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I pedaggi autostradali delle due Italie

Ancora una volta uno dei piatti della bilancia si è abbassato negativamente dalla parte del Mezzogiorno.

Questa volta non per demerito dei cittadini dell’Italia centromeridionale, ma per una inopportuna decisione del competente Ministero dei Trasporti.

Nella determinazione degli aumenti dei pedaggi autostradali, sollecitati dalle Società concessionarie, sono stati adottati due pesi e due misure. Tutte quelle ricadenti nel settentrione hanno avuto aumenti abbastanza contenuti.

I pedaggi delle tratte abruzzesi, invece, hanno subito aumenti iperbolici, addirittura quadrupli rispetto a quelli riservati al nord.

Una evanescente giustificazione sembrerebbe quella che le nostre autostrade siano state classificate di montagna.

La tesi, comunque, non regge, perché anche le tratte appenniniche dell’Autostrada del Sole e del Brennero avrebbero dovuto avere lo stesso trattamento, a meno che il Ministero, o chi per esso, non le ritenga di pianura.

Una seconda ipotesi vorrebbe attribuire la responsabilità dei cospicui aumenti agli urgenti interventi di straordinaria amministrazione, specialmente sulle strutture in cemento armato.

Anche questa circostanza risulta alquanto opinabile. Infatti, se andassimo ad osservare attentamente le cause che hanno portato a
decidere gli interventi di straordinaria amministrazione, potremmo ipotizzare che gli stessi sono stati originati e causati dalla mancata ordinaria manutenzione delle strutture nel corso degli anni.

Se questa tesi dovesse prevalere, non si giustificherebbe lo spropositato aumento dei pedaggi a carico degli utenti.

Ora proviamo ad osservare che cosa è successo subito dopo l’annuncio dell’avvenuta approvazione dell’aumento delle tariffe. Prima di tutto hanno protestato tutti gli utenti delle autostrade in esame.

Le azioni più incisive hanno preso le mosse dai pendolari che usano l’autostrada giornalmente per ragioni di lavoro.

Anche gli Amministratori Comunali e Provinciali si sono immediatamente resi conto dei danni economico sociali che potrebbero essere arrecati all’intero territorio se non si dovessero portare le indifferibili correzioni all’iniquo provvedimento. La prima azione di protesta dei Sindaci non ho sortito effetti positivi.

Con qualche giorno di ritardo sono intervenute anche le Regioni Lazio e Abruzzo che, in un incontro con il Ministro Del Rio, hanno ottenuto una parvenza di esito positivo, con una insignificante proposta della riduzione del venti per cento dei pedaggi, applicabile soltanto ai pendolari provvisti di telepass.

Gli altri utenti che, probabilmente, percorrono la stessa strada quotidianamente, ma sprovvisti di telepass, dovrebbero sopportare per intero la tariffa piena del nuovo pedaggio.

Comunque, le cose non sono affatto cambiate ai fini dell’aumento delle tariffe. Anzi, risultano ancora più gravose del previsto.

Infatti, se è vero, com’è vero, che lo sconto ai pendolari dovrebbe gravare sulle casse regionali, tutti gli utenti e non utenti, compreso i pendolari, verrebbero ad essere gravati della spesa sostenuta dalle Regioni, in quanto le predette somme comporterebbero inevitabilmente una contrazione degli interventi in materia di investimenti pubblici, o di ulteriori detrazioni ai settori della cultura e del turismo.

Naturalmente, anche i flussi turistici subirebbero una sensibile contrazione, per cui i danni si sommerebbero, dando luogo ad un
effetto domino negativo sull’economia locale.

Non si tratta perciò di arrecare danni soltanto ai Comuni interessati.

Ne risentirebbero tutti i settori produttivi e non dell’intera Regione.

Appare quanto mai giusta e corretta la prosecuzione della protesta da parte delle Amministrazioni locali, anche nell’interesse di tutti gli amministrati abruzzesi. Sarebbe quanto mai opportuno, a questo punto, che il Ministro organizzasse un tavolo di confronto per una organica e seria discussione della materia.

Tavolo da cui dovrebbe scaturire la più razionale e corretta soluzione correlata, oltretutto, alle determinazioni
adottate per le altre autostrade.

Perciò, sul tavolo della discussione dovrebbero essere poste le analisi, i documenti confutabili di confronto delle soluzioni adottate per tutte le autostrade, le convenzioni di concessione, alla presenza delle Regioni, delle Province per quello che ancora contano, dei Comuni, delle Organizzazioni Sindacali e di categoria, dell’ANAS e con la partecipazione della Società concessionaria.

Comunque, se “la legge è uguale per tutti”, il Ministro del Rio dovrebbe azzerare tutto e ricominciare da capo.

A meno che non intenda percorrere la stessa strada del “Referendum” sulla riforma della Costituzione e l’abolizione delle Province. Il popolo sovrano decide e il Governo non attua.

Perciò, tutti i contribuenti, nessuno escluso, sono chiamati a vigilare sul caso, fino alla corretta modifica dell’aumento dei pedaggi autostradali, perché una grossa fetta del processo di decollo socio economico della Regione è legata all’incontrollato aumento dei pedaggi autostradali.

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