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Giulio Petrilli chiede aiuto a Putin

Giulio Petrilli da anni conduce una battaglia per ottenere dallo Stato italiano il risarcimento per ingiusta detenzione per sei anni.

“Dopo aver scritto nel luglio scorso alla commissione diritti umani delle Nazioni Unite ho pensato di spingere la cosa consegnando in questi giorni una lettera all’ambasciatore della Russia in Serbia Alexander Chepurin, al quale ho chiesto una attenzione al mio irrisolto problema del mancato risarcimento per ingiusta detenzione. Avendo vissuto per tanto tempo in Serbia e tornandoci spesso, mi sono rivolto all’ambasciatore russo di qui, diplomatico molto influente, pregandolo di informare sulla vicenda il presidente della Russia Vladimir Putin“.

 

Nei giorni scorsi, ricorda in una nota, “su proposta del consigliere Antonio Nardantonio il Consiglio comunale dell’Aquila ha approvato nei giorni scorsi un ordine del giorno a sostegno della giustezza della mia battaglia sul diritto al risarcimento per ingiusta detenzione. Assolto, dopo sei anni di detenzione in carceri speciali, dall’accusa di essere tra gli organizzatori della banda armata Prima Linea!”.

“Rispetto a questo mio diritto, su un giusto risarcimento che mi viene negato con l’incredibile motivazione di aver avuto ‘cattive frequentazioni’, non ho altra possibilità che la presa di posizione netta e chiara di qualche organismo internazionale!”, aggiunge.

Quello di rivolgersi ora alla diplomazia internazionale, spiega Petrilli, “è un ulteriore tentativo di fare in modo che le Nazioni Unite condannino la privazione ingiusta della libertà personale ed impongano alla Stato italiano il pagamento del risarcimento alla persona vittima di questo sopruso”.

“Avendo espletato, con esito purtroppo negativo, tutte le possibilità giudiziarie interne non mi resta che sperare in organismi internazionali come l’Onu che possano imporsi e decidere per il rispetto di un diritto fondamentale: l’inviolabilità della libertà personale!”.

“Nella lettera all’ambasciatore – spiega Petrilli – ho allegato anche il mio scritto che inoltrai nel luglio scorso alla commissione diritti umani delle Nazioni Unite! L’ho anche informato della importante presa di posizione del Consiglio comunale della mia città!”.

“In Italia nonostante un grande impegno per porre attenzione al tema tutto è difficile! Oltre le tante mobilitazioni, ultima e più importante quella di un paio di mesi fa dinanzi il Parlamento, non ho avuto mai dallo stesso una seria risposta! Ma per un diritto così importante non mi arrenderò mai e seguiterò questa giusta battaglia!”.

“Una battaglia che riguarda non solo me, ma tantissime persone, assolte e non risarcite, relegate al silenzio per la paura che il carcere ha prodotto in loro. Il carcere infatti tra le tante cose negative produce anche paranoie e paure totali!”, conclude Petrilli.

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