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Politiche 2018, Voto, non voto, come voto

Il 4 marzo si avvicina e gli italiani iniziano a fare i conti con i dubbi, le incertezze, ma soprattutto con le modalità del voto.

Il Rosatellum ha reso ancora più difficili le operazioni di voto, andando a limitare al massimo le possibilità di scelta da parte dell’elettore.

COS’È IL ROSATELLUM

Il “Rosatellum” è il nuovo sistema elettorale in vigore in Italia, varato con la legge n. 165/2017. È un meccanismo elettorale cosiddetto “misto” perché assegna il 64% dei seggi in collegi plurinominali con metodo proporzionale e il restante 36% dei seggi in collegi uninominali con metodo maggioritario.
Dal punto di vista tecnico, si può definire un “Mattarellum rovesciato” perché prevede l’assegnazione dei seggi, sia alla Camera che al Senato, in proporzione quasi esattamente opposta (rovesciata) rispetto all’unica legge elettorale di tipo maggioritario con cui si è votato in Italia. Il Mattarellum (dal cognome dell’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, allora relatore della legge) prevedeva l’assegnazione del 75% dei seggi in collegi maggioritari a turno unico e il restante 25% su base o recupero proporzionale per i voti alle liste, cioè ai partiti, senza preferenze (il meccanismo funzionava in modo diverso tra Camera e Senato).
Di fatto, il Rosatellum è un sistema proporzionale (al 64%), incentrato sul voto di lista, con una robusta correzione di voto maggioritario (al 36%), nei collegi uninominali, che diventa, di fatto, un premio di maggioranza ‘mascherato’ ma solo se un partito o una coalizione vince in molti collegi uninominali. Il tasso della cosiddetta ‘disproporzionalità’ è dunque dato da due canali: la soglia di sbarramento fissata, per tutte le liste o partiti, al 3% su base nazionale e la torsione maggioritaria data dalla possibilità, ove realizzata, di vincere un alto numero di collegi maggioritari.
La Camera dei Deputati, che assegna 630 seggi, è divisa in 28 circoscrizioni, per lo più regionali e, in alcuni casi, sub-regionali. Il Senato della Repubblica, che assegna 315 seggi (ve ne sono, in aggiunta altri sei corrispondenti a un presidente emerito e, ad oggi, cinque senatori a vita), è diviso in 20 circoscrizioni regionali.

La ‘nuova’ divisione che stabilisce la legge è quella tra collegi uninominali (maggioritari) e collegi plurinominali (proporzionali).

LE SCHEDE PER CAMERA E SENATO

UNA SOLA SCHEDA ELETTORALE PER LA CAMERA ED UNA PER IL SENATO

La scheda elettorale è unica, anche se ovviamente sono due, una per ognuna delle due Camere (rosa per la Camera, gialla per il Senato) e rappresenta una novità per l’elettore italiano. Infatti, nel Mattarellum e nel Porcellum le schede elettorali erano due (una per la parte maggioritaria una per la parte proporzionale). L’elettore ha, dunque, a disposizione un solo voto, anche se – ovviamente – può votare in modo difforme tra Camera e Senato.

IL CANDIDATO NEL COLLEGIO UNINOMINALE

Ogni area politica presente in coalizione o come singola lista/partito è distinta, sulla scheda, in grandi rettangoli. All’interno di ogni area, si vedrà, ben visibile, in alto, lo spazio rettangolare con un unico nome: è quello del candidato scelto da ogni partito o coalizione in ogni singolo collegio uninominale.

I PARTITI NELLA PARTE PROPORZIONALE

Sotto l’indicazione del nome di ogni candidato di collegio, una serie di caselle indicano un nome e un simbolo di uno o più partiti, se in coalizione, che presentano, al loro interno, da due a quattro nomi del cosiddetto “listino bloccato”. Le singole liste dei candidati di partito o di partiti in coalizione si presentano nel proporzionale a sostegno del singolo candidato di collegio.

Con il sistema uninominale in Abruzzo si eleggeranno 5 deputati e 2 senatori in altrettanti colleggi uninominali, dove vince il singolo candidato che ottiene una preferenza in più degli altri.

Per la Camera, la commissione tecnica presieduta dal presidente dell’Istat Giovanni Alleva che ha ridisegnato i collegi, ha escluso Sulmona e la Valle Peligna dal collegio provinciale dell’Aquila accorpandole a Chieti e ai comuni di Popoli e Bussi sul Tirino, che sono in provincia di Pescara, ha costituito un collegio che comprende i comuni della costa chietina, da Francavilla al Mare a Vasto, passando per Ortona e San Salvo e che si estende all’entroterra dell’Alto Vastese fino ai comuni ai piedi della Maiella, e ha scorporato Silvi (uno dei comuni commissariati che andranno al voto a giugno) dalla provincia di Teramo, unendola al collegio pescarese.

Più omogeneità per il Senato, per il quale l’Abruzzo eleggerà un rappresentante per il collegio Abruzzo 02 che comprende gran parte delle province di Teramo e L’Aquila ad esclusione di Silvi e Sulmona e Valle Peligna, e uno per il collegio Abruzzo 01 che comprende le province di Chieti e Pescara con l’aggiunta di queste ultime due aree (e non, come indicato inizialmente, due collegi comprendenti pedissequamente le province di Teramo e L’Aquila da un lato e Chieti e Pescara dall’altra).

Con il sistema proporzionale, invece, la partita è molto più semplice, e non solo per l’assenza delle preferenze: per la Camera ci sono infatti solo due collegi, che eleggeranno 9 deputati, uno che comprende le province di Teramo e L’Aquila e l’altro quelle di Pescara e Chieti, e per il Senato uno unico regionale, da cui usciranno 5 senatori.

La soglia di sbarramento è fissata al 3 per cento su base nazionale per entrambi i rami del Parlamento, percentuale che sale al 10 per le coalizioni. Il candidato escluso dal riparto dei seggi perché il suo partito non raggiunge il 3%, ma che prevale nel collegio uninominale, ottiene comunque il seggio.

Il nuovo sistema rappresenta sicuramente una semplificazione, visto che, almeno nella parte dei collegi uninominali, si tratta di una sfida uno contro uno, con elezione del candidato che ottiene un voto in più dell’altro, e premia dunque la rappresentatività del territorio.

Non è previsto il Voto Disgiunto

Non è contemplato il voto disgiunto, visto che se si sceglie un candidato nel maggioritario non si potrà votare un altro partito e quindi un altro listino per il proporzionale, né sarà possibile esprimere solo un voto, perché se si esprime la preferenza per il candidato di collegio senza barrare il simbolo di partito per la quota proporzionale, il voto a quest’ultimo scatta automaticamente; viceversa, se si vota solo la lista, la preferenza si estende anche al candidato del maggioritario.

I COLLEGI PER LA CAMERA

MAGGIORITARIO

Abruzzo 01: L’Aquila, Marsica, Alto Sangro
Abruzzo 02: quasi tutta la provincia di Teramo
Abruzzo 03: quasi tutta la provincia di Pescara e Silvi
Abruzzo 04: Chieti e i comuni limitrofi, comuni pescaresi interni (Popoli, Bussi), Valle Peligna con Sulmona e Scanno
Abruzzo 05: comuni chietini della costa, Francavilla, Vasto, Ortona, San Salvo, e dell’interno, Lanciano, Atessa

PROPORZIONALE

Abruzzo 01: province di Chieti e Pescara
Abruzzo 02: province di L’Aquila e Teramo

I COLLEGI PER IL SENATO

MAGGIORITARIO

Abruzzo 01: province di Chieti e Pescara con l’aggiunta di Silvi e Valle Peligna
Abruzzo 02: province di L’Aquila e Teramo ad esclusione di Valle Peligna e Silvi

PROPORZIONALE

Abruzzo: tutto il territorio regionale

COME SI VOTA

Il “mix” tra collegi uninominali maggioritari e collegi plurinominali proporzionali del Rosatellum permette all’elettore tre opzioni di voto apparentemente difficili, ma in realtà facili. Però, meglio fare attenzione a una sola regola. Infatti, il voto disgiunto è vietato: l’elettore non può votare un candidato nel collegio uninominale e una lista non collegata nel proporzionale.

L’elettore barra, sulla scheda, solo il nome del candidato del collegio uninominale. In questo caso, il voto si «trasferisce» automaticamente, e in modo perfettamente proporzionale (dal più grande al più piccolo) alla lista/partito o alle liste/partiti che lo sostengono nella parte proporzionale. La preferenza è vietata.

Dunque, se vi sono più partiti, a sostegno di una coalizione, il voto si ‘spalma’, in modo perfettamente proporzionale, a tutte le liste che lo sostengono in quella circoscrizione/collegio elettorale.

L’elettore traccia un segno solo sul simbolo della lista, o partito, che vuole sostenere contribuendo all’attribuzione dei seggi proporzionali alla lista scelta. Il voto dato al partito si ‘trasferisce’ automaticamente anche al candidato nel collegio uninominale sostenuto dalla lista o da più liste nella parte proporzionale. Questo metodo è indicato come il più “sicuro”, nel senso di impossibilità di un suo annullamento, da molti partiti presenti in questa competizione elettorale, ma è solo una delle modalità previste espressamente dalla legge.

L’elettore può tracciare un doppio segno, sia sul candidato nel collegio uninominale che su una lista che lo appoggia nella parte proporzionale. Il voto, anche se tecnicamente è chiamato ‘doppio voto’ è pienamente valido. Inoltre, anche se l’elettore barra uno dei nomi del listino bloccato di un partito e, contemporaneamente, il nome del candidato nel collegio uninominale il voto è considerato valido. Eppure, vi sono dei rischi che un presidente di seggio consideri tale modalità di voto un modo per farsi riconoscere (causa di nullità del voto) e che, quindi, un voto simile dia luogo a forme di contestazione all’atto dello scrutinio.

Attenzione. Il voto “disgiunto” non è valido. Il voto è considerato nullo, cioè non valido, se l’elettorale traccia due segni, ma ne appone uno sul nome di un candidato nel collegio uninominale sostenuto da una o più liste e uno sul simbolo di una lista, singola o in coalizione, a cui quel candidato non è collegato nella parte proporzionale (vale, ovviamente, anche viceversa). Questo voto, tecnicamente chiamato “voto disgiunto”, che rappresentava una possibilità di scelta nel Mattarellum, è esplicitamente vietato ora.

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