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L’Aquila, una seconda Gerusalemme

Un incontro partecipato per parlare di storia, origini e progetti. Al Munda una sala gremita per il professor Redi.

Dietro questa affermazione un progetto concreto che porta il nome del professore Fabio Redi, ordinario di archeologia medievale presso l’Università dell’Aquila.

“Stanno maturando ipotesi interessanti che porterebbero alla definizione di un progetto rissalente all’epoca angioina, ovvero fare dell’Aquila una seconda Gerusalemme”.
Il professor Redi ha illustrato come nel tredicesimo secolo, sulla scia delle crociate, crebbe l’interesse per la Terra Santa e per Gerusalemme. In tutta Italia sorsero innumerevoli imitazioni dei luoghi sacri della Palestina e L’Aquila non si sottrasse a questa prassi.
Nella nostra città gli Angioini cercarono infatti di ricreare una nuova Gerusalemme. Tra il 200 ed il 300 L’Aquila si arricchì quindi di grandiosi monumenti destinati a custodire preziose reliquie, ciò per volere di Carlo d’Angiò che, insieme a Celestino V, avrebbe voluto fare dell’ Aquila una Jerusalem Minor.
Celestino entrò in città su un asino e non a cavallo. Questa scelta venne interpretata come un gesto di umiltà, ma invece – spiega Redi – è forte l’ipotesi che lui volesse imitare l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme la domenica delle Palme.
Insomma ci sono una serie di eventi e indizi che fanno pensare al tentativo di costruzione di una seconda Gerusalemme non riuscito a causa di vari fattori: dalla rinuncia di Celestino, al tabula rasa di Bonifacio VII e ai terremoti del 300.

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