colpo che non possiamo reggere. Gli errori iniziali del governo Berlusconi non sono stati sanati e risolti dai governi successivi e burocrati in carriera hanno fatto di questa vicenda evidentemente lo scalpo da portare a loro merito. Non possiamo permetterlo».

Il no di D’Eramo: «Combattere con ogni mezzo».

Sulla questione si era anche espresso il deputato della Lega – NcS, Luigi D’Eramo: «Serve capacità di coinvolgimento delle nostre rispettive leadership sul problema perché il tema assuma peso nazionale; la restituzione delle tasse sarebbe il colpo finale al sistema economico dell’Aquila e del cratere. Bisogna combattere con ogni mezzo questa vergognosa azione contro la realtà economica aquilana e visto che buona parte di responsabilità ce l’ha lo Stato italiano che non ha risposto nei termini previsti alle osservazioni della Comunità europea, adesso deve proteggere i suoi cittadini, andandi avanti sennza pretendere le tasse anche a costo che la stessa Europa contesti un’infrazione».

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