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Comuni, perché non si vota il 4 marzo

Insieme alle politiche, il 4 marzo si terranno anche le elezioni regionali in Piemonte e Lazio. Un mini election day che però non include le amministrative, anche se diversi comuni commissariati andranno al voto a breve.

L’idea alla base dell’election day è quella di risparmiare soldi pubblici: in un solo giorno si vota per più istituzioni. Nello specifico, oltre alle politiche, il 4 marzo si terranno anche le elezioni per il rinnovo dei Consigli regionali di Piemonte e Lazio. I comuni in regime di commissariamento, però, secondo le disposizioni del Ministero, dovranno attendere, anche se non troppo. Le amministrative dovrebbero infatti tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno, sia per i comuni a scadenza naturale del mandato degli organi eletti nel primo semestre del 2013 che per quelli commissariati. Insomma, a distanza di pochi mesi, i cittadini di alcuni comuni saranno chiamati nuovamente al voto. In provincia dell’Aquila saranno chiamati al voto per uscire dal commissariamento i comuni di Lucoli e Massa d’Albe; in provincia di Teramo, il capoluogo, Nereto, Silvi e Montorio al Vomano; nessun comune commissariato in attesa di nuove elezioni, invece, nella province di Pescara e Chieti. Se per i comuni con i Consigli eletti appare naturale dover attendere la scadenza, diverso è il discorso per quelli commissariati. Tornare al voto nel giro di qualche mese anche in quei comuni, infatti, può apparire come uno sperpero di soldi pubblici, visto che in teoria si sarebbe potuto votare il 4 marzo, insieme alle politiche.

Perché i comuni commissariati non votano il 4 marzo: le disposizioni del Ministero.

La ratio dietro la scelta del Ministero dell’Interno di unire politiche e regionali, ma di lasciare fuori le amministrative, risiede evidentemente nella volontà di non “complicare” ulteriormente le campagne elettorali e non confondere gli elettori su questioni diverse che attengono da una parte alla sfera politica e dall’altra a quella amministrativa. Un’accortezza che naturalmente ha un costo. «Potrebbe sembrare una scelta irrazionale – spiega ai microfoni de Il Capoluogo.it l’ex sindaco di Lucoli, Gianluca Marrocchi, in carica prima del commissariamento – ma di fatto sono cose diverse. Credo che il Ministero le tenga separate anche per tenere in debita considerazione le elezioni amministrative che secondo me sono quelle che hanno riscontro diretto sulla popolazione e sulla quotidianità. Già le elezioni politiche sono un trambusto, aggiungerci le amministrative produrrebbe ulteriore confusione negli elettori». Ad ogni modo, anche a Lucoli si dovrebbe rivotare tra qualche mese e l’ex sindaco sta valutando se tornare nell’agone politico: «Stiamo vagliando con alcuni amici se ripresentare o meno una lista, anche alla luce della precedente esperienza amministrativa». Il Comune, infatti, è stato commissariato a seguito delle dimissioni dei consiglieri di maggioranza che imputavano al sindaco un mancato rispetto del programma elettorale. Accusa rigettata con forza dall’ex primo cittadino.

L’anatra zoppa di Avezzano, un altro comune a rischio commissariamento.

Tra il 15 aprile e il 15 maggio voteranno i comuni commissariati entro il 24 febbraio, quindi se si dovesse tornare al voto anche ad Avezzano, dove il sindaco ha annunciato le dimissioni, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che confermava l’anatra zoppa e la maggioranza dei consiglieri all’opposizione, si voterebbe comunque in un secondo momento. Non è però scontato che si giunga al commissariamento: in questi giorni, infatti, il sindaco Gabriele De Angelis sta verificando se ci sono le condizioni per lavorare a un accordo di programma con una nuova maggioranza.

Election day e risparmio o maggiore chiarezza e tranquillità nel voto, davvero bisogna scegliere?

La disposizione del Ministero appare di buon senso, dal momento che predilige la chiarezza nella campagna elettorale e la consapevolezza nel voto, elementi primari per la politica, rispetto a una spesa maggiore rappresentata da ulteriori giornate elettorali, seppur in periodo di crisi economica. Ma davvero l’accorpamento di politiche e amministrative avrebbe confuso l’elettorato, tanto da metterlo in condizione di non esprimere un voto consapevole? O è più una comodità degli addetti ai lavori della politica, dei partiti, che preferiscono “diversificare” le elezioni per potersi maggiormente concentrare su ciascuna di esse, spesso con temi e modalità differenti? Quale che sia il vero motivo alla base della scelta del Ministero, il risultato non cambia: una spesa aggiuntiva che grava sulle spalle dei contribuenti.

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