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L’asse Di Stefano-Febbo per la Regione

Archiviata la delusione per le candidature alle politiche del 4 marzo, per Fabrizio Di Stefano è il momento di pensare al futuro e, in particolare, alle elezioni regionali, previste per il 2019.

«Non porto rancore per quello che è successo, certo sono deluso, ma non ce l’ho con il coordinatore Pagano. Evidentemente è stato il livello nazionale a preferire candidati più vicini al Pd in vista di un governo di larghe intese. Al contrario il Pd si è preoccupato di recuperare i punti che sta perdendo, preferendo candidature del territorio». Così Fabrizio Di Stefano, commentando ai microfoni de Il Capoluogo.it l’esclusione dalle candidature per le politiche e rilanciando il suo impegno anche in vista delle regionali.

Confermato l’impegno per le politiche, sulle regionali Di Stefano rilancia: «Non ho mai perso un’elezione, si può valutare».

«Sono convinto – sottolinea Di Stefano – che il centrodestra può ancora arrivare al 40% e mi impegnerò perché questo accada; farò campagna elettorale come se fossi candidato. Certo, però, che se l’obiettivo non dovesse essere colto, mi sentirei liberato dal fardello tra la fedeltà alla linea di partito e la coerenza di una vita spesa in politica sempre dalla stessa parte e sempre con gli stessi principi di coerenza. Non ho mai perso nessuna sfida elettorale, per cui saltare un giro, non per una sconfitta ma per una mancata candidatura, ci può stare, così come ci può stare la valutazione di un mio prossimo impegno in altri ruoli, ivi compreso quello per la presidenza della Regione». D’altro canto, in esclusiva a Il Capoluogo a fine novembre lo stesso Di Stefano si era detto “pronto a guidare la Regione”.

L’asse con Febbo e un eventuale scontro con Legnini: «Se fosse lui il candidato del centrosinistra sarei ancor più motivato».

Confermata la disponibilità alla candidatura alla Regione, Di Stefano precisa: «Per me il miglior candidato rimane Febbo, quindi la mia disponibilità non è limitata alla corsa alla presidenza; sono disponibile anche a un sostenere Mauro Febbo,  ma solo lui». Per quanto riguarda invece gli avversari, uno scontro con Giovanni Legnini – attualmente alla vicepresidenza del Csm ma con incarico in scadenza a ottobre – per Di Stefano sarebbe un’esperienza certamente positiva: «Se fosse Legnini il candidato del centrosinistra sarei ancor più motivato, perché sarebbe un avversario di degno lignaggio».

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