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L’incanto del Castello di Gagliano Aterno

IlCapoluogo vi accompagna nelle vacanze di Pasqua in alcune delle mete più belle e più vicine al territorio aquilano.

Per chi non vuole o non potrà spostarsi eccessivamente nel weekend della settimana santa, Il Capoluogo vi proporrà “una gita fuori porta” al giorno.

Oggi vi accompagnerà nel castello di Gagliano Aterno.

Questo castello ha una storia millenaria ed è un vero e proprio gioiello al centro della Valle Subequana, dal quale si gode di una vista mozzafiato su tutto l’Abruzzo interno aquilano.

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Nel borgo aleggiano ancora le gesta dei Piccolomini, dei Colonna, dei Barberini. Tutte famiglie che hanno segnato, con il loro passaggio e le loro attività, il territorio e la storia di questo castello.

Il castello fu costruito nel 1328 quando Isabella D’Aquila, contessa di Celano, fece costruire il palazzo sui ruderi di una precedente costruzione innalzata dai Conti di Celano tra XII e XIII secolo.

Nel 1462 il castello subì l’attacco di Braccio da Montone, che gli inflisse pesanti danni; a partire dall’anno successivo passò nelle mani dei Piccolomini, per poi divenire proprietà dei Barberini fino al 1806, possedimento dei baroni Pietropaoli ed infine dei marchesi Lazzeroni. La struttura, come oggi si presenta, è ritenuta uno dei castelli meglio conservati d’Italia.

Il castello si è poi trasformato da costruzione militare a dimora aristocratica: tuttora abitato e utilizzato come residenza, ha ospitato personaggi famosi – come Sofia Loren – e famiglie dell’aristocrazia romana.

Di notevole pregio è il cortile e la loggia su due piani con vista mozzafiato sul borgo grazie ad ampie finestre, sia monofore che bifore.

Numerosi gli affreschi presenti: in uno di essi è rappresentata la battaglia di Lepanto in cui combattè anche Marcantonio Colonna.

castello gagliano
castello gagliano
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Una storia che si intreccia alla religione. San Francesco fu ospite di questo castello ed a lui è attribuito il miracolo dell’acqua: si narra che il santo sia apparso in sogno a Maria da Gagliano e che abbia soddisfatto la necessità di colmare l’arida sete della donna facendo sorgere una fonte dalla semplice estrazione dal suolo di una felce. La devota avrebbe tratto da quell’acqua altro giovamento: la piena capacità di vedere.

La fonte di S. Francesco divenne così meta di molti pellegrini ai quali fu concessa la grazia di guarire da ogni sorta di infermità.

E si narra che lo stesso Francesco, guardando verso la Valle Subequana, abbia indicato il vicino paese di Castelvecchio Subequo come luogo in cui erigere, poi il convento: lo stesso in cui anche oggi è custodita un’urna con il sangue del santo.

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